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Indice Diego G. Di Salvo
 
 

Su un piego postale del 1811 dal sindaco di Conca al

sottintendente di Gaeta annullato con bollo murattiano di
Conca e stampato inclinato con iniziale grande di Sessa
(I parte)
 
Figura 1 - Piego postale del 1811 dal sindaco di Conca al
sottintendente di Gaeta.
 

Il recente ritrovamento di un documento postale inviato dal sindaco di Conca al sottintendente del distretto di Gaeta, ricevuto il 16 settembre 1811, suggerisce di condividere qualche riflessione sulla storia postale di Conca della Campania e sugli assetti istituzionali dell'epoca. Non prima, però, di aver tratteggiato un più generale quadro storico di riferimento.

1. Inquadramento storico: il decennio napoleonico del Regno di Napoli e la presenza dei francesi a Conca
Dopo l'invasione del Regno di Napoli e la presa della Capitale partenopea il 15 febbraio 1806, Napoleone Bonaparte nominò il fratello Giuseppe re delle Due Sicilie il successivo 30 marzo. Il Regno, però, comprendeva la sola parte continentale, quella definita “al di qua del faro”(1), mentre la Sicilia rimaneva ai Borbone sotto il protettorato inglese. Giuseppe Bonaparte governò fino all'8 luglio 1808, quando fu chiamato sul trono di Spagna. Gli successe Gioacchino Murat, incoronato il 1° agosto col nome di Gioacchino Napoleone(2), che regnò fino al trattato di Casalanza del 20 maggio 1815(3).
Durante il “Decennio francese” fu avviata un'importante stagione di riforme: la feudalità venne abolita (legge n. 130 del 2 agosto 1806), così come gli ordini regolari (con conseguente ridistribuzione dei beni a essi riferibili). Furono istituiti un nuovo catasto onciario, l'imposta fondiaria e i registri dello stato civile. L'apparato amministrativo preesistente fu letteralmente spazzato via, sostituito da una struttura fortemente centralizzata che aveva il proprio fulcro nel ministro degli interni, rappresentato nelle province dall'intendente e nei distretti dai sottintendenti(4).
Per quanto riguarda la presenza francese a Conca, qualche notizia risulta dagli scritti storici del dottor Pietro Galdieri, pubblicati sulle pagine del Patto Costituzionale del 25 marzo e del 5 aprile 1880(5):
“… l'antico castello cadeva già in collasso, e s'ebbe l'ultimo colpo dalla soldatesca francese, che vi venne accasermata durante il decennio napoleonico; la quale si fece a bruciarne porte, finestre, e mobiglia, distruggendo ogni storico ricordo delle passate signorie; nel tempo stesso che s'aboliva in diritto, per le leggi eversive del 1808, la stessa ragion feudale”(6).

2. Un nuovo modo di governare il territorio
Con la legge 8 agosto 1806 n. 132 “Sulla divisione e amministrazione delle province”, varata da Giuseppe Bonaparte, si ripartì il territorio del Regno di Napoli sulla base del modello francese, con l'istituzione di province, distretti e circondari in cui venivano ricompresi i comuni.
A questa prima legge, che riorganizzò la provincia di Terra di Lavoro nei distretti di S. Maria (nuovo capoluogo), Gaeta e Sora, ne seguirono altre due di dettaglio(7):
· la legge n. 272 dell'8 dicembre 1806, che indicava i governi, cioè i circondari di ciascun distretto;
· la legge n. 14 del 19 gennaio 1807, che indicava i comuni ricompresi in ciascun circondario.
Il circondario non aveva organi amministrativi, ma era sede di alcuni servizi pubblici tra i quali la giudicatura, ossia il primo livello giudiziario, con annesse carceri circondariali(8).
La citata legge 8 agosto 1806 n. 132 si occupò anche dell'ordinamento comunale, prevedendo che il decurionato – un organo deliberativo costituito da capofamiglia eletti tra coloro che erano iscritti nel ruolo delle contribuzioni – nominasse sindaco e due eletti, nonché discutesse sui conti da questi presentati alla fine di ogni anno. Al sindaco era affidata l'amministrazione in senso stretto, con l'assistenza di uno dei due eletti. All'altro spettavano compiti esclusivi in materia di polizia municipale e rurale.
La successiva legge 20 maggio 1808 n. 146 consentì l'accesso alle liste degli eleggibili alle cariche di decurione, sindaco ed eletto anche a chi esercitava una professione nelle arti liberali, a prescindere dal censo. In virtù di tale ultima riforma, la nomina del sindaco e degli eletti – sulla base di una terna di soggetti eleggibili proposta dal decurionato – era effettuata dal re o delegata agli intendenti nei comuni minori(9).

