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Ordini religiosi-militari e Mezzogiorno d'Italia

 

Una pubblicazione recente è motivo di qualche riflessione. Vito Ricci nella Introduzione del suo volume afferma: «Il Mezzogiorno italiano svolse un ruolo determinante della storia e nelle vicende degli Ordini religiosi-militari, in particolare, e del movimento crociato più in generale […] Di questa ricerca, il Mezzogiorno costituisce la coordinata geografica, mentre l’età normanno sveva (1130-1268) è quella temporale. Fu il momento storico dello stanziamento iniziale, vissuto con non poche difficoltà, per l’avversione, almeno in un primo tempo, di Ruggero II, re e fondatore di uno stato unitario nel Mezzogiorno […] Nel Mezzogiorno italiano erano presenti due province templari Apulia… e Sicilia… mentre i priorati giovanniti erano tre: Barletta… Capua… e Messina» (1).
Qualche anno fa, il giornalista Miche de Iorio, scriveva: «… Sin dal 1127 i Templari ebbero le prime commende a Roma e cosi a Milano dal 1135 e a Lucca dal 1138 e dal luglio del 1139 in Puglia a Trani e dal 1140 in Sicilia. Si ha notizia nel 1148 di una donazione templare all’abbazia benedettina di Cava de’ Tirreni; nel 1204 i Templari avevano anche commende e castelli in Abruzzo e Molise, Puglia, Sicilia, Calabria e Basilicata. La commenda templare di Benevento, sotto giurisdizione pontificia, risale al 1216, mentre quella storica di Capua, in Terra di Lavoro, diretta dal templare fra’ Giovanni, fu fondata il 7 giugno 1231; nel 1255 la domus templare capuana dirigeva le commende minori di Maddaloni, Teano, Gaeta, Venafro. Oltre la domus, con chiesa, castello e ospedale, ricordiamo che aveva anche la dipendenza di una fattoria templare a Piedimonte Matese […] Nel 1283 fu precettore della grande commenda di Capua fra’ Matteo d’Isernia (2), che annoverò beni in terre e fattorie a Casalnuovo; un’altra commenda più piccola sorgeva fuori le mura della città, con piccolo ospizio annesso alla chiesa di San Terenziano» (3).
È di questi giorni una scoperta molto interessante che rende le tematiche affrontate più «attuali». In un’antica masseria in stato d’abbandono, all’interno del Parco Archeologico di Baia, sono stati isolati simboli e ritratti risalenti al XVI secolo, finora sconosciuti che «Sono la testimonianza della venuta nei Campi Flegrei del più grande e importante Ordine Cavalleresco religioso della storia: i Cavalieri Ospitalieri di S. Giovanni Gerosolimitano, per 213 anni Cavalieri di Rodi e infine Cavalieri di Malta. Arrivarono a Baia il 7 luglio di 500 anni fa in fuga da Rodi [NdR* Gli Ospedalieri, fuggiti da Messina il 22 giugno 1523 a causa della peste, arrivarono via mare a Baia], scacciati dal turco Solimano il Magnifico» [https://www.ilmattino.it/napoli/area_metropolitana /baia_graffiti_cavalieri_ospitalieri-7508576.html?refresh_ce]. Alcuni degli Ospedalieri che hanno attirato la nostra attenzione parteciparono all’assedio di Rodi (1480), un’isola che ospitò anche cavalieri provenienti dal Priorato di Capua (Capoa) e Barletta (4).
È evidente che analizzare a fondo le vicende templari è impresa assai ardua, la bibliografia disponibile pressoché sterminata e in costante evoluzione, similmente quella giovannita, ma lo scopo di queste poche righe è quello di isolare qualche nome (5), perché queste tematiche possano risultare più concrete. Alcuni di questi personaggi non sono presenti nella Cronotassi dei priori di Capua e di S. Paride di Teano (6) (in un documento del 1373 semplicemente Domus Theani (7)), e questo non deve meravigliare perché si tratta pur sempre di segmenti di ricerca in itinere.
