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ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA PRESENZA TEMPLARE

NEL MEZZOGIORNO MEDIEVALE
 

Nel 1100-1101 un piccolo gruppo di cavalieri creò un ordine militare allo scopo di proteggere i pellegrini in viaggio verso Gerusalemme conquistata dai Crociati. Il fondatore dell’ordine dei Pauperes commilitones Christi templique Salomonis meglio conosciuto come Militia Templi potrebbe essere stato un italico Ugo dei Pagani (1), e non il francese Hugues de Payns. Questo cavaliere sarebbe nato a Nocera, allora conosciuta anche con il nome di Nocera de’ Pagani. L’analisi di alcune fonti andrebbe in questa direzione, cercheremo di seguire questa teoria, seguendo alcune delle indicazioni di Mario Moiraghi, tra i primi ad avanzare questa ipotesi. Alcune pubblicazioni recenti andranno a integrare le nostre considerazioni (2). Il monumentale Repertorio che racchiude tutti i documenti ritenuti originali riguardanti l’ordine della Militia Templi in Italia, dal 1130 al 1373, a prima vista non contiene alcun riferimento alla famiglia Pagani o dei Pagani che perciò non parrebbe documentata, al contrario il volume dell’eminente latinista Giancarlo Bova permette qualche ragionamento in più.
Secondo lo storico Scipione Mazzella (fl. XVI sec.): «La Famiglia Pagana non è da dubitare, che non sia antica, e nobile: credono alcuni che la sua origine venghi da Bertagna; altri vogliono che sia Napoletana, ma che si riducesse poi nella città di Nocera. Io per me ritengo che ella sia più tosto Napoletana che forestiera, poiché in un’antico in strumento dell’anno 1128, mi ricordo che si faceva mentione di un certo Ugone de Pagano Napoletano e veniva nominato con titolo di Dominus, che in quel tempo non si dava tal titolo, solo che a persone meritevole. Questo credo che sia quell’Ugone di Pagano, del quale ne fa honorata mentione nel primo libro Arrigo Pantaleone nella sua historia, che tratta, De rebus memorabilibus ordinis Ioannitarum Rhodiorum, aut Melitensium equitum terra, mariq, fortirer gestis, per usare le parole del dett’Autore, dice così, Anno sequenti, qui erat 1130, Hugo de Paganis Templariorum militum Hierosimilis primis magister, qui Regis iussu ad occidentales Princeps pro petendo ausilio ablegatus fuerat, ingenti moltitudine stipatus redijt…» [p. 763B] (3). Mazzella riporta anche lo stemma di famiglia (a sinistra) che appare leggermente diverso rispetto a quello fornito dallo storico e genealogista Filiberto Campanile [fl. XVI-XVII secc.] (4), ma questo cambiamento è riportato dalle fonti.
Campanile, in realtà, interessa di più perché si sofferma sulla discendenza della famiglia Pagana: «[…] Nacquero di Pagano due figliuoli, che furono Ugone, e Disigio. Ugone nell’anno 1117, sotto il Pontificato di Gelasio II, passando in Gierusalem ivi con Goffredo di Santo Ademaro, & altri [N.d.R.* Il Nostro dipende dallo storico delle Crociate Guglielmo da Tiro, morto dopo il 1186, e lo dice espressamente] instituì l’ordine de’ Templari, e ne fu egli il primier Gran Maestro, com’anche confirmano Carlo Sigonio [N.d.R.* m. 1584], Paulo Emilio, Volaterano [N.d.R.* Raffaele Maffei OSM, m. 1522] & altri. Di Disigio nacque Giovanni, e Pagano, che nelle scritture vien chiamato Senescallo. Giovanni nel 1158. come Protettor della Religion de’ Templari fondata da’ suoi maggiori interviene, e dà il consenso ad una donazione fatta da Boemondo, un de’ Baroni del Regno d’alcuni suoi beni nella Città di Trani a beneficio della militia di detta Religione, ilche appare per scritture de’ reali archivij. Com’anche per un’altra scrittura de’ medesimi archivij del 1192. Si vede che Abielardo figliuol di questo Giovanni interviene, e consente ad una concession di sepoltura, che si fa ad Ucifero Giudice in una Chiesa di Trani, come grance della militia del sacro Tempio, di cui Abielardo era all’hor Protettor» [p. 253].
