Non possiamo liquidare con poche parole il successo ottenuto nei giorni scorsi dalla Mostra d’arte organizzata a Teano, nella sala dell’Annunziata, dall’affiatato gruppo del CIF.
Non possiamo farlo per tanti motivi: primo perché è un evento che ha trovato valida stabilità nel susseguirsi spesso anche due volte l’anno, con presenza sempre maggiore sia di artisti espositori che di visitatori. Poi perché si tratta di un evento culturale tra i più diretti all’animo ed alla suggestione di chi vi si approccia: ancora per la qualità degli espositori e la varietà dei generi ed infine, ma non ultimo, per il fatto che la organizzazione e l’allestimento, anche materiale, del tutto è prevalentemente di aspetto “femminile”.
Non poca cosa in una città che, lo avrete notato, cerca di sopperire così, da qualche anno in qua, al totale degrado strutturale o addirittura alla perdita totale di importanti servizi pubblici: è come un riscatto della popolazione, che si organizza in numerose quanto svariate Associazioni che tentano di rianimare una vitalità popolare da sostituire alla sempre più quiescente vitalità politica.
Nascono allora manifestazioni le più strane, spesso anche inconciliabili tra di loro, che vanno dal prevalente aspetto “ludico” (per non usare il termine “orgiastico”) e certamente più redditizio, a quello culturale o simil-culturale. Si passa così dalle infinite sagre di tutte le varie frazioni e dai concerti pubblici, ahimè sempre con gli stessi artisti e sempre espressi con decibel insopportabili, alle un tantino più serie celebrazioni culturali spesso con il positivo effetto di una integrazione tra loro e di un aumento della frequentazione popolare anche se di tipo “mordi e fuggi”. E questo aspetto lascia un poco di amaro in bocca, perché non sono economicamente stabili, validi o duraturi (o lo sono per una piccolissima parte degli operatori locali), ma soprattutto perché rappresentano un succedaneo alla fattiva e necessaria operosità politico-amministrativa, rischiando di addormentarla vieppiù distraendola dai veri problemi che urge affrontare e risolvere. E non sto qui a citarli perché so bene che li conoscete tutti.
Un “simpatico” (?) avvenimento, che la dice lunga anche su questa citata “vivacità popolare”, si è avuto quando un nutrito gruppo di visitatori ha attraversato tutta la sala con rigorosa aria di “superiorità” (?) solo per guardare la struttura architettonica della Sala dell’Annunziata, soffermandosi su alcuni capitelli di età romana e snobbando completamente ogni opera esposta. Nulla da eccepire, ma, non so perché, mi sono venute subito alla mente le ultime strofe dell’ode “Davanti San Guido”, del grande Carducci, che sottolineano la voluta o meno estraneità ideologica alla condivisione del “progresso”, identificato allora nel treno a vapore, o “vaporiera”.
Le riporto:
“Ansimando fuggìa la vaporiera
mentr’io così piangeva entro il mio cuore;
e di polledri una leggera schiera
annitrendo correa dietro al rumore.
Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo
rosso e turchino, non si scomodò:
tutto e quel chiasso ei non degnò d’un
guardo e a brucar serio e lento seguitò.”
Ahinoi! Di quanti asini bigi faremmo volentieri a meno!
Claudio Gliottone
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 8 Agosto) |