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Indice Eva Pino
 
 
MITATE - Racconti brevi tra realtà e fantasia
 
Personaggi storici sidicini, luoghi simbolo del territorio teanese e espressioni artistiche che l’hanno impreziosito vengono narrati con la libertà dell’immaginazione dando vita a una serie di racconti brevi.
 
 

QUARTIERE VIOLA

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Il colore viola viene associato alla regalità, alla nobiltà, al lusso, alla stravaganza. Essendo molto raro in natura è collegato anche alla creatività, al mistero, alla suggestionabilità e al sentimento della nostalgia. E’ stato proprio quest’ultimo, legato alla mia città d’origine, che mi ha portato a scoprire un altro significato di questo colore, quello attribuito dai teanesi durante il periodo della peste, circa tre secoli fa, quando divenne segno di pericolo. Con il colore viola venivano, infatti, tinteggiate le case che il contagio non aveva risparmiato.
Sono nata a Teano, una città collinare in provincia di Terra di Lavoro nel meridione italiano, negli anni Cinquanta e a soli quattro anni di età, con tutta la mia famiglia, ho attraversato l’oceano per raggiungere Providence, negli Stati Uniti. Il viaggio ha coronato il sogno dei miei genitori di offrire a me e ai miei due fratelli minori la possibilità di una nuova e migliore vita. In effetti la nostra lo è stata, fortunatamente non abbiamo avuto problemi importanti di salute e soprattutto abbiamo vissuto agiatamente in una casa di proprietà, concluso gli studi con il College e trovato facilmente un lavoro potendo così garantire, a nostra volta, un futuro sereno ai nostri figli.
Negli anni trascorsi nella nostra nuova città non ci sono mai mancati i racconti dei nostri genitori legati alla loro Teano, ai momenti gioiosi che avevano vissuto accanto alla miseria che purtroppo li aveva spinti a lasciarla. La domenica pomeriggio, nel corso delle nostre passeggiate pomeridiane, mia madre, Assunta, non faceva che ripetermi di come si divertiva a giocare nei vicoli del centro storico, nei pressi del corso Vittorio Emanuele, dove viveva da bambina, descrivendomi minuziosamente tutti i giochi che faceva con lo strummolo, la trottola. Iniziava sempre con lo Spaccatrummolo che consisteva nel colpire con la pizzata, cioè la parte appuntita della trottola, quella dell’avversario a volte fino alla sua distruzione. Poi passava alla Carrea nel corso del quale chi perdeva al tuocco, ossia la conta, vedeva il proprio strummolo spinto da quello di un altro giocatore fino a una meta prestabilita che a Teano centro era, quasi sempre, rappresentata da un’alza bandiera che si trovava in Piazza della Vittoria. Mio padre, Vincenzo, emozionato dai racconti della mamma come fosse la prima volta che li ascoltasse, prendeva la parola e continuava pieno di entusiasmo a raccontarci i suoi di giochi, tra le stradine del quartiere Viola dove abitava. Il primo era il Vattimuro, il suo preferito, nel corso del quale doveva battere una moneta contro il muro o uno scalino cercando di farla cadere entro un palmo da quella di chi era “andato sotto” con il tuocco, se il colpo era fortunato, e i suoi lo erano spesso, ci si appropriava dell’altra moneta, in caso contrario si passava la mano. Toccava successivamente allo Spaccavasoli, nel quale due o più giocatori dovevano lanciare in alto una moneta, il vincitore avrebbe visto la propria fermarsi, dopo i vari rimbalzi, proprio sulla linea di connessione tra due basoli. Papà mi raccontava poi l’originale storia del suo quartiere, cambiando totalmente tono vocale ed espressione del volto, diventava serio e ripercorreva la storia del significato che il colore viola aveva avuto per i suoi compaesani e per lui stesso. La peste, secoli prima aveva falcidiato i teanesi, non risparmiando nessun ceto sociale e nemmeno i suoi avi. La sua famiglia di artigiani sentì per generazioni il peso di quei lutti e delle disgrazie economiche che si susseguirono alle perdite affettive. Anche i suoi genitori, umili calzolai, riuscivano a stento a sfamare i loro quattro figli con la piccola bottega che avevano al piano terra della loro abitazione in un cortile la cui facciata riportava ancora ben visibile l’intonaco viola che testimoniava quanto accaduto in quei luoghi.
Io e i miei fratelli li ascoltavamo pieni di curiosità e a volte perfino increduli, tutto era così diverso da ciò che vivevamo quotidianamente, ci sembrava impossibile che potesse esistere un paese in cui i bambini giocassero liberamente per le strade del centro della città, tra edifici imponenti per dimensioni, eleganza costruttiva e storia. Il contesto richiamava una grande opulenza e nobiltà che cozzava con la miseria che aveva indotto i miei genitori a lasciare il loro paese natale per trovare fortuna dall’altra parte del mondo.
Divenuta adulta, dopo la scomparsa di mia madre prima e di mio padre poi, con i miei fratelli ho continuato a ricordare Teano, la nostra città d’origine, ripercorrendo i racconti che da piccoli avevamo ascoltato, ma non solo. Grazie ad Internet, ai social, a Google Maps mi sono messa in contatto con i miei parenti italiani, che sento abitualmente, e ho ripercorso virtualmente le strade e i vicoli di cui i miei genitori mi avevano a lungo parlato. Nelle lunghe ed emozionanti videochiamate ho tristemente appreso che i più giovani non conoscevano i giochi tradizionali del passato che io, invece, gli descrivevo minuziosamente pronunciando anche alcuni termini dialettali, così come alcuni eventi salienti della storia di Teano. Ciò, ovviamente, mi è dispiaciuto e nel contempo mi ha fatto riflettere sul senso di appartenenza e di amore nei confronti di un territorio, dei suoi abitanti e delle sue tradizioni e sul perché molto spesso tutto questo venga dimenticato e perso.
Nel tempo, penso di aver elaborato una risposta ai miei interrogativi che però non giustifica, assolutamente, l’oblio che li ha generati: l’amore più grande è quello che non trova continuità, in modo da non essere mai scontato, così resta scolpito definitivamente in coloro che lo perdono.

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Viola
Viola è il nome di un sentimento
che ricorda un luogo lasciato.
Viola è un lungo vestito
di morbido velluto.
Viola è il mistero
di una storia lontana.
Viola è la stravaganza
di un amore clandestino.
Viola è un pensiero
che non trova parola.
Viola è il colore del tramonto
e della fine.
Viola è Teano
seppur un po’ sbiadita.

Eva Pino
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 6 Giugno)