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Il busto ligneo policromo di San Silvestro papa
nell'omonima chiesa di Visciano
 
Foto 1 - Domenico Di Nardo (?),
San Silvestro papa
(foto di Antonella De Biasio)
 

Posizionato in una nicchia laterale sulla parete destra della chiesa di cui è intestatario a Visciano, è dato ammirare in tutta la sua sontuosità - viepiù perché adorno di una preziosa tiara d'argento tempestata di pietre variamente colorate e inserti d'oro, nonché di un'altrettanta preziosa ferula papale - un pregevole busto in legno policromo, a figura terzina e a tutto tondo di San Silvestro papa, passato alla storia della Chiesa oltre che per la sua santità, per essere stato il primo pontefice che non si dové più nascondere nelle catacombe per sfuggire alle persecuzioni perpetrate contro i cristiani dai vari imperatori romani. Il suo pontificato si svolse, infatti, dal 314 ovvero dall'anno successivo all'Editto di Tolleranza con il quale l'imperatore Costantino aveva riconosciuto il Cristianesimo come unica religio licita dell'Impero, fino alla sua morte, intercorsa il 31 dicembre del 335. E tuttavia, di là dall'esercizio, pressoché irreprensibile, delle virtù cristiane, l'incidenza di san Silvestro sulla vita religiosa e politica del tempo fu, nonostante l’agiografia cristiana posteriore abbia cercato di enfatizzarne la condotta, debolissima, a ragione della vastissima popolarità, quanto non anche della fortissima personalità di Costantino, il quale, fu di fatto il gestore del potere e delle attività della Chiesa per tutto l'arco della vita del pontefice, che, all'opposto, non fu mai capace di imporre la sua autorità. Non a caso, l'imperatore si autodefinì “vescovo dei vescovi” e, travalicando di fatto l'autorità di Silvestro, già pochi mesi dopo la sua elezione, convocò un concilio ad Arles, per domare un movimento scismatico, il donatismo, e stabilire alcuni principi inerenti alla disciplina ecclesiastica; come anche convocò probabilmente, ma sicuramente presenziò in qualità di presidente onorario, il concilio di Nicea, il primo concilio ecumenico della storia, al quale Silvestro fu fisicamente assente a causa della tarda età; assise nella quale, peraltro, fu ribadita l'essenza divina di Gesù Cristo ed emessa la definitiva condanna dell'arianesimo che la negava.
Per il resto l'esistenza del pontefice, tramandata dagli Actus Silvestri e da altre leggendarie versioni tra cui l'apocrifa Donatio Constantini (Donazione di Costantino), non fu molto ricca di avvenimenti, ragione per cui il santo è generalmente rappresentato, in abiti pontifici, quantunque non mancano alcuni importanti cicli pittorici che raffigurano i fatti salienti delle sua vita come gli affreschi duecenteschi dell'omonima cappella ubicata nella basilica dei Santi Quattro Coronati di Roma, i coevi affreschi absidali della chiesa omonima di Tivoli e il ciclo con le Storie di Costantino e del Santo nella Cappella dei Bardi o dei Confessori in Santa Croce a Firenze, realizzati da Maso di Banco tra il 1336 e il 1338. D'altronde anche nel busto caleno, il santo, adagiato su una pedana ottagonale, è rappresentato in abiti pontificali, abbigliato con una candida veste bianca - cinta in vita da uno spesso cordone dorato e da polsini riccamente ricamati negli avambracci - sopra la quale si stende un mantello verde paglierino ornato da motivi floreali dorati. Il manto, chiuso all'altezza del petto e foderato all'interno con un panno rosso, si presenta orlato da una spessa bordatura lungo la quale si distribuiscono, a loro volta, decorazioni vegetali dorate; quelle stesse che si ritrovano, ma variate nella conformazione, distribuite anche sulla pettorina posteriore che gli copre il dorso.
Con il volto contrassegnato dalle rughe della fronte e incorniciato da una fluente barba brizzolata nonché da una folta capigliatura disposta in ciocche ondulate, san Silvestro è raffigurato con la mano destra in posa benedicente mentre con la sinistra regge, in ossequio ad una prerogativa papale, la ferula, una sorta di baculo vescovile, detta anche “Croce piscatoria”, terminante all'estremità con una croce a tre braccia intarsiate in oro e argento, alla quale fa il paio, quale ulteriore simbolo della dignità papale, poggiata sul capo, una splendida tiara argentea. Come proposto dalla storica dell'arte Immacolata Salvatore nella relativa scheda di catalogo redatta in occasione della pubblicazione del prezioso volume “Notizie dai restauri. Nuove acquisizioni sulla scultura lignea del Settecento in Terra di Lavoro”, il San Silvestro caleno va ricondotto all'attività, tra il quarto e quinto decennio del '700, di un epigono di Giacomo Colombo, nello specifico a Domenico Di Nardo, che, per quanto indicato dalle fonti come allievo di Pietro Ceraso, dallo scultore estense sembra aver desunto, a suo parere, alcuni tratti distintivi quali la morbidezza dei panneggi e il flettersi del mantello sulla pedana messi in mostra dal maestro nel suo San Pietro conservato a San Pietro al Tanagro e datato 1713 e nel quasi coevo San Silvestro, già nella omonima seicentesca cappella di Ceraso demolita negli anni Venti del secolo scorso, ora nella parrocchiale di San Nicola.
A supporto della sua proposta, la studiosa suggerisce il confronto del nostro busto con opere certe o attribuite al Di Nardo, come il San Giuseppe (1733) nel Duomo di Salerno, il San Rocco nella chiesa parrocchiale di Sicignano degli Alburni e il San Giuseppe presso la Casa Professa del Gesù Nuovo a Napoli, firmato e datato 1741; simulacri analoghi, per molti versi al San Simeone, secondo l'autrice, «non solo per le silhouette longilinee dei soggetti, cinte in mantelli dai drappeggi avvolgenti, ma anche per la resa dei volti dai pigli gentili, con chiome e barbe ondulate, sopracciglia definite in maniera netta, nasi aquilini, zigomi spigolosi e un incavo all'attaccatura della barba». Assieme a queste opere, della vasta produzione dello scultore, vanno citati i ventinove mezzi busti e una scultura centrale per la lipsanoteca (il cosiddetto “teatro di reliquie”) della cappella di San Francesco De Geronimo nella chiesa del Gesù Nuovo a Napoli e le numerose figure di personaggi e animali presepiali variamente conservate in collezioni pubbliche e private. Un'ultima annotazione per segnalare che il busto è stato recentemente restaurato, con la consueta perizia da Antonella De Biasio con la collaborazione di Paola Marraffa; e che la tiara, decorata a sbalzo, sovrastata da una sfera dorata recante una croce al vertice e impreziosita, come già si diceva, con pietre colorate e inserti d'oro, fu verosimilmente disposta al posto dell'originale copricapo ligneo, andato perso, in un momento successivo, unitamente alla ferula, come suggerisce il punzone con la sigla “Nap” e la data “773” apposto, fin dal 1700, quale bollo di garanzia dalla Corporazione degli Argentieri napoletani sui manufatti in metallo prezioso.

Franco Pezzella
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 4 Aprile)

Foto 2 - Domenico Di Nardo (?),
San Silvestro papa,
particolare Pettorina posteriore
(foto di Antonella De Biasio)