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Indice Mario Nassa
 
 
TEANUM SIDICINUM / RILETTURA SOMMARIA,
CON RAFFRONTI, DEI PIÙ SIGNIFICATIVI CONTRIBUTI
SULLA MONETAZIONE ANTICA (IV parte)

Nel “Bullettino dell’istituto di corrispondenza archeologica per l’anno 1847” uscì a firma di Julius Friedlaender una breve comunicazione tesa a fugare ogni residuo dubbio sulla correttezza della terminazione -ud riscontrata anche su un nuovo pezzo foderato mostratogli da un mercante napoletano.
Seguirono, ancor più notevoli, le quattro pagine dedicate alla zecca sidicina nella straordinaria monografia sulle monete osche del 1850.
In esse Friedlaender descrisse accuratamente otto varietà, presentando cinque raffigurazioni nella tavola di riferimento(38).
Nel repertorio di Gennaro Riccio, di poco posteriore, di varietà ne furono, tuttavia, riportate sette, quasi tutte riprese dalle tavole del Carelli, insieme a un anacronistico chiarimento della denominazione che tirava in causa Annibale e il numerale sedici.(39)
Desiré Raoul-Rochette, nel 1854, commentando la tavola LXVI di Carelli dedicata interamente alle monete di Teano segnalò due varianti, in suo possesso, della tipologia con testa laureata di Apollo(40), una delle quali recando l’iscrizione tianur sul rovescio rendeva pienamente plausibile quella presentata da Avellino al n. 48 della collezione Zurlo con doppia identica scritta sulle due facce.
Durante l’annata 1856, Philip Eduard Huschke, ipotizzò la derivazione dell’epiteto sidikinud da silice con mutamento in d della l intervocalica(41) e Giulio Minervini, finalmente, pubblicò una delle due magnifiche medaglie possedute dal cav. Santangelo per farne “rilevare la bellezza dello stile e della fabbrica... uno dei più rari cimelii dell’arte italica, sotto le influenze elleniche”(42).

G. Minervini, Medaglie inedite o rare... tav. VII, n. 4
 

Celestino Cavedoni, nel 1858, scrisse Dell’ortografia del nome SIDICINVS per puntualizzare che la lettura tiano silicino, come riportato in un diploma militare di Gordiano Pio del 243, non era comparabile all’autorità delle monete osche(43).
Il decennio successivo, come sappiamo, fu caratterizzato dalle opere di Louis Sambon(44) nelle quali si può leggere una istruttiva sintesi storica sulle vicende della città e la rassegna ripetitiva dei suoi prodotti di zecca.
Anche p. Raffaele Garrucci, nella rassegna descrittiva e figurativa proposta si soffermò sulla bellezza artistica dei conii teanesi pubblicando anche due particolari pezzi della sua collezione(45).
Barclay V. Head, nella sua Historia numorum, distinse la monetazione di Teano in due classi: quella con iscrizioni osche, datata al 300-268 a.C., e quella posteriore a tale data, in caratteri latini(46).

B. V. Head, Historia numorum
 

Al giovane Arthur Sambon dobbiamo la notizia di un bronzo di Teano con leggenda capovolta presente nella raccolta del duca di Caianello(47) e, sempre a lui, nella maturità, siamo debitori delle splendide pagine dedicate alla nostra zecca all’interno della sua opera più conosciuta(48).

Nel suo vasto e professionale catalogo furono enumerati una novantina di pezzi, suddivisi per metallo, tipologia, variante e peso, presenti nelle varie collezioni pubbliche e private d’Europa.
Ampio spazio alle quattro tipologie della zecca teanese dedicò, nel 1912, anche il britannico Alfred W. Hands, dopo averne, più in dettaglio, premesso le circostanze storiche ricavate dai passi di Strabone e Livio e ripetuto che “the silver coins bear on the Obv. a head of Heracles which is thought to have been chosen with reference to the idea that Heracles presided over the mineral springs in the neighbourhood of the city”(49).

