Mi intrattenevo con alcuni amici a discutere su notizie che ogni giorno riempiono, senza alcuna eccezione e con stanchevole monotonia, sia le pagine dei giornali, ahimè sempre più pochi, e le schermate dei nostri smartphone, amici o nemici inseparabili, sempre più sofisticati e accattivanti per l’immediatezza della notizia.
Era ancora possibile, considerato il fiume di notizie che ci sorprende con la sua piena, avere quella lucidità per distinguere ciò che è interessante leggere ed approfondire e ciò che è pura spazzatura messa lì di proposito per sviare l’attenzione dalle notizie che toccano e modificano il nostro modo di vivere?
Ho pensato di ricordare ai miei interlocutori un personaggio che tutti, o quasi, abbiamo incontrato da piccoli quando incantati dalle favole che la maestra ci raccontava immaginavamo mondi fantastici e seguivamo le peripezie e le avventure di personaggi che potevano vivere solo nella nostra fantasia.
La favola del burattino di legno che fu trasformato in uomo fu quella che più, si era nei primi anni di scuola, mise in funzione tutti i meccanismi segreti della nostra fantasia per farci rivivere momenti indimenticabili di un mondo che solo la perizia della penna di Collodi poteva creare.
È Pinocchio nato da un fusto di legno che Mastro Ciliegia, spaventato perché quel pezzo di legno parlava, mise nelle mani di Mastro Geppetto, un vecchio falegname, che gli diede le sembianze di un bambino.
Invitai i miei amici a chiudere gli occhi ed immaginare di essere insieme a Pinocchio e vivere con lui un quadro immaginato e raccontato da Collodi.
Siamo con Pinocchio nel Paese dei Balocchi e viviamo come lui in un luogo immaginario in cui, ad una prima osservazione, si realizza una favola perfetta e fantastica ma nasconde una trappola che noi e Pinocchio, sorpresi dalla novità di un mondo magico mai visto, non ne afferriamo la sua vera identità e saremo trasformati tutti in asini.
Il burattino Pinocchio sarà salvato dalla Fata Turchina e noi saremo salvati dalla nostra capacità di resilienza che ci accompagna sempre nei momenti delle scelte decisive di vita.
Questo quadro raccontato da Collodi è la metafora della nostra vita perché rassomigliamo a Pinocchio, curioso ed intraprendente ma nudo e solo quando si accorge che il mondo dei sogni che il Gatto e la Volpe gli avevano promesso è solo un inganno.
Il Paese dei Balocchi di Pinocchio è il simbolo del nostro tempo.
È il luogo dei piaceri e dell’inganno che venditori ed imbonitori astuti sotto altre vesti, ma con lo stesso intendimento del Gatto e la Volpe, vendono tutto ciò che vogliono vendere, utile per loro e dannoso per noi, con parole dolci e persuasive e noi moderni Pinocchio barattiamo, mi si perdona il termine, la nostra libertà per vivere, come il personaggio di Collodi, sempre giocando e mangiando dolci tutto il giorno.
Pinocchio svegliandosi un giorno vide le sue orecchie d’asino e la sua lunga coda pelosa, voleva scappare via ma avendo le gambe trasformate in zampe d’asino non riuscì a muoversi velocemente, solo l’intervento dalla Fata Turchina lo rifece ritornare burattino.
Siamo tutti prigionieri consapevoli di un modo di vivere che ci siamo scelto ed ogni giorno, anche contro il nostro volere, non possiamo rifiutare ciò che il sistema di vita da noi creato ci propone e, a volte, ci impone.
Lo abbiamo creato noi, noi lo abbiamo voluto e gli abbiamo dato gli strumenti per poter esistere, noi ci siamo illusi che questi strumenti fossero necessari per rafforzare maggiormente i nostri diritti e la nostra libertà.
Ne abbiamo esaltato, forse abbiamo peccato troppo per la nostra ingenuità, i poteri che questi strumenti, pensavamo in nostra tutela, ci concedevano per consolidare e rafforzare le garanzie di rispetto per ogni singolo soggetto e del proprio pensiero.
Non è stato così perché sono mancati quei meccanismi di autocontrollo per evitare che strumenti utili e necessari si trasformassero, per fortuna non tutti, in strumenti di inganno e di manipolazione della realtà.
È mancato la coscienza morale ed etica di vedere, oltre la punta del proprio naso, le conseguenze che a lungo termine tale modello ci avrebbe portato.
Possiamo affermare che anche noi, come è narrato per Pinocchio, stiamo vivendo nel nostro Paese dei Balocchi.
Non ci hanno portato gli ingannevoli Gatto e la Volpe del burattino collodiano, ci siamo venuti da soli e liberamente perché tutti i mezzi social che usiamo sono stati creati da noi e li si usano, in modo subdolo, contro noi stessi.
Il sensazionale, il cruento, il pettegolezzo, la disinformazione guidata, l’eclatante, l’inganno, l’immagine usata come esca per accalappiare l’attenzione del curioso e del pettegolo sono i meccanismi perversi, a volte usati senza alcun velo protettivo, che come cunei penetrano e condizionano la curiosità e l’attenzione di tutti noi.
Non possiamo non leggere i giornali sia cartacei che quelli pubblicati sul web come non possiamo gettare alle ortiche i nostri smartphone che ci raccontano con immediatezza fatti e personaggi lontani da noi.
La nostra resilienza ci deve guidare nella scelta della lettura delle notizie, ne sono tantissime e possono anche condizionarci con il loro annunzio sensazionale, ma la nostra normale capacità di giudizio deve aiutarci ad individuare ciò che è utile leggere e ciò che è inutile, ingannevole e forviante.
Evitare le trappole nascoste nelle notizie che in modo subdolo nascondono inganni e ci condizionano il giudizio.
Ai miei amici ho consigliato di rileggere la storiella di Pinocchio nel Paese dei Balocchi per non essere condizionati dalla curiosità che tante notizie contengono ma che poi rappresentano un inganno ed una delusione.
Se manca la volontà e la decisione di scelta e ci si affida alla sola istintiva curiosità, come il burattino Pinocchio, saremo trasformati in asini ed è difficile salvarci.
Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 4 Aprile) |