Focalizzeremo la nostra attenzione sui Ospedalieri e nello specifico sul Priorato di Capua che alcuni ritengono fondato nel 1223, sede priorale dal 1223, spostato a sant’Eufemia in Calabria nel 1289, a Napoli dal 1294 per un totale di diciassette commende. Le date citate risultano ballerine perché qua e là compaiono informazioni estremamente interessanti ma che raccontano una storia diversa, sebbene ancora frammentaria. Occasionalmente, faremo riferimento alla Commenda di Teano perché alcuni personaggi lo consentono.
«A Capua dovevano esserci un ospedale ed una domus almeno dalla metà del XII secolo e sebbene il termine prior si trovi tra le titolazioni dei suoi preposti già da quel tempo, è probabile che l’accentramento amministrativo e, principalmente, la configurazione del “gran priorato” quale si riscontra dal testo dell’inchiesta sull’arcidiocesi di Capua del 1373 siano stati graduali» (8). Ciò detto, una delle prime fonti a testimoniare l’esistenza della domus capuana, e del suo prior, risale al maggio 1179, anno in cui, in un documento di Alessandro III (Rolando Bandinelli, r. 1159-1181), è attestato un certo «Fulco priore et fratres hospitalis de capua» (9).
Sappiamo che il 23 marzo 1198, Innocenzo III (Lotario dei conti di Segni, r. 1198-1216) ordinò ai prelati della Capitanata e di Teano (?) di proteggere l’Ospedale e i suoi beni dagli abusi dei principi secolari… unico problema è l’originale latino «… per Capitanatam et Teatinam terram…» (10), perché il toponimo utilizzato farebbe pensare ai dintorni di Chieti piuttosto che a Teano, come invece lascia intendere il traduttore.
Un documento in caratteri gotici, datato Alife 9 maggio 1226, trascritto dal marchese Marcello di Bonito di San Giovanni, cavaliere di Calatrava (1631-1711), nonché archivista della Real Zecca di Napoli e custodito presso la Società Napoletana di Storia Patria, attesta l’esistenza in quella città di ben due strutture dell’Ordine militare e ospedaliero. La prima collocata presso Porta Beneventana (i.e. Porta Napoli), l’altra poco oltre, nella località detta San Simeone, entrambi gli xenodochia (lett. Senedochius (11)) alifani dipendevano dal gran priorato di San Giovanni di Capua, nella persona di fra’ Attone de Assisis (?) (12), di cui non si sa molto.
Qualche decennio dopo, analizzando le decime relative agli anni 1308-1310 della provincia capuana, abbiamo notizia di un versamento fatto da un anonimo «Prior prioratus hospitalis S. Iohannis Ierosolimitani pro toto prioratu solvit unc. I.I.» [doc. 2377] (13), che potrebbe essere Iacopo de Pocapalea (1300), di cui si dirà, oppure Guido [Guy] d’Angerano (1309) (14), oppure entrambi, a dar retta alla Cronotassi messa a punto da Mariarosaria Salerno (15).
Sappiamo che il 5 ottobre 1440, Alfonso V d’Aragona detto il Magnanimo (1396-1458) […] ordina al catalano Joan Barutell (commendatario di Granyena, fatto prigioniero insieme ad altri quattro ospedalieri dai Genovesi nella Battaglia di Ponza del 4-5 agosto 1435 (16)) dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, precettore di Barcellona e priore di Capua, di far giurare fedeltà al principe di Salerno da parte di Melchiorre di San Giovanni Minagò e dagli altri uomini dei casali e dei luoghi della Foria di Salerno, secondo le consuetudini del Regno (17).
