Quella mattina si svegliò presto nella sua minuscola Sediciperquattro e si mise subito in ascolto come gli altri giorni.
Non aveva più sentito quella musica che a lei era parsa subito celestiale perché in fondo era il primo vagito del mondo e bramava risentirla di nuovo.
Mentre era assorta ma con le orecchie tese e la mente vigile, una fragranza titillò le sue cellule olfattive; qualcosa che non faceva alcun rumore la inebriò, l'apparato succhiante si drizzò e la saliva inondò copiosa la sua bocca.
Perlustrò la sua Sediciperquattro ma tutto era come l'aveva vista la prima volta: miseramente vuota. Allora da dove provenivano suoni e essenze invisibili agli occhi capaci di procurare sensazioni indicibili? Esisteva un ignoto che inspiegabilmente faceva capolino nella sua semplice vita attraverso richiami imprevedibili e accidentali?
Impazzita da un piacere percettivo misto alla voglia di soddisfare la sua curiosità, cominciò a volare in quel suo minuscolo e familiare mondo quando le cataratte del cielo si aprirono e una luce accecante la invase, costringendola a chiudere gli occhi e a rifugiarsi nell'angolo più buio.
Dopo un primo momento di paura, aprì appena uno dei suoi mille occhietti e, attraverso uno squarcio, vide qualcosa di mai visto: un po' del mondo che aveva solo vagheggiato era lì a due passi, oltre la sua Sediciperquattro. Seppur spaventata dall' ignoto, spiegò le sue alucce e con un volo fulmineo oltrepassò quel suo minuscolo soffitto che oramai conosceva così bene e si ritrovò in Paradiso? all'Inferno? Non seppe dirlo.
Si girò, vide la minuscola scatolina da dove era uscita, culla della sua primissima vita e si trovò in un mondo con un soffitto molto molto più ampio del suo, quattro pareti molto molto più alte e un pavimento molto molto più grande. Il tutto stracolmo di cose nuove per lei.
Davanti a lei poi una parete strana: Era trasparente e dentro c'erano le stesse cose che vedeva lei…tutto doppio!
Si intravide riflessa nella parete ingannevole che ti fa vedere tutto doppio e si vide e si riconobbe: libera, indipendente, bella non seppe dirlo perché non conosceva i canoni di bellezza, ma si amò per quello che era e per quel misterioso 'divenire che poteva costruire.
Pazza di felicità per quell'infinito spazio che la vita le aveva regalato a piene mani, volò in lungo e in largo, risalì in verticale e si tuffò in picchiata. Non le venne assolutamente l'idea di misurare il suo nuovo mondo, per lei era puro infinito.
Ad un tratto, mentre stava per fiondarsi dal soffitto al pavimento, si aprì una porta ed entrò una strana figura. Genny impaurita e incuriosita nello stesso tempo si posò sul cestino della frutta che faceva bella mostra sul tavolo e attraverso la fessura tra una mela lucente e una pera profumata stette ad osservare cosa accadeva.
L'omino era mingherlino e aveva una pila di libri tra le braccia, li depose con fatica sulla scrivania e se ne andò sbattendo la porta.
Genny curiosa com'era subito si avvicinò a quella torre sbilenca di libri e lesse il titolo del primo: “Il mondo in lungo e in largo”.
Che bello – pensò- qualcun altro lo ha misurato come ho fatto io con la mia SediciperQuattro!
Iniziò a sfogliarlo e vide cose straordinarie, e ancora una volta si rese conto che c'era altro oltre quello che ormai conosceva.
Vide montagne incappucciate di neve e mari con onde gigantesche, c'erano prati picchiettati di fiori dalle mille sfumature e fiumi che facevano salti spumeggianti.
E piante e fiori dalle fogge strane, uomini colorati di bianco e di nero.
Poi ancora animali, tanti animali che strisciano, che corrono, che scavano cunicoli, che vivono sugli alberi o nelle gabbie ma soprattutto animali che volano, proprio come lei.
-Oh! Come sarebbe stato bello vedere tutte queste cose- pensò Genny con un sospiro e ad un tratto sentì forte il peso della solitudine; avrebbe tanto voluto conoscere qualcuno per diventare sua amica e volare insieme.
Cominciò a volteggiare senza mèta come i suoi pensieri, zeppi di domande senza risposta. Cominciò a chiedersi chi era. Era lì per caso o per un disegno del destino? Il mondo finiva in quella nuova grande Sediciperquattro o, come le bambole cinesi, era contenuto in un'altra Sediciperquattro ancora più grande? Era al mondo per uno scopo preciso o era soltanto una inutile e anonima mosca destinata solo ad esistere?
Infine, stanca per i tanti volteggi frammisti ai tanti pensieri, si addormentò tra le pagine di quel libro divenuto ad un tratto meraviglioso; si assopì con le ali spiegate e le zampine allargate, come in un abbraccio, proprio sulla pagina dove campeggiava la foto in cui il soggetto raffigurato aveva ali come lei e le assomigliava moltissimo.
Dormì beatamente perché nei suoi sogni era germogliato il pluriverso: la molteplicità di mondi o universi che coesistono in armonia tra di loro.
Esterina De Rosa
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 11 Novembre) |