3. Il distretto di Gaeta, gli accorpamenti di Conca e le attività istituzionali e postali
Come visto, il distretto di Gaeta fu individuato quale ripartizione amministrativa della provincia di Terra di Lavoro nel Regno delle Due Sicilie dalla legge n. 132 dell'8 agosto 1806(10). Con la successiva legge n. 272 dell'8 dicembre 1806, lo stesso distretto fu diviso in otto sotto livelli amministrativi detti circondari: Gaeta, Le Fratte, Traietto, Fondi, Teano, Carinola, Sessa e Roccamonfina(11).
Con la legge n. 14 del 19 gennaio 1807 Conca venne inizialmente ricompresa nel circondario di Teano. Fu solo per effetto del successivo decreto n. 922 del 4 maggio 1811 che passò al circondario di Roccamonfina(12), cui rimase amministrativamente legata anche durante il Regno d'Italia(13).
A queste relazioni fra istituzioni, naturalmente, corrispondevano dei collegamenti postali. Per Conca, alcuni di essi sono indicati nel budget dell'Università(14) per l'anno 1810:
“Per tanti corrieri straordinari che vengono continuamente spediti da moltissime autorità non meno per il corriere Procacciuolo che va due volte la settimana in Teano (si ammettono solo 6 ducati per Procacciuolo) = 25,60 ducati”(15).
Questa voce è la fotografia di un'intensa attività istituzionale del comune di Conca, tale che “moltissime autorità” chiedevano all'Ente di inviare corrieri straordinari per evadere la corrispondenza d'ufficio. Prima delle riforme amministrative francesi, i costi di questo corposo ricorso ai servizi postali erano a totale carico delle casse comunali. Ma a seguito del decreto emanato da Gioacchino Napoleone il 25 luglio 1810, le spese del sistema della posta interna(16) (per corrieri, pedoni e procacciuoli) furono escluse dai budget dei comuni e riconosciute solo entro limiti predefiniti. Fu vietato espressamente a ogni autorità di comandare la spedizione di corrieri a spese dei comuni, chiedendosi che provvedessero personalmente e solo in casi urgenti. Chiunque trasgredisse pagava di tasca propria(17).
Il secondo dato interessante è il collegamento postale con Teano, che all'epoca era ancora il capoluogo del circondario di appartenenza di Conca. Nel budget si cita il “corriere procacciulo che va due volte la settimana in Teano”. In quel periodo i due centri erano collegati anche, e certamente in maniera più agevole, mediante il cammino traverso San Germano – Torricelle (contrada di Teano), lungo il quale c'era la stazione di posta di Taverna di Conca. Su questo percorso postale transitavano corrispondenza (mediante postiglioni e staffette), denaro, merci (mediante procacci) e passeggeri(18).

(fine I parte)

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Note
(1) Il faro è quello di Messina e le espressioni «Reali dominii al di qua del Faro» e «Reali dominii al di là del Faro» indicavano rispettivamente il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia.
(2) Cfr. Nino Cortese, Gioacchino Murat, re di Napoli, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1933; Alfonso Scirocco, Giuseppe Bonaparte, re di Napoli in Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 57, 2001.
(3) Il trattato di Casalanza (casa Lanza era una tenuta nei pressi di Pastorano) fu stipulato tra l'esercito austriaco e quello napoletano di Gioacchino Murat, dopo la sconfitta nella battaglia di Tolentino. Con esso l'imperatore Francesco II d'Asburgo-Lorena riconsegnava all'alleato Ferdinando IV di Borbone il Regno di Napoli. Cfr. Domenico Spadoni, Casalanza, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1931.
(4) Cfr. Aldo Di Biasio, La riforma amministrativa nel processo di modernizzazione dello Stato avviato dai francesi nel Regno di Napoli – Gli atti del Consiglio Distrettuale di Gaeta, in Aldo Di Biasio (a cura di), Economia, società e politica in Terra di Lavoro e in Campania tra Ottocento e Novecento – Studi in memoria di Carmine Cimmino, Luciano Editore, Napoli, 1998.
(5) Cfr. Pietro Galdieri, Cenni Corografico – Storico – Statistici del Comune di Conca della Campania, G. De Angelis e Figlio, Napoli, 1880.
(6) Ivi, pag. 10.
(7) Alla provincia di Terra di Lavoro furono sottratti tutti i territori che andarono a costituire la provincia di Napoli. La medesima legge spostò il capoluogo da Capua a S. Maria.
(8) Cfr. Diego G. Di Salvo, Il giudicato circondariale di Roccamonfina, in Pillole di Storia Postale dell'areale del Roccamonfina #6, Conca della Campania, 2023.
(9) Cfr. Idem, Sindaci di Conca della Campania dal 1809 ad oggi, concadellacampania.info, 2022.
(10) Cfr. Supra § Un nuovo modo di governare il territorio.
(11) Cfr. Salvatore D'Ambrosio, Annullamenti di Terra di Lavoro, Pesole s.n.c., Napoli, pag. 9.
(12) Cfr. Ivi, pag. 11.
(13) Cfr. Ivi, pag. 24.
(14) Con il termine università (universitas) era indicato il comune dell'Italia Meridionale.
(15) Aniello Parma, Conca della Campania Storia Tradizioni e Immagini, Nuove Edizioni Ciesseti, Napoli, 1985, pag. 59.
(16) Per la posta interna vedi infra § Il bollo amministrativo murattiano di Conca come bollo di cancelleria comunale (postale).
(17) Cfr. Paolo Vollmeier e Vito Mancini, Storia Postale del Regno di Napoli dalle origini all'introduzione del francobollo, Paolo Vollmeier Editore, Castagnola (Svizzera), 1996, Vol. II, pag. 843.
(18) Cfr. Diego G. Di Salvo e Gennaro Farinaro, La Taverna di Conca, concadellacampania.info, 2023.

 

Diego G. Di Salvo
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 8 Agosto)

 
Figura 2 - Da sinistra: Ritratto di Giuseppe Bonaparte di François Gérard
del 1808 circa, Castello di Fontainebleau e Ritratto di Gioacchino Murat
di François Gérard del 1811 circa, collezione privata.