Una cosa appare evidente dall’operato di quei pochissimi personaggi di cui abbiamo qualche notizia in più, ovvero la incredibile mobilità di uomini, in qualche caso vicinissimi al Pontefice in carica. Per esempio, conosciamo Fra’ Giacomo de Pocapalea (Pocapaglia o Poccapaglia, oppure de Poca Palea), gentiluomo piemontese e cubicolario, ovvero «addetto alla camera da letto», di tutti i papi da Niccolò III (Giovanni Gaetano Orsini, r. 1277-80) a Bonifacio VIII (Benedetto Caetani, r. 1294-1303), che in qualità di dignitario dell’Ospedale, governò la precettoria di Viterbo (1291) e, verso la fine della sua carriera, anche il Priorato di Capua (1300) (18). Questo Giacomo sarebbe identico a quel Jacobo [de] Pocapalea che il 17 aprile 1288 ebbe in dono il castello di Orte (19) e il 4 marzo 1297 il castello di Acquapendente (20), rispettivamente da Niccolò IV (Girolamo Masci, r. 1288-92) e Bonifacio VIII (21).
Altri nomi filtrano dall’ombra, conosciamo il patrizio napoletano Riccardo (o Rizzardo) Caracciolo (del ramo Caracciolo-Rossi, m. 1395), nominato priore di Capua o meglio «anti-Maestro» in opposizione allo spagnolo Juan Fernández de Hérédia (1310-1396). Riccardo rimase in carica fino al 1383 quando Urbano VI (Bartolomeo Prignano, r. 1378-89), lo scelse per la sede di Rodi (22). Un certo Carlo/Carluccio (Carlucius) Protonobilissimi [Protonobilissimo] Fattipecora di Napoli che nel 1404 era titolare della Commenda di Teano e che fu titolare anche della Commenda di Terni; Francesco Caracciolo che nel 1420 era titolare della Commenda di Capua nonché di Benevento; Nicola Aschio (o d’Aschio) di Teano che nel 1433 era titolare dalla Commenda di Montesarchio; Nicolò Astio (o d’Astio) del Priorato di Capua che nel 1466 era titolare della commenda di Aquila; Ludovico Barattuzzo del Priorato di Capua che nel 1447 era titolare della Commenda di Teano; Guglielmo Cattaneo o Catanei di Rodi (23) che nel 1449 era titolare della Commenda di Teano; Diomede Sansone [o di Sansoni] che nel 1475 era titolare della Commenda di Teano. Di questo Diomede sappiamo che partecipò all’assedio di Rodi nel 1480, durante il quale trovò la morte (24).
In epoca tarda, sono attestati altri Ospedalieri connessi con Capua, ciò a dire: Francesco Falco da Capua (luglio 1559), morto nel 1560, conosciuto anche come Fra’ Francesco di Falco Napolitano; Giulio Falco, Capitano di Galera, e Gran Croce con l’aspettativa del Priorato d’Ibernia (21 marzo 1577) e Giulio Cesare Falco (6 giugno 1587) (25), a prima vista poco utili per i nostri ragionamenti. Il Fulco/Fulcone di cui si sa poco o nulla, attestato nel 1179, e questi Falco potrebbero anche appartenere alla stessa famiglia, ipotizzando una cattiva trasmissione del nome/cognome, sebbene siano attestati alcuni Fulcone in epoche diverse (26). Una cosa di tal genere potrebbe essere avallata anche dall’esistenza di diversi personaggi denominati de Fulco che sicuramente hanno versato decime (27), il passaggio de Fulco → de Falco (28) o semplicemente Falco potrebbe essere una ipotesi realistica.
Ci sarebbe poi un certo Antonio Bubeo [o Bobeo] di Caltagirone di cui non si sa molto e che sarebbe stato Cavaliere Gerosolimitano e Comm. di Bergamo, di Teano, di Sardegna e di Caltagirone (29). Una tale mancanza di informazioni costituisce una stranezza perché un certo Guido Caltagirone è stato segretario di Federico II (1194-1250), pertanto questa famiglia avrebbe dovuto ricevere un maggiore interesse da parte degli studiosi o dalle fonti. In effetti, il nostro Antonio parrebbe identico a «Fra’ Marco Antonio Bubeo, figlio di Federigo Bubeo e Pirri e di Valenzia Minardi», fratello di Francesco che avrebbero tentato di entrare nell’ordine di Malta nel XVII sec. o giù di lì (30). Se così fosse, si tratterebbe di un personaggio troppo tardo perché entrato nell’Ordine il 14 febbraio 1603.
