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Indice Andrea Izzo
 
 

Evoluzione ed elementi delle diocesi di Calvi e Teano

dal 1840 al 2024
 

I centoquarantasei anni di storia delle diocesi di Calvi e Teano, 1840-1986 e trentotto anni di storia della diocesi di Teano-Calvi, 1986-2024, fanno emergere sufficienti elementi capaci di illuminare in generale gli aspetti fondamentali di vita ecclesiale. Per la diocesi di Alife-Caiazzo e per quella di Sessa Aurunca, unite alla diocesi Teano-Calvi “in persona episcopi”, nel vescovo Giacomo Cirulli, rispettivamente nel 2021 e 2023, allo stato attuale risulta impossibile e improponibile solo tentare di trarre qualche conclusione in quanto la fusione delle tre diocesi è storia recentissima.
Dei tre episcopati che caratterizzano il periodo 1840-1908, uno, quello centrale del D'Avanzo, si distingue per la grande figura di quel vescovo-cardinale, che si impose per la sua cultura e meno fece sentire l'efficacia dell'azione pastorale, anche se pure in lui questa non fu del tutto priva di significati. Chi volesse approfondire la conoscenza del suo pensiero e della sua azione in ordine ai problemi dei rapporti della Chiesa con il mondo moderno prevalentemente sotto l'aspetto politico, troverebbe in quell'episcopato una fonte notevole di interesse specialmente per lo straordinario numero di “proteste” che portano la firma del D'Avanzo.
Più “pastorale” invece appare l'azione del suo predecessore, lo Sterlini, del quale però non si dispone di molti documenti, e quella del Giordano con cui la disamina particolareggiata, primo decennio del Secolo diciannovesimo, trova la sua conclusione. Gli elementi e gli aspetti preponderanti che si avvertono nel periodo 1840-1908 riguardano maggiormente le condizioni del clero e del laicato, lo stato della cultura religiosa, le iniziative socio-religiose prese dai vescovi.
Anche per queste due diocesi, Calvi e Teano, sembra di poter dire che la Chiesa dispone in quel tempo di un clero numericamente più che sufficiente ma non sempre adeguatamente preparato sia per cultura che per spiritualità e maggiormente fra i preti secolari. Lo stesso laicato non ha manifestazioni di ruolo attivo e vive un'esperienza di Chiesa comune e molto diffusa in quel tempo, con forme di religiosità popolare, certamente molto interessanti ma non prive di note magiche. Elementi positivi invece sono da considerare quelli che scaturiscono dalle iniziative prese in quel tempo per migliorare il livello sia del clero che del laicato. Si vedano per esempio le opere di formazione dei candidati al sacerdozio attuate nei seminari e nei conventi. Come pure, bisognerebbe ricordare le numerose scuole gratuite per le figlie del popolo, le istituzioni religiose e le Pie Unioni. Un discorso a parte meriterebbe poi il settore delle confraternite laicali, nelle quali si esprimeva in quel tempo ogni forma di partecipazione dei laici alla vita della Chiesa in forma attiva. Infatti dalle ricerche effettuate non è risultata alcuna notizia di gruppi o associazioni di Azione Cattolica o di aderenti all'Opera dei congressi. Importante sembra invece l'azione svolta per iniziativa di quei vescovi nel campo sociale mediante una ben fitta trama di opere di assistenza. Nel campo della cultura religiosa si ha la conferma di una catechesi indirizzata quasi esclusivamente alla vita sacramentale, mentre si fa desiderare di più l'aspetto dell'evangelizzazione.
Sembra che le due Chiese, quella di Calvi e quella di Teano, nella Seconda metà dell'ottocento, 1840-1908, non si allontanino di molto dalle caratteristiche generali della Chiesa italiana in quel tempo, con le sue luci e con le sue ombre, una Chiesa, però, che pare avverta l'esigenza di un profondo rinnovamento e che sente il disagio della situazione del tempo, anche se non riesce ad intravvedere con chiarezza il cammino da percorrere.
I vescovi che si succedono dal 1908 al 1986, anno della fusione delle due diocesi con l'attuale nome di diocesi di Teano-Calvi, sono: Albino Pella, 1908-1915; Calogero Licata, 1916-1924; Giuseppe Marcozzi, 1926-1940; Giacinto Tamburrini, 1941-1944; Vincenzo Medori, 1945-1950; Giacomo Palombella, 1951-1954; Matteo Guido Sperandeo, 1954-1984 e Felice Cece, 1984-1986/89 che si trovano a guidare le due diocesi in tempi e condizioni differenti. Il clero in quest'arco di tempo, 1908-1986, non sempre si manifesta all'altezza del delicato impegno assunto e dei doveri insiti nell'ordinazione sacerdotale. Anzi, non sono isolati gli episodi in cui il clero assistite passivamente, e di conseguenza accetta riti e forme eccessivamente popolari che molte volte non hanno niente a che fare con il culto, le pratiche religiose e la liturgia sacramentale e non sono neanche rari i casi in cui i presbiteri assumono una funzione molto attiva e appariscente nella vita politico-partitica delle loro realtà parrocchiali. Certamente ciò non agevola e non aiuta a rendere incisiva l'azione pastorale del presule diocesano anche in presenza di una carente istruzione dei fedeli, per di più molti analfabeti totali e pieni di pregiudizi, le cui credenze, tramandatesi da padri in figli, incidono non poco sulla corretta e sana pratica religiosa. Le due guerre mondiali, 1915-1918 e 1940-1945, specialmente la seconda vede