Il 16 maggio del 1920, Imondi, appena un mese dopo essere stato scelto quale componente di una commissione incaricata di dirimere i contrasti personali e le divergenze dottrinali sopraggiunte tra gli anarchici napoletani, prende parte al congresso anarchico campano, in cui si delinea un forte dissenso con i delegati della “Frazione Comunista Astensionista”, capitanati da Amedeo Bordiga, il futuro primo segretario del Partito comunista, accusati di doppiezza: dissidi che si inaspriscono anche fuori dall'aula congressuale con il coinvolgimento della Camera del Lavoro gravando sul rilancio del movimento. Il 18 ottobre dello stesso anno, dopo una accusa per resistenza e lesioni ad agenti di pubblica sicurezza, da cui esce però assolto, Imondi subisce, in contemporaneo con l'arresto di Errico Malatesta a Milano, una nuova perquisizione domiciliare in quanto sospettato di avviare la fondazione di un nuovo gruppo, quello stesso che, costituito effettivamente con la denominazione “La Folgore”, raccoglie una trentina di iscritti, i quali l'11 agosto dell'anno successivo sono attenzionati, su imbeccate degli informatori, dalla polizia, con l'accusa di accingersi a provocare dei moti di piazza. Invero sono i primi segnali dello scontro, diventato ormai frontale, con la fazione comunista, contrasto in cui Imondi appare alquanto emarginato dai compagni che l'accusano di aver ecceduto nel polemizzare con la Camera del Lavoro e lo guardano ormai con sospetto. In questo contesto l'8 settembre, nel corso del terzo congresso anarchico campano, si scontra col delegato del gruppo della “Libera Intesa”, e accusato di essere una spia, abbandona il convegno ancorché difeso a spada tratta da Bruno Misefari, il filosofo, poeta e ingegnere calabrese, esponente di spicco del movimento anarchico. Non paghi di averlo costretto ad abbandonare il congresso, il mese successivo, durante lo sciopero dei ferrovieri, i delegati chiedono e ottengono l'espulsione di Imondi, della sua compagna, l'anarchica lucana Maria Berardi, più giovane di lui di circa 40 anni, e di Misefari dalla Camera del Lavoro, allontanamento cui i tre rispondono con un duro manifesto di protesta “contro la dittatura dei falsi amici del proletariato”, chiedendo agli operai “d'insorgere in nome della libertà e della giustizia”. Ciononostante, a novembre, Imondi partecipa ad Ancona al congresso dell'Unione anarchica italiana, ma ancora una volta è attaccato dai suoi oppositori e nel mese di maggio dell'anno successivo viene addirittura escluso dal “Prometeo”, la compagine istituita con l'intento di “ovviare allo sfacelo a cui è ridotto il movimento anarchico napoletano dovuto alle discordie personali”, sanzione che segna di fatto, il distacco di quasi tutti gli anarchici della città dal vecchio militante. Malgrado l'avvento del fascismo nell'ottobre del 1922, Imondi continua tuttavia, con la dovuta prudenza, a mantenere rapporti con i pochi compagni rimastegli fedeli e benché ritenuto ormai fuori dal gioco politico è comunque attenzionato dalla polizia che, negli anni seguenti, constatata la frequentazione, presso il suo gabinetto dentistico, degli antifascisti napoletani, ne decreta l'ammonizione, poi revocata il 10 novembre del 1932. Due anni dopo, però, nell'aprile del 1934, dopo alcune perquisizioni domiciliari, incappa in una insidiosa diffida per aver ospitato di nuovo, nella sua abitazione, anarchici e comunisti. In tutto ciò, tuttavia, quell'anno, quanto conta ormai la rispettabile età di 74 anni, la sua vita è allietata dalla nascita dell'ultima figlia, che fedele al suo estro, chiama, conformemente al suo impeto, Ira, per esprimere tutta la sua rabbia per le vessazioni da cui si sente assediato in quel frangente; così come aveva fatto per gli altri figli che in altri contesti aveva chiamato rispettivamente: Alastor (figura della mitologia greca corrispondente alla personificazione della vendetta e delle lotte familiari); Palingenesi (termine che indica il ritorno alla vita, la risurrezione, il rinnovamento) e Hairam (un nome menzionato più volte nella Bibbia, laddove si fa riferimento a un architetto fenicio che collabora con il re Salomone alla costruzione del tempio di Gerusalemme, in questo caso, evidentemente, per estensione, alla costruzione del movimento anarchico). Fedele ai suoi ideali, in ogni caso, Imondi, non si lascia domare dal fascismo e continua, imperterrito, a svolgere un'intensa propaganda: il 5 settembre del 1935 si rifiuta, infatti, di esporre il tricolore per salutare le truppe in partenza per l'Africa orientale e si dichiara, ancora una volta, orgogliosamente anarchico, evitando il confino solo grazie alle sue compromesse condizioni di salute. Benché messo sotto sorveglianza e colpito di nuovo nell'ottobre successivo da un'ammonizione, continua a ricevere, sotto le mentite spoglie di dentista, gli antifascisti napoletani e triestini nel suo studio, sulle cui pareti, ancora è dato vedere incastrate piccole tessere di marmo sulle quali si leggono massime del seguente tenore: «Nacqui vissi maledii», o anche «Sono più consanguineo con i miei consentanei di quanto non sia consentaneo con i miei consanguinei». Nell'aprile del 1941 è colpito da una paralisi che lo costringe, per il resto della sua esistenza in casa dove verosimilmente muore nell'ottobre del 1944.
Franco Pezzella
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 11 Novembre) |