Molti altri sono i nomi disponibili per le epoche successive ma su cui non ci soffermeremo.
Naturalmente, la mobilità di cui si è detto non era esclusivo appannaggio di crociati, giovanniti, templari et al., sebbene la presenza di Ospedalieri francesi o provenzali, catalani, tedeschi… a capo di priorati o precettorie sia una certezza (31). Tra gli abati commendatari di S. Sofia di Benevento, edificata dal principe Arechi II (734ca.-787) intorno al 774, per esempio, un documento datato 18 aprile 1462 ricorda «Niccolò Forteguerri (32) (commenda: post 18 aprile 1462*-21 dicembre 1473*). Questo abate, il 25 novembre 1458 fu nominato da Pio II, il celeberrimo umanista Enea Silvio Bartolomeo Piccolomini (r. 1458-1464) «vescovo di Teano», titolo che conservò per tutta la vita. Il 5 novembre 1459 il pontefice gli conferì l’ufficio di tesoriere apostolico, il 5 marzo 1460 lo nominò cardinale prete e il successivo 19 marzo ricevette il titolo di S. Cecilia» (33). E «Proprio a costui [Forteguerri], un uomo risoluto e colto, dottore utriusque iuris […] furono affidati incarichi delicatissimi relativi ai rapporti tra Regno e Papato: innanzitutto Forteguerri mediò la restituzione di Benevento e Terracina al pontefice da parte di Ferrante, terre papali annesse tempo addietro da Alfonso; poi provò a riconciliare Ferrante e Giovanni Antonio Orsini; fece inoltre da tramite per il fidanzamento di Antonio Todeschini Piccolomini, figlio della sorella del papa Laudomia, e la figlia illegittima di Ferrante, Maria. Forteguerri resterà vescovo di Teano fino alla morte, nel 1473» (34).
Riassumendo, uomini potentissimi, la maggior parte delle volte sconosciuti ai più, e di cui spesso non si ha certezza del nome o dei dati anagrafici essenziali, attraversarono l’Europa in lungo e in largo, e in qualche caso si diressero verso il Levante (35), veicolando conoscenze e saperi, e questa è una certezza. Estrapolare nomi e dati ulteriori da documenti d’archivio, in qualche caso ancora inediti, è piuttosto difficoltoso ma non impossibile. Il fatto che Capua o Teano vantassero priori, frati-guerrieri, commendatari o amministratori (36) non implica che costoro risiedessero in questi luoghi, per alcuni, ma non per tutti, è attestata la presenza a Napoli, capitale del Regno.
Da ultimo, per gli Ospedalieri dobbiamo considerare anche la controparte femminile. Per esempio, «At Penne in the Abruzzi the women of an existing female house were transferred to the Hospital under its Rule in 1291, with the condition that they were to elect their prioress, subject to confirmation by the Prior of Capua, and pay an annual census of six gold tareni; this house survived into modern times […] according to a document drawn up in 1291 the visitation of the Hospitaller house of Penne in Italy was to be conducted annually by the Prior of Capua, who was to be accompanied by two or three brothers (37)». Ne consegue che il potente «Priore di Capua» esercitava un controllo diretto sulle suore ospedaliere di Penne, in Abruzzo, nonché sulla nomina delle sue «priorisse». Questa informazione è confermata anche da uno scritto inedito ma piuttosto tardo: «Relatione dell’essere del Priorato di Capua della Religione di San Giovanni Gierosolimitana, secondo il stato presente mentre l’ha goduta l’eminentissimo Signor Cardinal Panfilio, redatta nel 1647 dal Canonico don Pace Conenna, Agente di Frà Camillo Pamphilj, cardinale, pronipote di Papa Innocenzo X, dal 1645 al 1647 Priore di Capua», conservato presso la Biblioteca del Museo Provinciale di Capua (cartella n. 400) (38).