Ritornando agli scrittori locali del secolo ventesimo, Raffaele Marrocco comprò, a prezzo molto inferiore rispetto ai precedenti più rari nummi di Cubulteria e Caiatia, un bel bronzo da esporre nel piccolo museo piedimontese(50) e Nicola Borrelli ebbe modo di soffermarsi varie volte sulle monete di Teano, come si può arguire da alcuni titoli estrapolati dalla sua bibliografia(51).

N. Borrelli, Antica moneta
 

Il Borrelli, “non perfettamente d’accordo” con le conclusioni del Raiola ritenne più probabile l’adozione da parte dei Sidicini del tipo con Ercole/triga “in relazione con il culto prestato dalle popolazioni della Campania al sommo eroe dal carattere essenzialmente naturistico in rapporto col vulcanismo della regione”; e, per il rovescio, all’influenza esercitata anche nelle nostra zone (v. Capua, Suessa, Nuceria) dai modelli equestri dell’arte ellenica. Immaginari reputò, inoltre (Antica moneta, p. 167), gli “altri conii pubblicati dal Goltz tra cui quello col sole raggiante e il crescente” lunare.

Confronto tipologico tra una moneta del catalogo Pfau e un’oncia romana
ripresa da L’aes grave del Museo Kircheriano
 

Scarne notizie ricavate dalle tavole del Garrucci diede pure, in quel periodo, il professor Giuseppe Raiola (1888-1923), ravvisando strette relazioni tra le correnti artistiche provenienti da Taranto e la fattura degli stateri in argento, datati imprudentemente, con le inesistenti “corrispondenti monete di bronzo”, in un breve lasso di tempo anteriore al 343 a.C. Più corretto appare, invece, il ragionamento sulle altre coniazioni:

La possibilità di coniar monete (ius nummorum feriendorum) pur limitata a quelle di metallo meno nobile, qual è il bronzo, e l’uso in esse del patrio idioma, rientra com’è noto, nel numero di quei riguardi e di quelle limitazioni che la Repubblica romana credé bene usare nei primi secoli verso le città d’Italia entrate nell’orbita della sua egemonia politica. Riguardi ed agevolazioni che venne man mano riducendo, fino a giungere più tardi a sopprimerli del tutto.(52)

La stessa incongruenza temporale e tipologica fu, purtroppo, ancor più accentuata, circa quarant’anni dopo, nell’opera di un appassionato cultore di storia patria, il canonico Arminio De Monaco (1883-1965). Nel capitolo XXXIII del suo Teano osco e romano, infatti, dichiaratamente ispirato ai lavori del Raiola e del Borrelli, egli in parte ereditò i loro errori ma anche ne aggiunse. Ad esempio, stimandoli tutti in argento, assegnò a questo periodo i quattro tipi noti, riservando al periodo della soggezione a Roma quello “con la scritta Tiano (rum) ...”.

Raffigurazioni e testo tratti da A. De Monaco, Teano osco e romano
 
Agli inizi degli anni Ottanta, un altro socio ASMV, Claudio Cipriano, seguendo la già lodata catalogazione del Sambon, riservò appropriate pagine di carattere numismatico all’interno della bella monografia sulla nostra città. Riguardo, poi, al significato attribuito al nome ossia “la Capitale dei Separati” il suo ragionamento si avvalse degli studi di Nazari, Pareti, Devoto e di un ignoto autore(53).
Fuori dalla nostra vallata, i riferimenti dedicati alla zecca di Teano nei numerosi compendi delle monete greche e nei cataloghi di vendita, editi in Italia e all’estero, degli ultimi decenni sono stati, ovviamente, molti ma solo alcuni troveranno spazio in questo contesto(54).