i territori delle due diocesi teatro di bombardamenti, rappresaglie e imboscate con conseguenti distruzioni, morti, lutti, vedovanze, orfani (il vescovo Giacinto Tamburrini non riuscì a superare lo shock delle conseguenze distruggitrici e mortali della guerra e morì d'infarto) e la meritoria attività episcopale è tutta protesa a lenire le sofferenze e i disagi dei fedeli e nella riattivazione e ricostruzione delle strutture sacre e degli ambienti ad esse annesse. La celebrazione del concilio vaticano II indetto da papa Giovanni XXIII, 1° ottobre 1962-8 dicembre 1965, uno degli eventi ecclesiali più importanti di tutta la storia della Chiesa, nelle due diocesi non desta all'inizio eccessivo scalpore ma il vescovo del tempo, mons. Sperandeo, con l'attenzione e la prudenza che lo contraddistinguono, ha l'accortezza di sintonizzare la sua azione pastorale sull'onda delle nuove direttive conciliari, dalle parvenze molto audaci e quasi rivoluzionarie, recepisce il messaggio e lo trasmette al clero e ai fedeli delle sue diocesi anche se non manca qualche resistenza. Il terremoto del 1980 non risparmia i territori sidicini e caleni e le strutture sacre: episcopio, cattedrali, chiese, conventi, monasteri, subiscono danni ingentissimi e notevole e produttivo è l'impegno dei vescovi del tempo per la loro ricostruzione e per renderle idonee alle funzioni liturgiche e alle attività sociali. Basta citare gli interventi sulle cattedrali di Calvi e di Teano che in pochi anni riacquistano, anzi migliorano, il loro aspetto naturale e funzionale.
Nel 1986 le due diocesi vengono fuse e il vescovo diocesano Felice Cece cura i dovuti adempimenti e ne diventa anche il primo vescovo della diocesi di Teano-Calvi. I vescovi che si susseguono dal 1986/89 ad oggi, anno 2024, sono: Francesco Tommasiello, Arturo Aiello e Giacomo Cirulli, quest'ultimo attuale pastore della diocesi. Mons. Tommasiello deve gestire, con la dovuta sensibilità e diponibilità, la carenza nella diocesi di sacerdoti causa la costante crisi vocazionale, peraltro triste e doloroso fenomeno che si registra in quasi tutte le diocesi italiane, e tale carenza dopo solo qualche anno, agli inizi del Secolo ventunesimo, non solo si arresta, ma inverte la tendenza e ci si trova di fronte ad un piacevole ed agognato risveglio vocazionale che riguarda diverse realtà territoriali diocesane e di tanto se ne giova l'intera diocesi. La diocesi viene dotata di un moderno e funzionale auditorium, 2002, al quale viene dato il nome “Mons. Francesco Tommasiello” che ne fu l'ideatore e il realizzatore. Si continua a prestare, negli ultimi tempi addirittura aumenta, la dovuta attenzione alla manutenzione, ristrutturazione e costruzione di nuovi edifici sacri e dotare gli stessi dei necessari arredi e sussidi per un loro efficace funzionamento.
A seguito della recente fusione “in persona episcopi” della diocesi Teano-Calvi con quella di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca, il vescovo Giacomo Cirulli si è visto crescere la diocesi in territorio (1631 chilometri quadrati con 51 comuni), in abitanti (238.000), in parrocchie (158), in foranie (7), in presbiteri (173) e in diaconi permanenti (27).
Le tre diocesi che fino a poco tempo vivevano ciascuna una propria e personale storia con modalità diverse di vivere la fede, le tradizioni, i valori, le usanze, le abitudini, i costumi, la devozione, le forme liturgiche e sacramentarie, le festività del Santo patrono, i rapporti con le Istituzioni e con il variegato mondo civile e dell'associazionismo, sono diventate un'unica realtà diocesana e come tale devono agire ed operare. È del tutto evidente che la nuova diocesi di Teano-Calvi, Alife-Caiazzo e Sessa Aurunca, è in piena “costruzione” e “formazione” e mons. Cirulli, forte anche della sua sagace e produttiva esperienza organizzativo-funzionale presbiterale, la sta costruendo, giorno dopo giorno, con la riconosciuta lungimiranza, la dovuta dedizione, il non comune impegno e la collaudata disponibilità ed è, altresì, ben consapevole che sarà un processo non breve e tale processo ha bisogno della necessaria condivisione che faciliti la valorizzazione delle ricchezze di tutte le chiese locali facenti parte della nuova realtà diocesana, che è formata da 158 parrocchie ubicate in 51 comuni su un'estensione di oltre 1.600 chilometri quadrati, e del coinvolgimento della base laicale e clericale, degli organismi di partecipazione, dei movimenti e del variegato mondo associativo, ma la sua guida vigile, attenta, scrupolosa e premurosa, ha trovato e continuerà a trovare sostegno e vigore nell'espressione “affidamento” che proferì il Nunzio apostolico nel momento in cui gli comunicava la nomina episcopale alla diocesi di Teano-Calvi.
Sulla scorta di tanto si rimanda a quanti nei prossimi anni, animati e spinti dal desiderio e dalla volontà di conoscere/approfondire le peculiarità e le affinità religiose, storiche, culturali e sociali della nuova realtà diocesana, il compito di socializzare le loro ricerche e riflessioni in modo tale che il risultato del loro impegno diventi anche patrimonio di tanti cittadini, e non sono pochi, interessati a conoscere la vita della “loro” Chiesa diocesana.

Andrea Izzo
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 3 Marzo)