L’identificazione dei seguaci di Gerardo, primo gran maestro dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme (1070-1120), ordine riconosciuto dal pontefice Pasquale II (Rainerio Raineri di Bleda, r. 1099-1118) nel 1113, è ancora lontana dall’essere completata, ma ogni frammento aggiuntivo è prezioso per la ricostruzione di eventi di cui si è persa memoria.
*****
NOTE
1 V. RICCI, Templari e Giovanniti nel Mezzogiorno normanno-svevo. Insediamenti e uomini [Quaderni di Historia Regni, 8], Nocera Superiore, D’Amico ed.re, 2022, passim.
2 Forse il terzogenito di Andrea d’Isernia il vecchio (1230ca.-1316): Biografie e Ritratti degli Uomini Illustri della Provincia di Molise, opera compilata dall’avv. Pasquale Albino, Campobasso, Tip. Solomone, 1864, I sez. seconda, p. 14 s.
3 Cfr. https://www.lospeaker.it/2014/01/02/i-templari-in-campania/ [2 gennaio 2016]; C. DELLA VALLE, «Sulle orme dei cavalieri Templari nel territorio casertano», in BTA - Bollettino Telematico dell’Arte, 4 Giugno 2020, n. 896 [http://www.bta.it/txt/a0/08/bta00896.html].
4 S. FIORINI - A. LUTTRELL, «The Italian Hospitallers at Rhodes: 1437-1462», in Revue Mabillon: Archives de la France monastique-Chevetogne et al., N.S. 7=68, 1996, pp. 209-233.
5 Fonte primaria che raccoglie documenti d’archivio in parte distrutti: F. BONAZZI DI SANNICANDRO, Elenco dei cavalieri del S.M. Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme ricevuti nella veneranda Lingua d’Italia dalla fondazione ai nostri giorni, I, Napoli, Libreria Detken & Rocholl, Piazza del Plebiscito, 1897.
6 M. SALERNO, Gli Ospedalieri di San Giovanni nel Mezzogiorno d’Italia (sec. XII-XV) [Gran Priorato di Napoli e Sicilia del Sovrano Militare Ordine di Malta, Melitensia, 8], Taranto, Centro studi melitensi, Palazzo Ameglio, 2001, p. 155.
7 M. SALERNO, «Diocesi di Capua», in M. SALERNO - K. TOOMASPOEG, L’inchiesta pontificia del 1373 sugli Ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme nel Mezzogiorno d’Italia [Itineraria, 10], Bari, Adda ed., 2008, p. 173 (orig. latino).
8 M. SALERNO, Le precettorie capitolari degli Ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme (secc. XIII-XIV) [Itineraria, 11], Bari, Adda ed., 2009, p. 22.
9 Italia pontificia; sive, Repertorium privilegiorum et litterarum a romanis pontificibus ante annum 1598 Italiae ecclesiis, monasteriis, civitatibus singulisque personis concessorum. Iubente Regia societate gottingensi congessit Paulus Fridolinus Kehr, Berolini, ap. Weidmannos, 1906-1935, VIII, doc. 1, p. 236; L. ESPOSITO, «Il patrimonio archivistico di Capua. Note preliminari per lo studio degli ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme nella città», in Cultura cittadina e documentazione. Formazione e circolazione di modelli, Atti del convegno (Bologna, 12-13-ottobre 2006) [Università di Bologna. Dipartimento di Paleografia e Medievistica. Quaderni. Convegni, 3], a c. di A.L. TROMBETTI BUDRIESI, Bologna, CLUEB, 2009, p. 278 n.47.