(fine IV parte)

NOTE
(38) J. FRIEDLAENDER, Die osckischen münzen, Leipzig 1850, pp. 1-4; tav. I.
(39) G. RICCIO, Repertorio ossia descrizione e tassa delle monete di città antiche..., Napoli 1852, pp. 11-12 e nota 16.
(40) D. RAOUL-ROCHETTE, Franc. Carelli numorum Italiae veteris tabulas CCII edidit Coelest. Cavedonius… troisième article, in “Journal des Savantes” 1854, pp. 301-302.
(41) PH. E. HUSCHKE, Die oskischen und sabellischen Sprachdenkmäler, Elberfeld 1856, p. 155.
(42) G. MINERVINI, Medaglie inedite o rare – Teanum Sidicinum, in “Bullettino Archeologico Napolitano” nuova serie, n. 93, aprile 1856, pp. 146-147, tav. IX n. 4; e Saggio di osservazioni numismatiche, Napoli 1856, pp. 72-74, tav. VII, n. 4.
(43) V. il chiarimento di C. CAVEDONI in “Bullettino Archeologico Napolitano” nuova serie, n. 133, gennaio 1858, pp. 71-72.
(44) L. SAMBON, Recherches sur les anciennes monnaies de l’Italie Méridionale, Napoli 1863, pp. 55-57 e le più complete Recherches sur les monnaies de la presqu’ile italique depuis leur origne jusqu’a la bataille d’Actium, Napoli 1870, pp. 175-177.
(45) R. GARRUCCI, Le monete dell’Italia antica, parte II, Roma 1885, p. 79 e tav. LXXXIII.
(46) BARCLAY V. HEAD, Historia numorum – A manual of greek numismatics, Oxford 1887, pp. 35-36, riproposta con aggiornamenti non riguardanti Teano, nel 1911, pp. 42-43.
(47) A. G. SAMBON, Alcune monete inedite di Magna Grecia, in “Rivista Italiana di Numismatica” Anno 1889, pp. 139-149. La bibliografia dell’illustre numismatico, nato a Portici, sta nell’affettuoso necrologio fattogli da Luigi Giliberti in “Bollettino del Circolo Numismatico Napoletano” 1947-48, pp. 12-24.
(48) A. SAMBON, Les monnaies antiques de l’Italie, Paris 1903, pp. 369-377 nn. 977-1004. La testa di Ercole impressa sugli argenti di Teano è posta dal Sambon, e dopo di lui dallo Hands, in relazione alla rinomanza delle sue acque minerali.
(49) A. W. HANDS, Italo-Greek coins of Southern Italy, London 1912, pp. 57-60.
(50) M. NASSA, Catalogo del Museo Alifano – parte II. Le monete, quaderno di cultura n. 21 edito dall’Associazione Storica del Medio Volturno, Piedimonte Matese 1995, pp. 7 e 28.
(51) Cito ad esempio, in generale, gli articoli: La moneta federale delle città campane, in “Rivista Campana”, 1922, n. 1, pp. 61-69; Il numerario circo-lante negli antichi mercati della Campania, in “Bollettino Numismatico”, 1946, n. 1-2; e quelli più specifici, cioè: La moneta di Teanum Sidicinum, in “Miscellanea Numismatica” 1922; e Arte monetale italo-greca. Il didramma di Teanum Sidicinum, S. Maria C.V., Tip. A. Di Stefano, 1929 che, purtroppo, non ho potuto ancora visionare.
(52) G. RAIOLA, Teanum Sidicinum - Quistioni di topografia e storia antica, Santa Maria Capua Vetere 1922, pp. 17-20. A trarre in inganno il giovane e bravo professore, sui presunti bronzi con testa di Ercole e triga, fu l’errata assegnazione metallica della moneta n. 5 nella tavola del Garrucci.
(53) C. CIPRIANO, Teano, 1982, pp. 57-65 con 5 fotografie. Le sue considerazioni sulle variegate emissioni locali possono leggersi anche in Teanum Sidicinum dalle origini alla colonizzazione romana, articolo di TANIA DI LUCCA apparso nel mensile dell’associazione Erchemperto “Il Sidicino” anno III, 2006, nn. 4-5 pp. 3 e sgg.; G. SEMERANO, Le origini della cultura europea (1994), p. 519, ricorrendo all’Accadico, ravvisò nel termine Sidicini il significato di abitatori della regione.
(54) Cito ad esempio: KEITH N. RUTTER, Greek coinages of Southern Italy and Sicily, Londra, 1997, pp. 89-91; e in collaborazione con altri numismatici Historia Numorum - Italy, Londra, 2001, p. 61 e tav. VII nn. 451, 453, 454, 456.

Mario Nassa
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 6 Giugno)