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ADDIO A CARLIN PETRINI

 

Lo scorso 21 maggio, nella sua casa di Bra (Cuneo), paese ove era nato nel 1949, è mancato Carlo “Carlin” Petrini, gastronomo, giornalista, scrittore e promotore di un sistema alimentare sostenibile e giusto. Ideatore e promulgatore di tante iniziative e progetti che hanno fortemente caratterizzato il nostro presente, la nostra storia civile ed ecologista, con il suo tenace e incrollabile fervore di sognatore e indomito costruttore di un nuovo paradigma sociale, politico e ambientale, tanto da farlo assurgere a una delle figure più importanti e influenti della nostra contemporaneità.
“Chi semina utopia raccoglie realtà”, come, con un semplice e immediato motto, raccontava e sintetizzava il suo essere, il suo “modus vivendi”, il suo percorso umano, e indicava la via maestra da percorrere per giungere a quella rivoluzione “gioiosa”, per un cibo “buono, pulito e giusto”, un “buon mangiare” che doveva partire obbligatoriamente dal cambiamento del sistema agricolo e alimentare, e dalle scelte individuali, a cominciare dal ridurre lo spreco: “dopo la rivoluzione industriale, fondata sul profitto e sul consumismo compulsivo, siamo entrati in una nuova fase storica che si chiama transizione ecologica perché abbiamo capito che le risorse del Pianeta non sono infinite. E riconoscere, oggi, il valore del cibo cambia il modo su cui abbiamo basato buona parte della nostra esistenza”.
Sulla scia di un altro grande visionario e sognatore: Alexander Langer, propugnatore di una conversione ecologica e di uno stile di vita “più lento, più profondo, più dolce”. Con la difesa della Terra, della biodiversità, delle comunità locali e del pieno riconoscimento della dignità del lavoro contadino. In una visione olistica e universale.
Il suo percorso, intriso di uno spirito e di una visione internazionalista, globale, e insieme localistica: “Glocal”, nel solco del pensiero della sinistra (veniva dalla militanza nel Partito di Unità Proletaria), lo porta dapprima alla collaborazione con il giornale del collettivo di sinistra “Il Manifesto”, poi, secondando la sua grande passione per il cibo e il vino di qualità, strettamente intrecciata all'anelito di cambiare e migliorare il mondo, alla fondazione de “Il Gambero rosso”, inizialmente inserto mensile dello stesso Manifesto.
Poi, ancora, nel 1986 con l'Arci alla creazione di Arcigola, e nel 1987, il 3 novembre, con Folco Portinari e Stefano Bonilli, alla pubblicazione sulle pagine del “Gambero rosso” del manifesto di Slow Food, sottoscritto da un nutrito gruppo di personaggi di altissimo profilo intellettuale e politico, nell'assunto e nella considerazione che politica e piacere non sono questioni antitetiche. Manifesto di respiro universale, formalizzato poi nel 1989 a Parigi, con la nascita ufficiale di quella nuova, travolgente e coinvolgente, idea di bene comune e di relazioni umane, e di promozione del diritto al piacere e a un cibo sano e buono.
Con un approccio in totale controtendenza alle consolidate abitudini e al folle marketing imperante del Fast food, del mordi e fuggi, del consumo e del vergognoso spreco alimentare: «La stagionalità e la prossimità di un prodotto non è una fissazione, ma semplicemente risponde a una logica di consumo sano, economico, vantaggioso per tutti».”...La necessità di rigenerare il modo di alimentarsi e di produrre sia un'esigenza non più procrastinabile, pena il fatto che diventiamo complici di uno sconquasso ambientale che non ha paragoni nella storia: Pensare che questo sistema alimentare è il responsabile principale del 37% di Co2 prodotta è impressionante”. “Non ci si rende conto del consumo spaventoso del suolo e dell’acqua, legato all'agricoltura e all'allevamento: saranno il dramma del futuro se non troviamo la maniera di limitarlo».
Il passo successivo: l'istituzione della rete internazionale “Terra madre”, un consesso polifonico che riunisce tutti gli attori del mondo agro alimentare: contadini, cuochi, pastori, pescatori, accademici e consumatori per sostenere e promuovere la sovranità alimentare, la biodiversità e un modello di agricoltura sostenibile. L'esplicitarsi concreto e palpabile della teoria del “glocalismo”: una miriade di azioni locali che hanno enormi ricadute e ripercussioni a livello mondiale e fanno politica vera.
Inoltre, da vero visionario “pragmatico” riesce a dar corpo e vita all'istituzione della “Scuola di Pollenzo”, una frazione di Bra, con la creazione dell'Università degli Studi di Scienze gastronomiche, nel 2004 che ha formato, e continua a formare, studenti provenienti da tutto il mondo.
E da “agnostico pio”, come con garbo e semplicità si autodefiniva, co-fondatore, nel 2017, delle “Comunità Laudato Sì”, in sintonia con l'omonima Enciclica di Papa Francesco, della cui pubblicazione aveva scritto la prefazione, caso singolare, unico, di laico non credente, come centro d'irradiazione ideale per la costruzione di un futuro migliore, più inclusivo e sostenibile, in perfetta armonia con la natura e l'ambiente.
Nel 2012 è intervenuto al Forum permanente delle Nazioni Unite sui popoli indigeni a New York. Alla Conferenza Onu sullo sviluppo sostenibile Rio+20 in Brasile, ha partecipato al dialogo globale su sicurezza alimentare e nutrizione. Il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente lo ha nominato co-vincitore del premio Champion of the Earth 2013 per la categoria “Ispirazione e azione”. Nel 2016 è stato nominato ambasciatore speciale FAO per il programma Fame zero in Europa. Ha preso parte, nel 2019, al sinodo “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale" in Vaticano, invitato da Papa Francesco.
“Carlo è stato un visionario e un costruttore: di relazioni, di progetti, di riflessioni... Due cose di lui mi hanno sempre colpito. La capacità di andare controvento: ad esempio elaborando una filosofia della lentezza e della prossimità delle scelte, proprio mentre esplodevano i consumi globalizzati, dentro la società della fretta. E poi la sua fiducia nelle buone idee. Carlo non era un credente, ma credeva profondamente in ciò che faceva, e nella possibilità di convincere e coinvolgere altri. La sua passione per il cibo come nutrimento non solo del corpo, ma anche dello spirito e dei rapporti fra le persone, aveva qualcosa di intrinsecamente spirituale (Luigi Ciotti).

Martino Amendola
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 6 Giugno)