10 J. DELAVILLE LE ROULX, Cartulaire général de l’Ordre des Hospitaltiers de S. Jean de Jérusalem (1100-1310) [=CGOG], Paris, Ernest Leroux, 1894-1906, I, doc. 1015, p. 640. La bibliografia di riferimento è di difficile reperibilità ma potrebbe essere utile per verificare la forma corretta del toponimo che il traduttore indica come «Teano» (forse «Theate»). Alcuni MSS di riferimento sarebbero copie del XVI sec. pertanto cronologicamente vicini agli eventi, uno, redatto in spagnolo, è conservato ad Alcalá de Henares presso il ricchissimo Archivo General Central (fondato nel 1209).
11 Il termine è una corruzione del vocabolo greco latinizzato xenodochus. Un’altra rara variante: senadoxius, è attestata in una delle prime donazioni all’Ospedale.
12 D. MARROCCO, L’Ordine gerosolimitano in Alife [Documenti per la storia dei paesi del Medio Volturno, 4], Napoli, Arti Gr. Ariello, 1964, passim.
13 Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, Campania [Studi e testi, 97], a c. di M. INGUANEZ - L. MATTEI-CERASOLI - P. SELLA, Città del Vaticano, Biblioteca apostolica Vaticana, 1942, p. 181.
14 CGOG IV (1301-1310), doc. 4480, 11 settembre 1309, p. 223.
15 Cfr. SALERNO, Gli Ospedalieri di San Giovanni nel Mezzogiorno d’Italia (sec. XII-XV) cit., pp. 155-156 e n.207.
16 Dagli elenchi ufficiali, «Frater Johannes Baratelus: milex Sancti Johannis» e un certo d. Antonio (Anthonio) Ardila (o Arcilla, o de Artia, milex) de Capoa, altrimenti sconosciuto: A. AGOSTO, «Gli elenchi originali dei prigionieri della battaglia di Ponza», in Atti della Società Ligure di Storia Patria N.S. 12/2,1972, pp. 403-446.
17 I registri privilegiorum di Alfonso il Magnanimo della serie Neapolis dell’Archivio della Corona d’Aragona, a c. di C.L. RODRÍGUEZ - S. PALMIERI, Napoli, Accademia Pontaniana, 2018, p. 168.
18 Cfr. F. TOMMASI, «Giovanniti al servizio dei papi (secc. xiii-xiv in.)», in Élites et ordres militaires au Moyen Âge: Rencontre autour d’Alain Demurger, dir. Ph. JOSSERAND - L.F. OLIVEIRA - D. CARRAZ, Madrid, Casa de Velázquez, 2015, passim.
19 «… castellaniam castri Kiae, Ortanae diocesis, committit»: Les registres de Nicolas IV: recueil des bulles de ce pape / publiées ou analysées d’après les manuscrits... du Vatican, par M.E. LANGLOIS... 1886-1893, II, doc. 7001-7002, p. 945A.
20 Les registres de Boniface VIII: recueil des bulles de ce pape publiées ou analysées d’après les manuscrits originaux des archives du Vatican. T1, FASC 1-2, par G. DIGARD - M. FAUCON - A. THOMAS et R. FAWTIER... Paris, E. Thorin éd., 1884-1935, I, doc. 2331-2332, coll. 917-18.
21 E. BELLOMO, The Templar Order in North-west Italy (1142-c.1330) [The Medieval Mediterranean Peoples, Economies and Cultures, 400-1500, 72], Leiden-Boston, Brill, 2008, pp. 39-40.
22 M. CAMERA, Elucubrazioni storico-diplomatiche su Giovanna I.a, regina di Napoli e Carlo III di Durazzo, Salerno, Tip. nazionale, 1889, p. 266.
23 Sono attestate alcune omonimie: un certo Ottoboni Cataneo, cittadino genovese residente a Rodi, è citato in un documento datato 7 marzo 1371, mentre il figlio Antonio compare in una missiva del 26 ottobre 1422: J. DELAVILLE LE ROULX, Les Hospitaliers à Rhodes jusqu’à la mort de Philibert de Naillac: 1310-1421, Paris, E. Leroux éd., 1913, p. 75 n.3; A. LUTTRELL - G. O’MALLEY, The Countryside of Hospitaller Rhodes 1306-1423: Original Texts and English Summaries [The military religious orders: history, sources, and memory], London-New York, Routledge, 2019, p. 282.
