Il Monte Maggiore, massiccio carbonatico di età prevalentemente mesozoica insieme ad altri massicci analoghi, rappresenta l'ossatura dell'appenino Campano-Lucano. Il massiccio si eleva al centro della provincia di Caserta e raggiunge 1.037 meri di altezza e per le sue particolari caratteristiche: grotte, caverne, santuari, fauna e flora si colloca tra i luoghi più suggestivi della provincia di Caserta e della regione Campania. Diversi Enti ed Associazioni tra cui la Lega per l'ambiente di Caserta, l'Associazione per la tutela dell'ambiente di Teano, la lega Italiana protezione uccelli di Caserta e l'Associazione Amici della natura di Calvi Risorta, in un recente passato, hanno compiuto sul Monte Maggiore interessanti campi di lavoro, significative escursioni, valide ricerche, approfonditi studi.
La sua salvaguardia, la sua tutela e la tutela del suo suolo sono affidate alla Comunità Montana, con sede nel Comune di Formicola (CE), della quale fanno parte nove Comuni: Castel di Sasso, Dragoni, Formicola, Giano Vetusto, Liberi, Pietramelara, Pontelatone, Roccaromana e Rocchetta e Croce.
Il Monte Maggiore vanta una rigogliosa superficie boschiva ed un ambiente ricco di santuari pagani e di grotte sui quali si è inserito il rito cristiano. Tra i più antichi e tuttora officiati si ricorda il santuario di San Salvatore, una piccola chiesetta costruita su uno sperone di roccia – metri 857 – e l'eremo della cappella della Madonna di Fradejanne, situato su un roccione, - metri 895 -, entrambi nel comune di Rocchetta e Croce e la grotta di San Michele Arcangelo, nella dorsale calcarea del Monte Melanico nella località di Profeti del Comune di Liberi.
Questi luoghi sono raggiungibili solo a piedi, per i primi due siti percorrendo antichissimi sentieri e mulattiere e per il terzo sito percorrendo agevoli sentieri, dai quali si ammira il meraviglioso panorama della pianura Campana e lo sguardo può ammirare anche le isole di Ischia e di Capri. A fianco del piccolo santuario di San Salvatore, costruito nell'undicesimo secolo, esistono tracce e testimonianze di un minuscolo convento di frati benedettini. Il santuario di San Salvatore ha la forma quasi rettangolare, alla cripta si accede alzando le due botole in legno e in ferro poste all'entrata e nella zona antistante/laterale è attivo un pozzo che preleva acqua da una sottostante cisterna. Una descrizione interna evidenzia che la costruzione del santuario risale ai primi anni dell'anno mille e diversi storici sostengono che nella struttura abbia vissuto, per alcuni anni, San Tommaso d'Acquino.
Negli ultimi anni, diverse volte, il Vescovo Diocesano Mons. Arturo Aiello (che ha guidato la Diocesi Di Teano-Calvi dal 15 luglio 2006 al 30 giugno 2017 ed attualmente guida la Diocesi di Avellino), ha visitato, da pellegrino, il Santuario di San Salvatore ed il primo maggio di ogni anno i fedeli dei Comuni che gravitano intorno al Monte Maggiore: Rocchetta e Croce, Calvi Risorta, Giano Vetusto, Riardo, Pietramelara, Pignataro Maggiore, Camigliano, Formicola, Pastorano, Pontelatone e tanti altri anche di altre località vi si recano per rendere gloria ed onore al Santissimo Salvatore e la liturgia è celebrata, quasi sempre, dal parroco di Rocchetta in quanto il santuario rientra nel suo perimetro parrocchiale. Questi si sentono appagati e gratificati da un tale itinerario dell'anima tra eremi mozzafiato in una natura ancora intatta e, per certi versi, quasi selvaggia. Percorrere sentieri degli antichi pellegrini dona serenità e armonia.
Tutto è pace, silenzi.
L'eremo di San Salvatore è il luogo ideale per week end dello spirito o come punto sosta per escursione e trekking poiché il piano superiore può essere utilizzato, in qualsiasi periodo dell'anno, come rifugio.
Dall'eremo di San Salvatore i più esperti possono conquistare la vetta più alta del Monte Maggiore, il Pizzo San Salvatore a quota 1.037 metri.
Percorrendo il sentiero che inizia sulla destra poco dopo l'uscita dal vialetto di San Salvatore si prosegue per raggiungere la piccola cappella dell'eremo della Madonna di Fradejanne e tale percorso rappresenta la camminata meditativa che i monaci/residenti agli eremi effettuavano quotidianamente e porta sull'altro versante della montagna, immersi in aprile e maggio (periodi dei pellegrinaggi dai centri vicini) tra splendide orchidee selvatiche e i mille colori della flora spontanea. Inconfondibile, poi, lungo il sentiero il profumo della menta peperita, pianta che da millenni viene usata nella sottostante area Trebulana per armonizzare gli squisiti formaggi locali.