Da questo lungo passo, considerato una certa con prudenza dagli studiosi, e in cui fa capolino qualche francesismo (5), si deduce che la famiglia Pagano aveva interessi a Trani, ma i documenti che proverebbero tali transazioni non sono disponibili. Un documento schedato e datato 6 maggio 1158 è la prima attestazione della Milizia del Tempio a Canne della Battaglia (Barletta-Andria-Trani) (6), per cui la presenza templare in quelle terre è confermata proprio nel periodo in cui Giovanni (7), il nipote del supposto fondatore dell’ordine, era attivo. Inoltre, la «Grancia dei Cavalieri del Tempio» che ospitava la tomba del giudice Lucifero a Trani potrebbe essere la stessa a cui Alferada, vedova di Ruggiero de sir Sammaro, notabile tranese, fece una donazione il 28 settembre 1295, e cioè la Chiesa di S. Giovanni (8).
Nel marzo 1268, una certa «Giovanna Pagano, figlia di Eustasio, monaca in s. Lorenzo di Amalfi cede ai fratelli Guglielmo e Simone Pagano la sua quota di eredità di beni siti a Nocera e San Severino, ricevendone in cambio 7 tarì e mezzo e 3 tomoli di castagne ogni anno» (9).
Da una Carta vendicionis del 1289 conosciamo un certo Pietro figlio di Pellegrino de Pagano, altri membri di questa famiglia, attivi tra Capua e San Tammaro, sono citati in un Exemplum concessionis dello stesso anno, mentre Stefano de Pagano, figlio del nostro Pietro compare in una Carta declarationis concessionis del 1284 (10).
Riassumendo, alcuni membri della famiglia Pagano sono presenti a Nocera e nel salernitano, altri de Pagano compaiono in documenti custoditi presso l’Archivio Storico Arcivescovile di Capua (11). Queste famiglie sono quindi attestate storicamente ma ciò non le rende connesse alla discendenza di Ugo dei Pagani.
L’impressione che si ricava a prima vista è che i personaggi che ci interessano fossero dislocati ai margini dei grandi assi viari, e che cercassero l’ombra e la riservatezza (12), infatti raramente abbiamo la possibilità di isolare un nome, concretizzando un discorso più generale. Inoltre, molto resta da fare perché sono diversi i luoghi, che non ci aspetteremmo, da esaminare. È questo il caso della Commenda dei Cavalieri di Malta (ordine nato nell’XI sec. e simile nelle intenzioni ai Templari) a Cicciano, un sito collegato con la via Appia, sconosciuto ai più, ma che sembra essere stato di notevole importanza (13).
