Il 17 febbraio del 1600, di buon mattino, il Papa Clemente Vlll, al secolo Ippolito Aldobrandini nato a Fiano, si recò in Campo de'Fiori, a Roma, e personalmente appiccò il fuoco alla pira sulla quale giaceva, legato ad un palo e con una mordacchia sulla bocca perché non urlasse, GIORDANO BRUNO, uno dei più grandi pensatori italiani, conosciuto in tutte le Università d'Europa.
Era stato condannato dal Santo Uffizio della Curia Romana a morte per le sue idee filosofiche e scientifiche in aperto contrasto con la religione e la Chiesa cattolica.
Eravamo in pieno oscurantismo ideologico e culturale, oppressi da una Controriforma religiosa senza essere stati neppure toccati dalla Riforma luterana e tanti pensatori e studiosi che in nome di un razionalismo anche scientifico mettevano in forse i dogmi della Chiesa subivano analoga sorte.
Mi piace sottolineare un aspetto simpatico che ci fa sentire Bruno geograficamente più vicino: studiò filosofia a Napoli col maestro Teofilo da Vairano e fu amico stimato di Luigi Tansillo, morto a Teano; ma Bruno fu cittadino del mondo nelle cui più importanti università, da Londra a Tolosa, dalla Spagna alla Francia, alla Svizzera, alla Polonia, portò le sue idee filosofiche che erano una anteprima di quanto avrebbe poi confermato la scienza: la infinità dell'Universo e la presenza in esso di più mondi.
La rivoluzione Copernicana era agli inizi e Galileo fu costretto sempre dalla Santa Inquisizione ad abiurare le sue idee di geocentrismo.
Le vittime delle guerre di religione nel '500 furono migliaia e migliaia in tutta Europa, e si contraddistinsero per la crudeltà inaudita con la quale venivano soppresse.
A Montalto di Cosenza, nel 1561, testimoniato dalle lettere di tre persone che assistettero ai massacri: “in 11 giorni si è fatta esecuzione di 2000 anime e ne sono prigioni 1600 condannati”.
In un'altra lettera si parla di “ottantasei scorticati vivi, e poi fenduti in due parti furono a questo modo attaccati a pali e piantati per tal uopo lungo la strada per la lunghezza di 26 miglia, e vedesi tale spettacolo spaventevole agli eretici e di grande confermazione ai cattolici”
Altri “furono unti di resina, acciò venendo consumati a poco a poco essi soffrano di più per correzione della loro empietà”.
Dal 1500 ad oggi sono passati 500 e più anni ma, pensando all'integralismo islamico, pare di vivere ancora in quell'epoca; anzi peggio perché pare che le vittime della rivolta iraniana sarebbero già più di dodicimila ed i condannati in attesa di esecuzione oltre 800.
Il secolo dei lumi è passato invano se ancora il fanatismo religioso, e non solo religioso, affossa la razionalità e ammazza migliaia di persone o, come da noi, non ha il coraggio di riabilitare come dovrebbe, e non solo a chiacchiere, i martiri di 500 anni fa.
Claudio Gliottone
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 1 Gennaio) |