La cappella di Fradejanne ha grande fascino, con alle spalle uno straordinario punto panoramico da cui si gode un'ampia vista dal Matese al vulcano di Roccamonfina con i centri abitati di Roccaromana, Pietramelara, Riardo, Teano, Pietravairano e Roccamonfina.
Tra le tante grotte e caverne del Massiccio del Monte Maggiore quella che si impone per importanza geologica ed archeologica è la grotta di San Michele Arcangelo, sita a nord della frazione di Profeti del Comune di Liberi ed è raggiungibile attraverso un sentiero, percorribile a piedi o a cavallo. La cavità della grotta ospita tre altari: solo quello di San Michele è ben tenuto mentre è abbandonato quello in forma basilicale ed è quasi completamente distrutto il terzo. Durante il medioevo, era tale l'importanza e la fama della basilica che l'Arcivescovo di Capua, nel 979, riservò per sé e per i suoi discendenti la giurisdizione sul tempio. Si registra, oggi, un culto molto sentito e l'otto maggio il luogo è meta di processioni di fedeli devoti e non mancano tracce di un antichissimo culto litolatrico di origine preistorica. La dedicazione a San Michele attesta che da oltre mille anni la grotta è luogo di culto cristiano che si sovrappose, senza eliminarlo, ad un culto preistorico, e dunque si può ritenere che si è in presenza del più antico santuario, tuttora officiato, del Monte Maggiore.
All'interno della grotta, alla luce delle torce, si ammirano stalattiti e stalagmiti che nel corso dei secoli hanno assunto svariate forme: mammelle, serpenti e cavolfiori. All'interno un cunicolo, non percorribile, immette sul crinale opposto in una voragine denominata “sciusciaturo” per le folate di vento che fuoriescono. Il Monte Maggiore si caratterizza anche per la sua diversificata vegetazione e, pertanto, costituisce un insieme di “habitat” che favorisce una rilevante e varia presenza faunistica.
Tra gli animali di grossa taglia si trovano il cinghiale (ma è del tutto evidente che negli ultimi anni, a causa di una spietata caccia, la sua presenza è fortemente diminuita) e la volpe e di piccola taglia la donnola, il tasso, l'istrice ed il riccio.
Tra gli uccelli diffusi sono il tordo, la quaglia, la peppola, il merlo, l'usignolo, la gazza ladra ed il picchio. Tra i rapaci diurni primeggiano il falco pellegrino, la poiana, il nibbio, la beccaccia e la sirenella e tra quelli notturni il gufo reale, la civetta ed il barbagianni. Tra i rettili abbondano le lucertole comuni, i ramarri ed i serpenti quali la biscia, il cervone e la vipera, quest'ultima localizzata negli “habitat” rocciosi. La flora del Monte Maggiore è molto ricca per la diversità del terreno e dell'esposizione ed è caratterizzata da boschi di latifoglia. Nelle zone al di sotto dei 900 metri di altezza si trovano il cerro, il leccio, l'acacia ed in quelle oltre i 900 metri si trovano la betulla, il castagno, il faggio ed il pino silvestre e nei boschi misti si trovano il prassino, l'erica arborea, il carpino bianco, il corbezzolo e l'alloro. I monti verso sud sono quasi sempre sprovvisti di vegetazione arborea.
Il Monte Maggiore costituisce la vetta più alta dei Monti Trebulari o Colli Caprensi e questi costituiscono un Massiccio montuoso situato nel cuore della provincia di Caserta, distaccato dall'Appennino Campano dalla valle del medio Volturno. Il Massiccio è il secondo gruppo montuoso, dopo il Matese, per altezza della provincia di Caserta ed è composto dalle seguenti punte: Monte Maggiore, sito tra i Comuni di Formicola e Pietramelara; Monte Caprario, tra i Comuni di Liberi, Dragoni e Roccaromana; Monte Friento, tra i Comuni di Castel di Sasso e Pontelatone (Treglia); Monte Sant'Erasmo, tra Pontelatone (Treglia) e Formicola; Monte Cardillo, tra Liberi ed Alvignano e Monti della Costa, tra Roccaromana e Pietravairano.
É del tutto evidente che il Monte Maggiore, con tutte le sue particolari caratteristiche, connotazioni e peculiarità può essere considerato, a giusta ragione, luogo di culto ma anche di meditazione e di riflessione personale per ritrovare la pace, il riposo e l'equilibrio in quanto la natura, al suo interno, ha creato un “habitat” ideale per ritornare in contatto con sé stessi e con la propria parte interiore più profonda.
Luigi Di Benedetto
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 2 Febbraio) |