Si svegliò che era notte fonda ma il pensiero di esplorare il mondo e condividerlo era più forte che mai.
Ritornò nella sua ormai troppo minuscola SediciperQuattro e si distese a pancia in su a rimirare per ore quell'anonimo soffitto che in realtà la sua mente non vedeva più perché altre immagini passavano davanti ai suoi occhi: fiori, distese erbose e altri occhi volti verso i suoi.
Pensò che la vita a volte è avida, appena pensi di aver raggiunto la felicità, essa ti cambia l'orizzonte e tu dimentichi di essere felice e ti proietti oltre, verso il miraggio.
Il giorno dopo uscì di nuovo dalla sua scatola attraverso la fessura sul soffitto e volò svogliatamente piluccando le traiettorie, assorta com'era nei suoi pensieri. Ripassò a volo radente più di una volta sulla pagina che ormai amava tanto, quando lo sguardo si posò su un libretto nero seminascosto tra vecchi tomi allineati su uno scaffale.
Notò subito la scritta rossa sul dorso “Amico cercasi”.
Genny pensò subito che forse poteva fare al caso suo.
Aprì la pagina delle istruzioni e lesse che chiunque volesse trovare un amico bastava andare al paragrafo giusto poi alla pagina contrassegnata con l'iniziale del proprio nome e avrebbe trovato i numeri di telefono dell'amico del cuore che la vita ti ha destinato.
A Genny non sembrò vero! Fece come le era stato indicato: aprì al capitolo “Volare” poi andò alla lettera “G” e trovò un solo nome: Giuseppina.
Ehum – pensò- il nome non mi alletta molto.
Ma non c'erano altri nomi per cui prese il coraggio a due mani e fece il numero di telefono.
Dall'altra parte squillò una, due, tre volte.
Genny fu quasi contenta e pensò che il destino aveva deciso per lei; evidentemente Giuseppina non era in casa o il numero era inesistente.
Stava per riattaccare quando dall'altro capo del filo sentì uno squillante “Hello?”
Genny con voce incerta rispose: - Sono Genny e cerco un'amica -
Dall'altra parte una voce argentina e un fiume di parole la inondò come un effluvio di gelsomini in una fresca mattina di primavera.
Genny non capì tutto, frastornata ed emozionata com'era, ma ricordò bene le ultime parole di Giuseppina: ci vediamo domani mattina all'angolo tra la panetteria e il locale Flydance.
Per un attimo la paura dell'ignoto l'assalì e quasi rimpianse il suo primo mondo SediciPerQuattro ma fu solo un attimo: lei si sentiva destinata a volare alto e per farlo doveva osare.
Se la vita malandrina le allontanava l'orizzonte, ebbene, lei lo avrebbe rincorso con tenacia e ostinazione, perciò, più fiera che mai, decise che il giorno dopo sarebbe andata all'appuntamento.
Posò la cornetta del telefono con il cuore in tumulto ma felice perché avrebbe avuto finalmente un'amica con cui volare.
Passò il resto della giornata a bighellonare. Si arrampicò sullo specchio, si dondolò sul lampadario, sbocconcellò qualche mollichina trovata in un angolo e un po' di polpa zuccherina da una pera, ma il suo pensiero era rivolto costantemente all'incontro del giorno dopo.
La mattina dopo si svegliò presto, si lucidò le alucce, si lavò l'apparato boccale, si strofinò le zampine per ripulirle e via! volò fuori dalla finestra per arrivare in tempo all'appuntamento.
La città era ancora silenziosa dalla notte e Genny poté ammirarla in tutto il suo splendore.
Altro che Sediciperquattro!
Uno spazio infinito si parò davanti ai suoi occhi: strade, case, prati, boschi e poi cielo, cielo azzurro infinito che a guardarlo ti senti piccola piccola nonostante lei lo fosse già. Sentirsi piccola non è un modo di essere ma uno stato d'animo che ti fa parte dell'immenso e ti fa percepire l'incommensurabile. E lei, piccola anonima mosca comune, sentì forte di essere parte di un progetto senza tempo.
Esterina De Rosa
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 12 Dicembre) |