L’arteria relativamente più strategica rispetto ad altre è la via Popilia che da Capua, proseguendo per Maddaloni, Nola, Salerno ed Eboli, arrivava fino in Calabria. A Capua convergono diverse strade tra cui le vie Appia e Casilina, in più dalla città si poteva raggiungere facilmente il mare, seguendo il corso del fiume. La città ospitava almeno due insediamenti templari, uno all’interno delle mura, l’altro posto al di fuori le mura. Quest’ultimo, dotato di lebbrosario, includeva la chiesetta di San Terenziano, di cui non si conosce l’esatta ubicazione: forse nei pressi di Porta Roma, nella zona dell’attuale chiesa di San Giuseppe. Considerato che gli insediamenti templari avevano bisogno di acqua per l’allevamento del pesce alla base della dieta dei cavalieri, di un luogo di culto austero, generalmente a una sola navata, di un castrum fortificato a scopo difensivo, e della vicinanza a importanti snodi viari risulta difficile comprendere perché la Capua templare sia scarsamente attestata (14). Da un documento datato Palermo, 6 aprile 1197, e relativo a Hugo de Roccaforti (probabilmente originario di Poitou-Charentes), ovvero frater Hugo de Rocaforti preceptor domorum sacre militie Templi Siciliae, sappiamo che doveva esistere una regola per i beni templari messa a punto nella «solenne Curia di Capua» [Regesta Templi, I nr. 225 p. 152]. È del 7 giugno 1231 un riferimento alla «domus templare di Capua» affidata alle cure di un certo «Iohannis fratis» [Regesta Templi, I, nr. 504, p. 264], di cui non si sa molto di più. Una Carta declarationis confirmacionis del settembre 1289 è dedicata a un contratto di compravendita che coinvolge la mansione di Capua. Dal documento, conosciamo il dominus frater Ayronus de Torrusia (15), vice magister domorum milicie templi S. Terrenciani in terra Laboris, altrimenti sconosciuto. L’acquirente dell’immobile sito a Capua nella parrocchia di S. Michele ad Curtem dovrà versare ogni anno alla domus Templi tre tarì di Amalfi «in festo S. Terrenciani», ovvero il I settembre. Questo è uno dei tanti documenti custoditi a Capua che testimoniano come i tarì di Amalfi circolassero ben oltre la chiusura della zecca (1222 A.D.), in qualche caso anche con un certo incremento di valore.
Come dimostrano queste poche righe, spesso si passa da un luogo all’altro solo per rincorrere nomi e documenti. In più, considerando che i primi processi dell’Inquisizione cominciarono nel 1307, ci sarebbe da riempire qualche secolo o poco più, eppure trovare i giusti tasselli è arduo perché non si riesce a coprire il periodo più antico, e meno che mai a trovare conferma che il fondatore dell’ordine fosse di origine italica. E questo nonostante vi siano altre fonti letterarie convinte che l’origine del fondatore possa essere ricondotta a Forenza in Lucania o a Ferrara (16) ma non sembrano disponibili documenti «originali» nemmeno a supporto di tale tesi.
Da ultimo, uno studio privo di riferimenti bibliografici recita: «I 50 templari di Capua fuggirono nottetempo con i loro serventi con armi e bestiame il 13 ottobre 1307, convergendo su Teano per riunirsi con quelli di Gaeta, abbandonando un’armatura da cavaliere a Piedimonte; per strada si unirono ai fuggitivi provenienti da Maddaloni e si rifugiarono in una località segreta di Terra di Lavoro, dopo Teano, nei pressi di Roccamonfina, nel vallone creato da un vulcano spentosi nel 3000 a.C., in una masseria, nascondendosi in attesa di eventi più favorevoli. Nell’aprile del 1308, su ordine del re angioino, l’arcivescovo di Neopatrasso, Regio Inquisitore dei beni templari di Sicilia, diede incarico a fra Rostano [Rostayno] per conto del giudice regio di Aversa di fare l’inventario dei beni della domus templare di Capua e delle due diverse dipendenze: non fu trovato nulla, né cavalli né bestiame, e neanche armigeri, scudieri e contadini, e così non ci fu nessuno da arrestare. Nel 1310 quaranta ex templari campani entrarono a far parte del nuovo ordine monastico di Sant’Antonio abate; altri otto cavalieri fuggirono da Napoli per Marsiglia su un mercantile francese. Rimasero alla macchia solo quelli nascosti a Roccamonfina; nel 1312 furono in gran parte assorbiti dai Cavalieri di Malta e dai cavalieri di San Lazzaro, cui venne concessa la proprietà ex templare di Capua, mentre i beni terrieri di Roccamonfina vennero acquisiti da diverse famiglie nobili come i D’Amore (17) e i Colletta. Il grosso dei documenti segreti di Capua rimase però nascosto nelle campagne di Roccamonfina» (18).
