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Giuseppe Imondi, un estroso anarchico teanese nella
Napoli di fine Ottocento - prima metà del
Novecento (I parte)
 

Giuseppe Imondi
 

Giuseppe Imondi nasce a Teano il 10 aprile del 1860, da Raffaele, “ricevitore del Registro”, qualifica con cui era indicato all'epoca chi esercitava la funzione di riscuotere somme per conto dello Stato o di un ente pubblico o privato, e Gennara Angelillo, dentista. Tuttavia trascorre i primi anni della sua esistenza in Grecia dove suo padre si era rifugiato dopo aver rubato una ingente somma affidatagli per ragioni di sicurezza dall'ufficio. Rientrato in Italia, si stabilisce con la famiglia a Casanova di Carinola e ripresi gli studi consegue prima la licenza liceale, e poi, dopo essersi sposato e trasferito a Napoli, il diploma di assistente farmacista. Qui, ancora studente, venuto a contatto con i più influenti esponenti cittadini del movimento, abbraccia la militanza anarchica, segnata, peraltro, da due arresti: l'uno, nel 1883, per porto abusivo d'arma da fuoco, l'altra nel 1889, per oltraggio al re e ai poteri costituiti durante una cerimonia commemorativa in onore dell'irredentista triestino Guglielmo Oberdan. Rientrato a Casanova, avvia una relazione con la sorella della moglie, per cui, denunciato per adulterio, a giugno del 1892 si trasferisce a Marsiglia, dove vive facendo il suonatore ambulante. L'anno successivo, ritornato intanto in Italia, è di nuovo bersaglio di guai giudiziari: processato per violazione di domicilio, il 13 luglio, è condannato a due anni di carcere, detenzione che, tuttavia, evita, presentando domanda di grazia, ma a dicembre, coinvolto per errore in un attentato a Montecitorio, è costretto a riparare in Francia e Svizzera da dove fa ritorno a casa solamente cinque anni dopo, nella primavera del 1898, dopo aver ottenuto il condono della pena somministratagli nel 1893. Nel 1902, però, si trasferisce a Napoli, dove, dopo essersi tenuto un po'per laurearsi in Medicina e aprire uno studio dentistico, si riavvicina ai compagni anarchici, insieme ai quali, nel maggio del 1906, firma un comunicato in cui esalta gli ideali anarchici e definisce il drammatico tentativo di assassinare il re Alfonso XIII di Spagna e la regina Victoria Eugenie durante la cerimonia nuziale - andato fallito, ma causa della tragica morte di 24 partecipanti al corteo regale - solo un “episodio marginale della lotta tra oppressi ed oppressori”. Nonostante gli impegni professionali lo tengano molto occupato quasi tutti i giorni nello studio dentistico di via Duomo - dove cura, anche in modo gratuito, una clientela composta per lo più da operai e artigiani del quartiere San Lorenzo - nell'età giolittiana (1903-1914) e oltre si segnala come uno dei più convinti assertori e propagandisti del movimento anarchico tessendo un'estesa trama di collegamenti con i militanti attivi in altre parti d'Italia o emigrati negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei, soprattutto in Svizzera e in Francia. Nell'aprile del 1910 si iscrive al gruppo “Sorgete” fondato l'anno precedente dall'anarchico comunista napoletano Umberto Vanguardia con l'intento di propagandare “la libertà economica e politica”. Non manca, altresì, di collaborare con importanti periodici libertari, tra cui “Umanità Nova”, e farsi artefice, egli stesso, di fondare, in collaborazione con Bruno Misefari, una nuova testata giornalistica (il bisettimanale L'Anarchia”); quanto, non anche, di licenziare alle stampe due raccolte di versi, entrambe pubblicate a Napoli senza data (ma probabilmente nel 1912): Tossine sociali. Mosaico di luridume. Appunti di un ribelle e Libro libero. Le due opere che ricevono gli apprezzamenti, tra gli altri, di Errico Malatesta, uno dei principali teorici del movimento anarchico, e Ponto Schicchi, ancorché, per dirla con Giuseppe Aregno, noto storico napoletano del movimento operaio e dell'antifascismo “sembrano ispirati a Shelley e Baudelaire ma si fermano ad un materialismo sovversivo di carattere socialistico” (Antifascismo popolare. I volti e le storie, Roma 1991). Negli anni del primo conflitto mondiale, dopo l'entrata in guerra dell'Italia a fianco dell'Intesa, si impegna alacremente nell'assistenza e nella protezione degli internati e disertori di guerra, con l'effetto di essere iscritto in una lista di sovversivi ostili al conflitto e al governo e perseguito come tale dalla polizia. Pertanto subisce una serie di perquisizioni durante le quali vengono rinvenuti un misterioso cifrario usato per comunicare con i compagni e alcune missive indirizzate a disertori che partecipano alla rivoluzione di Berlino nel febbraio del 1919. Tuttavia, dal 12 al 14 aprile dello stesso anno, è presente al congresso anarchico di Firenze, dove è nominato, per effetto delle votazioni dei circa 200 delegati in rappresentanza di 145 gruppi provenienti da 15 regioni diverse, membro del comitato direttivo della costituente “Unione comunista anarchica italiana”. In questa veste, subito dopo la fine del conflitto, durante il cosiddetto “biennio rosso”, nel periodo compreso, cioè, fra il 1919 e il 1920, caratterizzato, come è noto, da una serie di lotte operaie e contadine che ebbero il loro culmine e la loro conclusione con l'occupazione delle fabbriche nel settembre del 1920, partecipa ad alcune delle più importanti dimostrazioni e manifestazioni politico-sociali che hanno luogo a Napoli.

Franco Pezzella
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 10 Ottobre)

Lorenzo Viani, Comizio anarchico, 1914