24 G. BOSIO, Dell’istoria della sacra religione ed ill.ma militia di San Giovanni Gierosolimitano..., Roma, nella stamperia apost. vaticana, 1594, II, p. 425.
25 CGOG, I, p. 136.
26 Un altro Folco o Folcone, il provenzale de Villaret (m. 1327) fu nominato priore di Capua da Giovanni XXII (Jacques-Arnaud Duèze o d’Euse, r. 1316-1334).
27 Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, Campania, cit., passim.
28 J. DELAVILLE LE ROULX, Les Hospitaliers à Rhodes jusqu’a la mort de Philibert de Naillac (1310-1421), Paris, E. Leroux éd., 1913, p. 260 n.2 conosce un Petruccio de Falco, commendatario di Monopoli.
29 Questo Antonio non è censito da V. PALIZZOLO GRAVINA, Il blasone in Sicilia: Raccolta araldica, Palermo, Visconti e Huber, 1871-75, s.v. «Caltagirone», p. 123A.
30 G. PACE GRAVINA, «Arma et leges. Juristes et identité nobiliaire en Sicile à l’époque moderne dans les procès de noblesse de l’ordre de Malte», in Cahiers de la Méditerranée-Nice, 97/2, 2018, passim.
31 e.g. Fra’ Isnardo da Albarno, originario di Manosque in Provenza, priore di Capua dal 1336 al 1365, nonché priore di S. Eufemia e precettore nella contea di Alife.
32 Pistoia 7 ottobre 1419-Viterbo 21 dicembre 1473.
33 ASR, Codice diplomatico, c. 22r: lettera di Pio II a Bartolomeo Roverella, cardinale prete del titolo di S. Clemente, legato apostolico nel Regno di Sicilia. Cfr. P. MASSA, «Fonti inedite per la storia dell’abbazia di S. Sofia di Benevento e dei suoi abati commendatari», in Nuovi annali della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari-Roma, 30, 2016, p. 44.
34 L. MILETTI, «Umanisti-vescovi nel Regno di Napoli tra Pio II e Ferrante d’Aragona. Il rilancio della cultura classica e dell’antico locale nelle città», in Intellettuali e poter Intellettuali e potere nelle periferie del Regno Accademie, corti e città in Italia meridionale (sec. XIII-XVIII) [Mondi Mediterranei, 8], a c. di C. ACUCELLA - P. CONTE - T. DE ANGELIS, Potenza, Basilicata UP, 2023, p. 35.
35 Una piccola selezione di «Santi monaci e pellegrini sulla Via Latina-Francisca» che percorsero queste lande in D. CAIAZZA, Le Vie Francigene d’Italia: Sovrani eserciti devozioni viandanti sulle strade imperiali dei Franchi nel Sud [Quaderni Campano-Sannitici, 12], Dragoni, Centro Studi sul Medioevo di Terra di Lavoro, 2018, p. 109 s.
36 e.g. Giovanni Battista Orsini (1400ca.-1473), discendente illegittimo del conte di Gravina, nel 1445 è stato amministratore del Priorato di Capua, in precedenza commendatario di Castel Araldo (1420) nei pressi di Viterbo, sottoposto al priorato di Pisa, priore di Roma (1440) et al.
37 Hospitaller Women in the Middle Ages, ed. by A. LUTTRELL - H.J. NICHOLSON, London-New York, Routledge, 2016, passim.
38 Il testo integrale in A. CASALE - F. MARCIANO - V. AMOROSI, «Il Priorato di Capua dell’Ordine di Malta in una Relazione inedita del 1647», in Atti della Società Italiana di Studi Araldici 18°-19° Convivio-Torino, 12, 2003, pp. 265-85.

Rosa Conte
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 1 Gennaio)