Non è il cambiamento improvviso e minaccioso del tempo che si attende quando girano sopra le nostre teste movimenti di nuvole cariche di pioggia e il vento con crescente impetuosità le carica di una forza dirompente e le porta verso la tempesta: è un arrivo annunziato di tempesta di acqua che sconvolgerà il territorio e non sarà più quello di prima.
Qualche meteorologo potrebbe spiegare meglio tale fenomeno meteorologico con competenza e linguaggio migliore di chi può solo raccontarlo come emozione di un evento straordinario che sconvolge la natura.
Questi fenomeni, pur naturali, una volta innescati non possono più essere fermati e sono imprevedibili ed irreversibili e noi miseri umani, giganti dai piedi d’argilla, che sfidiamo le forze della natura e con spavalderia vogliano conquistare lo spazio, non abbiamo i mezzi e le capacità per fermarli o depotenziarne la forza distruttiva.
È la metafora che serve a spiegare, mi si conceda questa digressione, fatti ed avvenimenti che più frequente riempiono la storia del nostro vivere quotidiano e preannunciano il peggio che si possa sperare.
Tira una brutta aria e la si sente brontolare da lontano e le prime gocce di pioggia fanno presagire l’imminente tempesta.
La scelta nell’ultima tornata elettorale nazionale che ha fatto una parte minima di chi ha il diritto al voto, colpevoli di questa scelta sono coloro che con la puzza sotto il naso hanno volontariamente disertato un diritto conquistato con il sangue, ha convinto chi ha oggi il diritto costituzionale di governarci, siamo ancora in un libero paese democratico, che bisogna cambiare i cardini che reggono la tenuta del nostro Paese.
Ciò che più appare è un lento ed indolore scivolamento verso un progressivo scardinamento di quelle certezze del vivere democratico garantito e protetto dalle istituzioni repubblicane.
I miseri tentativi studiati nel passato di sovvertire le istituzioni democratiche si sono abortite in un flop ridicolo ed irrisorio perché era forte l’attaccamento alla loro difesa, l’antivirus ancora era vivo.
Ricordo, tra i più ridicoli, quello del corpo dei forestali guidati da un certo generale che voleva fare il colpo di stato infinocchiato da un certo Licio Gelli, capo della Loggia massonica P2, che attraverso il Piano di Rinascita Democratica, insieme a delle misere comparse, voleva impossessarsi dei ruoli chiave dello Stato e trasformarlo in uno Stato Sud Americano.
Non se ne fece nulla perché l’antivirus ereditato dalla Resistenza era ancora vivo e rinsaldò la convinzione nella Costituzione e nelle Istituzioni repubblicane.
Nei nostri giorni quell’antivirus ha perso la sua forza, manca quella convinzione che si trasforma in resistenza e contrasto a chi ancora vuol cambiare, in un modo soft accompagnato da ironia istrionica, ciò che tutti, anche chi oggi governa ma sino all’altro giorno era all’opposizione, considerava cardini intoccabili.
Così si giustificano l’uso dei manganelli da parte delle forze di polizia durante una manifestazione pacifica di studenti e si tenta di mettere la mordacchia al Capo dello Stato e lo si rimprovera di avere difeso gli studenti e richiamato le forze dell’ordine.
Due episodi o fatti, ve ne sono altri e non pochi che popolano la nostra quotidianità, che indicano che l’aria che si respira è pesante ed è preludio di altro più grave.
A nulla valgono le smentite, le rettifiche i riposizionamenti del giorno dopo: le parole che si dicono a caldo a commento di episodi significativi raccontano una storia diversa che è poi quella che in verità si vuole concretizzare.
Fa anche amaramente sorridere l’ultima trovata dei tutori dell’ordine di Pisa che hanno bastonato studenti inermi. Si sono auto identificati.
Un ricordo triste del passato come dire: noi non siamo colpevoli perché abbiamo ubbidito agli ordini di chi ci ha mandato. Uomini che devono servire lo Stato ma non rispettano volutamente le sue Leggi.
Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 3 Marzo) |