Alcune di queste affermazioni non trovano conferma nei repertori consultati ma ciò non significa che non siano veritiere, per esempio dagli archivi conosciamo un certo «Fra Falcone (19), luogotenente del percettore dell’Ordine dei Templari del regno, con il permesso di Gerardo (20), vescovo di Sabina e legato apostolico, manda a Napoli 4 militi e 16 scudieri cavalieri con armi e cavalli per l’esercito contro la Sicilia. Dat. Neapoli, die XXVI madii XII ind. (Reg. 45, f. 127)» (21). E questo significa che ci sono fonti che specificano anche il numero dei personaggi coinvolti, per lo più anonimi.
Unica certezza è la incredibile mobilità di questi monaci-guerrieri, inoltre, è oltremodo evidente come i documenti e i personaggi da contestualizzare siano ancora tanti.

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Note
(1) M. MOIRAGHI, L’italiano che fondò i templari: Hugo de Paganis, cavaliere di Campania, Milano, Ancora S.r.l., 2005.
(2) G. BOVA, Le pergamene angioine della Mater Ecclesia Capuana. 1283-1292. VI. L’età dei templari (1283-1292) [Corpus Membranarum Capuanarum], Salerno, Palladio ed.ce, 2019; Regesta Templi: Il patrimonio documentale dell’ordine della Milizia del Tempio di Salomone nella Penisola Italiana (1130-1373), a cura di R. LAURICELLA, San Paolo-Brasile, RG Editores Ltda, 2024, 3 voll.
(3) Descrittione del Regno di Napoli, In Napoli ad istanza di Gio Battista Cappello, 1601, p. 763B.
(4) L’armi overo insegne nobili, Napoli presso la Stamperia di Tarquinio Longo, 1610, p. 252.
(5) «Il francese, infatti, ha costituito, in un modo o in un altro, la lingua volgare delle élites dell’Italia meridionale per quasi 400 anni, dall’arrivo dei primi Normanni intorno all’anno mille fino a quello degli Aragonesi a metà del Quattrocento»: C. LEE, «Letteratura franco-italiana nella Napoli angioina?», in Francigena-Padova, I (2015), p. 84.
(6) Regesta Templi, cit., I, p. 69, nr. 64.
(7) Un altro Giovanni Pagani era attivo nel salernitano: «Cum super munitione castri nostri Turris Maioris de Salerno custodire Iohannis Pagani vallecti…», I registri della Cancelleria angioina: 27: Storia della ricostruzione della Cancelleria angioina: 1283-1285 [Testi e documenti di storia napoletana 27], a cura di J. MAZZOLENI, Napoli, presso l’Accademia Pontaniana, 1980, seconda parte, nr. 20 p. 493.
(8) Regesta Templi, cit., I, p. cviA; II, nr. 999 p. 511. Si veda anche V. RICCI, «Templari e Giovanniti a Trani (secc. XII-XVI)», in Atti del 36° convegno di ricerche templari [I papiri, 57], Tuscania, Penne e papiri, 2019, pp. 29-82.
(9) M.R. FALCONE, Amalfi nei secoli XII-XIII, PhD Th. 25° ciclo, Università degli Studi di Napoli Federico II, AA. 2012-13, nr. 183, p. 201.
(10) BOVA, Le pergamene angioine…, cit. pp. 184, 198, 353.
(11) L’importanza di questi archivi è nota da tempo: J. MAZZOLENI, «Gli archivi ecclesiastici di Capua», in Il contributo dell’Archidiocesi di Capua alla vita religiosa e culturale del Meridione: Atti del convegno nazionale di studi storici promosso dalla Società di storia patria di Terra di Lavoro 26-31 ottobre 1966, Capua, Caserta, S. Maria C.V. [Collana di studi sulla storia del Mezzogiorno, I], Roma, De Luca ed.re, 1967, pp. 165-170.
(12) Al contrario: «i Giovanniti aprirono in tutta Europa, lungo le maggiori vie di comunicazione e in prossimità dei porti, siti di accoglienza, le domus, cellule fondamentali dell’istituzione»: M. Russo, I paesaggi pugliesi nei Cabrei dell’Ordine di Malta, in Intorno al Mediterraneo Identità e tracce della storia, tra città e paesaggio [Storia e iconografia dell’architettura, delle città e dei siti europei, 9], a cura di A. VEROPALUMBO, Napoli, Federico II UP, 2024, p. 259.
