Poche cose sono moralmente disarmanti, mi si perdoni il bisticcio, come avvertire, o dovere avvertire, la necessità di riarmarsi. Soprattutto per noi che, nati sul finire degli anni ’40 dello scorso secolo, dopo la più catastrofica “guerra mondiale”, abbiamo goduto del più lungo periodo di pace in una Europa che era stata persino capace di unirsi politicamente superando tutte le ataviche pretese di territorio o di economia o di politica o financo di religione che durante tutta la sua esistenza avevano creato lotte infinite tra i suoi Stati (invasioni, guerre di religione, guerre mondiali).
Una Europa voluta, pensata e realizzata da Premier internazionali di grande spessore, come Alcide De Gasperi e Conrad Adenauer e persino De Gaulle o Spaak. Ed abbiamo vissuto finora nella illusione di aver creato una stabile occasione di pace, considerato che, nella storia del mondo, la più turbolenta era sempre apparsa quella europea. Abbattute le barriere doganali, creata la moneta unica, trovata come guida una posizione politica democratica e liberale nei rapporti tra gli stati aderenti e tra questi con il resto del mondo, avevamo sempre trascurato l’idea, preconizzata peraltro dal nostro grande statista De Gasperi, che di guerre mondiali ne aveva combattuto due e che aveva politicamente sofferto il fascismo sulla sua pelle, di formare un esercito comune.
Ci è andata bene per quasi ottant’anni.
Ora la aggressività della Russia, la ulteriore destabilizzazione del Medio Oriente, la retromarcia nazionalista di Trump, ci ripresentano l’annoso problema. Da risolvere, oltretutto, in tempi molto ristretti.
A risolvere i problemi europei, certamente avendone un tornaconto, sono stati per due volte gli Stati Uniti: al momento pare non siano più dello stesso parere.
Il “buonismo” resta una pericolosa leggenda e calpestare il diritto dei popoli è cosa abbastanza semplice anche senza la sua esistenza; figuriamoci quando esso prende l’innaturale prevalere in una sola parte. Perché l’aggressività e la cattiveria sono proprie anche dell’uomo singolo: figuriamoci quando è riunito in branco.
E allora “si vis pacem para bellum”: costi quel che costi non costerà mai quanto la perdita della libertà.
Claudio Gliottone
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 3 Marzo) |