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IL TAR ANNULLA L’AUTORIZZAZIONE UNICA RILASCIATA

ALLA GE.S.I.A. / Ora bisogna disinnescare per sempre
la minaccia ambientale con l’approvazione del PUC
 
Foto di Alfredo Balasco
 

Il TAR Campania con sentenza della Sez. V n. 815/2025 del 30/01/2025, ha accolto i ricorsi proposti dal Comune di Teano, dalla Ferrarelle spa, dalla Confidenza Castallo, dal Comitato NoImp e dalla Comunità Laudato Sì-Eco Polis per l’annullamento dell’autorizzazione unica regionale rilasciata con D.D. Reg. Campania n. 57 del 18/03/2024, alla società GE.S.I.A. per la realizzazione in località Santa Croce di un impianto di rifiuti pericolosi e non pericolosi.
Questa annosa e tormentata vicenda che si pensava definitivamente chiusa dopo il diniego della Conferenza di Servizi all’autorizzazione, il conseguente Decreto Regionale n. 145/2021 e dopo la sentenza del TAR Campania del 27 maggio 2022, n. 3622, di rigetto del ricorso della GESIA, si è inopinatamente riaperta a seguito della sentenza n. 3479/2023 pubblicata in data 04/04/2023 del Consiglio di Stato.
Il C.d.S. con la citata sentenza, eludendo e sminuendo le articolate e puntuali argomentazioni addotte dal Comune, aveva rinviato ad una nuova valutazione della Conferenza di Servizi perché: “l’autorità procedente ha esercitato in modo illegittimo il proprio potere discrezionale di definizione delle posizioni prevalenti, esternando una motivazione che risulta inadeguata e non congruente con quanto risulta dagli atti del procedimento”.
Sentenza cui la Regione Campania, in seguito anche al susseguente Giudizio di ottemperanza richiesto e ottenuto dalla GESIA aveva, prontamente e senza attendere una nuova valutazione, dato attuazione con il rilascio dell’Autorizzazione Unica ex art. 208 T.U.A. per la realizzazione dell’impianto.
Ora il TAR, con una motivazione quasi speculare a quella del C.d.S., rilevando preminentemente, e con assorbimento delle ulteriori censure proposte, che la regione Campania avrebbe dovuto “considerare le riserve in merito alla compatibilità urbanistica e paesaggistica dell’impianto realizzando sollevate dai pareri del comune e della provincia e quindi operare il bilanciamento tra i pareri negativi e quelli positivi, stabilendo a quali si dovesse dare la prevalenza”, riunendo tutti i ricorsi e pronunciandosi definitivamente sugli stessi “li accoglie e per l’effetto annulla il decreto del Direttore generale… n. 57 del 18/03/2024”
Tutto risolto quindi? Assolutamente no, perché come era ampiamente prevedibile e ovvio, la GESIA ha proposto ricorso in appello al Consiglio di Stato, riaprendo una questione che si sarebbe dovuta chiudere da tempo, in maniera decisa e ermetica, se solo si fosse agito con un minimo di perspicacia, di senso della collettività e amore e rispetto per il bene comune. Avendo a cuore, sempre e comunque, il valore incommensurabile della salubrità e integrità del nostro territorio, un vero tesoro naturalistico ambientale, che senza alcun merito ci è stato dato in affidamento e godimento.
Operando attivamente e pervicacemente per la sua tutela e salvaguardia, agendo di conseguenza e con prontezza e acutezza ad ogni livello decisionale istituzionale in cui si prefigurano e si sagomano le sorti future. E per questo, al di là di ritardi, omissioni, sottovalutazioni e ambiguità sarebbe bastato solamente l’approvazione del PUC che avrebbe impedito qualsiasi intervento in quell’area di Santa Croce ex Isolmer, perché in contrasto con la destinazione a “dominanza naturalistica”, giusta recepimento del PTR (Piano Territoriale Regionale) e del PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale).
Come ben inteso dalla GESIA che nel suo ricorso evidenzia, traendone un forte argomento favorevole che: “Il parere espresso dal Comune di Teano riguardava aspetti urbanistici rispetto al PUC del 14/09/2020, adottato e mai approvato”.
Invece, il Paese sconta da lunghi decenni una vera e propria idiosincrasia verso una regolamentazione di qualsiasi natura, in particolare urbanistica; un paese dove sono malamente naufragati e mandati al macero, con spreco di ingenti risorse economiche, più di un PRG, basti ricordare emblematicamente quello dell’Arch. Paolantonio, bocciato per un difetto di pubblicazione che si poteva, e si doveva, sanare semplicemente con una nuova pubblicazione.
E un precedente pastrocchiato PUC a cura dell’allora Commissario “ad Acta” nominato dalla Provincia per l’inerzia dei nostri politici (basta rileggersi il volume “I 20 chiodi del PUC” con le aspre e puntuali osservazioni presentate al riguardo). Il tutto, forse, per dirla con il Prof. Pasquale Persico, perché a sparigliare qualsiasi logica comunitaria interviene sempre una più concreta e pragmatica rivale: “la rendita finanziaria in tutte le sue metamorfosi”.
Per giungere al PUC del 14/09/2020 che, in ben quattro anni non si è ancora riusciti ad approvare.
Ma quello che più amareggia e deprime, è la constatazione di un silenzio assordante da parte della politica, della classe dirigente, del mondo imprenditoriale, al di là di qualche sporadica eccezione, a sostegno del PUC come strumento imprescindibile di programmazione, urbanistica e socio economico culturale. E perché può ancora essere una leva formidabile per bloccare la realizzazione di un impianto che può rappresentare una futura minaccia ambientale; come strenuamente, e a tratti “predicando nel deserto”, la Comunità Laudato Sì, con il suo referente avv. Fernando Zanni, storico ambientalista, da tempo fortemente e con viva preoccupazione evidenzia.

Martino Amendola
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 2 Febbraio)