(13) B. CAPONE, «San Pietro di Cicciano, una mansione del Napoletano», in EAD., Vestigia templari in Italia, Roma, ed.zni Templari, 1979, pp. 105-108; D. CAPOLONGO, Storia di una Commenda Magistrale Gerosolimitana: Cicciano (secoli XIII-XIX): con la cronotassi dei suoi Precettori, i rapporti con il Priorato di Capua e la Diocesi di Nola e un’ampia appendice di documenti inediti, Roccarainola, Circolo culturale B.G. Duns Scoto, 2012; M.A. RUSSO, «A settlement of the Knights of Malta in Campania: the Castrum of Cicciano (Na)», in Heritage Architecture Landesign focus on Conservation Regeneration Innovation Le vie dei Mercanti XI Forum Internazionale di Studi [Fabbrica della conoscenza, 39], a cura di C. GAMBARDELLA, Napoli, La scuola di Pitagora ed.ce, 2013, pp. 181-190.
(14) Cfr. M.E. VENDEMIA, «L’assistenza ospedaliera a Capua», in Schola Salernitana - Annali-Salerno, XXVIII (2023), pp. 9-61, note 70-73. La studiosa ha selezionato documenti datati 1222, 1226, 1247, 1256, 1273, 1274, 1302, 1326.
Da un documento del gennaio 1283 sappiamo che frater Matteo de Ysernia, perceptor domus milicie templis S. Terrenciani in Capua, concede a Simone de Vayrano alcuni beni siti a Capua…: BOVA, Le pergamene angioine… cit., p. 30.
(15) Al 24 marzo 1308 risale la cattura a Gravina di un templare dal nome similare (Turrosa o Turresa), poi rinchiuso nel Castello di Barletta, fratrem dominicum de turrosa: H. PRUTZ, Entwicklung und Untergang des Tempelherrenordens, mit Benutzung bisher ungedruckter Materialien, Berlin, G. Grote, 1888, p. 363; Regesta Templi, cit., III, nr. 1202, pp. 611-12.
(16) e.g. Costantino GATTA (m. 1747), «Ugone de Pagani Figliuolo di Pagan de Pagani Signor della Forenza Terra di quella…»: Historiae urbium et Regionum Italiae rariores, X, Bologna, A. Forni, 1732, s.n.; Matteo CAMERA (m. 1891), Annali delle Due Sicilie, Napoli, Dalla Stamperia e Cartiere del Fibreno, 1860, II, p. 151B; Mario Calura. Recentemente: V. RICCI, «Hugo de Paganis: champenois o lucano? Un falso problema», in Roma - Il Giornale di Napoli, sez. Vulture a Alto Bradano, venerdì 26 gennaio 2018, p. I.
(17) Le informazioni sulla famiglia sono controverse, originaria della Toscana (Pisa), potrebbe essersi stabilita a Napoli intorno al 1600, perciò troppo tardi per includerla nei nostri ragionamenti.
(18) M. DE IORIO, I Templari in Campania, 2014: www.lospeaker.it/i-templari-in-campania/
(19) Attestato dal 1279 al 1284, quale praeceptor in Apulia et Sicilia.
(20) Questo prelato compare anche in documenti datati 1281, 1284; 1285: I. CARINI, Gli Archivi e le Biblioteche di Spagna in Rapporto Alla Storia d’Italia in Generale e di Sicilia, Parte Seconda, Palermo, Tipografia dello Statuto, 1884, passim; Le Pergamene dell’Archivio Vescovile di Caiazzo. II. Regesti e trascrizioni 1266-1285, a cura di L. ESPOSITO, coordinamento tec.-scient. C. BELLI, Napoli, Arte Tipografica, 2005, p. 246.
(21) I registri della Cancelleria angioina, cit., I, nr. 523, pp. 445-6; Regesta Templi, cit., I, p. cxliiA.

Rosa Conte
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 12 Dicembre)