La tesi di laurea di Gianfilippo Carettoni 1 stilata nell'Anno Accademico 1933-34 contiene elementi importanti per la ricerca sul castrum un po' troppo sottovalutati dalla sottoscritta durante le consultazioni precedenti.
Col presente lavoro, vorrei in un certo qual modo porre rimedio alle lacune e incentivare qualche giovane studioso ad approfondire la ricerca, anche se in cuor mio continuo a credere che, a questo punto, sia compito di archeologi e di nessun altro.
Tornando a Carettoni, egli sosteneva che Nicola Corcia 2 nella sua “Storia delle due Sicilie dall'antichità più remota al 1789” aveva fatto riferimento ad un'iscrizione relativa al Pagus
Lapillanus (un tempo sito forse nelle vicinanze di Cassino) come “fosse cresciuto ne' seguenti tempi nel Castrum Pilanum, del quale parla Erkemperto…”, ma, allo stesso tempo, stigmatizzava l'asserzione un po' ambigua del Corcia asserendo che “tale ipotesi sarebbe assai probabile se non vi si opponesse l'ubicazione”.
Da qui in avanti, con una precisione incredibile per la scrivente, attesta quanto altri eccelsi studiosi del luogo hanno sottoscritto (si vedano a tal proposito le citazioni nelle mie precedenti pubblicazioni) e cioè: “il Castrum Pilanum si trovava lungo le falde settentrionali del Vulcano di Roccamonfina, presso Conca e quindi assai fuori dall'Ager cassinese”.
Dopo le seguenti affermazioni, da storico ed eccellente docente di topografia, quale diventerà dopo aver compiuto i suoi studi, Carettoni 3 inserisce delle preziose e illuminanti note a piè di pagina 155 della sua tesi.
È stato arduo venire a capo dei documenti indicati nelle criptiche abbreviazioni riportate, perché facenti riferimento a sedute che potevano essere attribuite ad ogni genere di pubblico Consiglio.
La pervicacia che un'umile studiosa naif come me ha perpetrato in questi anni e l'aiuto prezioso di amici, che riconoscente 4, citerò, mi hanno portato alla soluzione del rebus.
Castrum Pilanum, infatti, fin dal 1891 è stato segnalato alle Istituzioni preposte ed è stato oggetto di discussioni nelle sedute plenarie C.C.L.
Ebbene: questo acronimo CCL che tanto lavoro ed affanno ha dato alla scrivente, è in realtà la Commissione Conservatrice di Terra di Lavoro, i cui atti sono conservati presso il Museo Campano in Capua.
Rinvenire questi atti, a parte la grande emozione, che uno storico qualificato non esternerebbe, ha significato che forse alla base del non ritrovamento “ufficiale” del Castrum Pilanum c'è la grande inerzia delle Pubbliche Istituzioni che in tanti anni hanno lasciato correre la questione.
Stiamo parlando di ruderi, afferenti, con una probabilità vicina al cento per cento, alla dimora di Erchemperto: una figura di storico, scrittore e monaco tra le maggiormente riconosciute nell'epoca in cui ha vissuto, ma … i suoi posteri? Dormono!
Dormono ignari del fatto che dare inizio agli scavi in loco significa dare inizio a una fase nuova della storia di Erchemperto, che in buona sostanza rappresenterebbe anche la fine
di ogni supposizione fin qui accampata da tutti gli appassionati e gli storici che in tanti anni se ne sono occupati.
Per tornare al tema, ho riletto con grande attenzione quanto riportato nei due atti delle “tornate” iniziando da quella 4.04.1892 per poi passare a quella del 5 ottobre 1891. 5
Nella seconda tornata riportata negli atti a pag. 103, il Sig. Pietro Galdieri “partecipa di essersi rinvenuti, in un latifondo di suo cugino Pasquale Galdieri (n.d.r. sindaco di Conca 1887, Calendario Generale del Regno d'Italia) diversi antichi sepolcri di rozza costruzione etc.[omissis] “ed avendo chiesto di sapere col medesimo foglio se il Castrum Pilanum , di cui fu già altra volta tenuto parola, fosse esistito all'epoca romana, gli si risponde non costare affatto della sua esistenza a quel tempo”.
Ora, sebbene i dubbi linguistici potrebbero portarci alla risoluzione che il castrum fosse o non fosse di epoca romana, rimane la certezza dei ruderi e del luogo fisico di ritrovamento della fortezza. (n.d.r. terreni di proprietà dei Galdieri fino a pochi decenni fa, come certificato dall'Agenzia delle Entrate di Caserta). 6
A suffragare questa tesi è il pronunciamento della stessa Commissione Conservatrice a nome di uno dei componenti, il canonico Iannelli, che nella tornata precedente a quella sopra enunciata, ovvero il 5 ottobre 1891, snocciola tutta la sequenziale e ordinata storiografica afferente al castrum, partendo dallo stesso Erchemperto, Leone Ostiense, transitando per Freccia, Pratilli, Dalla Noce, Pellegrino e tutti coloro (in verità tantissimi!) che se ne sono occupati.
Quali altre prove vogliamo, noi presenti?
Il defunto parroco Guglielmo de Sano lo aveva pubblicato, così come aveva fatto Lorenzo De Felice al quale seguì Pasquale Comparelli, Diego Di Salvo tra i concanesi …
Hanno poi scritto sul tema Panarello, Farinaro, Miraglia, Cubellotti adducendo le loro tesi e le loro ipotesi in merito. Mi scuso se involontariamente ho dimenticato qualcuno.
Ricerche, scritti e parole al vento.
Ebbene: questa è una vera e propria denuncia, denuncia verso la storia del luogo dimenticata, volutamente dimenticata, accantonata nelle stanze dei Comuni, dei Ministeri, dei Musei.
Storia dimenticata dalla cultura storica e popolare verso un topos di un'importanza incommensurabile.
Un patrimonio lasciato marcire tra i rovi in un angolo abbandonato, seppur percorso ogni giorno da automobili e mezzi pesanti.
A latere di quest'onta, ancora una volta, subita da Erchemperto, io mi inchino alla sua grandezza per sempre.
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Note
1 G. Carettoni: Casinum - A.A. 1934 - '35.
2 N. Corcia: Storia delle Due Sicilie dall'Antichità più remota al 1789.
3 Carettoni: tornata CCL del 5 ottobre 1891 e tornata del 4.4.1892.
4 Prof. Maurizio Zambardi primo tra tutti.
5 Stralcio degli atti CCL rilevati dai Tomi digitalizzati presenti nel Museo Campano di Capua.
6 Ricerca effettuata presso il Catasto dell'Agenzia delle Entrate dall'ing. C. Comparelli.
Mariavittoria Riccio
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 4 Aprile) |