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I giorni degli inganni

 

Ancora qualche brivido di freddo serale, qualche spruzzo di pioggia, qualche folata improvvisa di vento, ma di sicuro il sole con il suo piacevole tepore ci dice che ormai ci avviamo verso la stagione calda dell’estate.
Tutto si risveglia ed ognuno, non più costretto dal tempo incerto o per evitare qualche malanno in agguato, riprende la sua vita e le sue abitudini e il sole con il suo calore lo incoraggia ad osare di più e superare, anche con sfrontatezza, quei limiti utili e necessari al vivere quotidiano.
Il tempo che si mette al bello stimola ad osare: è insito nella natura degli esseri umani. Sfidare le norme basilari della convivenza e del rispetto, a volte anche di se stessi, è supponenza e sfida a regole non scritte ma accettate, vissute e consolidate nel tempo.
Nel mondo animale, invece, pur mancando loro la nobile ragione che gli umani posseggono, l’istinto scritto nel loro dna ne governa i comportamenti e spesse volte meravigliano noi stessi.
Nel mese scorso si sono ricordati i duecento anni della nascita di Emmanuel Kant, il maggior esponente dell’Illuminismo tedesco ed il fondatore della filosofia moderna.
Ricordo il monito “senza Kant non vai da nessuna parte” ed anche se Kant è stata sempre la bestia nera di ogni studente ha dato, a chi lo ha letto e studiato, i mezzi necessari di giudizio sulla conoscenza.
Un aforismo tratto dal suo Epistolario fotografa in pieno i giorni che stiamo vivendo “Non cercare il favore della moltitudine, raramente esso si ottiene con mezzi leciti e onesti. Cerchi piuttosto l’approvazione di pochi, ma non contare le voci, soppesale”.
Simile è il rimprovero che Aristippo fece a Diogene che non ossequiava il re ed era costretto a mangiare solo e sempre lenticchie. La risposta di Diogene fu ironica e pungente” ti consiglio di imparare ad amare le lenticchie. Se tu avessi imparato a vivere mangiando lenticchie ora non saresti costretto ad adulare il re e vivere da schiavo cercando di soddisfare ogni sua esigenza”.
Sembra, immagino chi legge queste mie riflessioni e ne condivide la percezione, che questi due aforismi, pur fotografando un mondo non troppo vicino al nostro, trovano, però, un riscontro reale in quello che ogni giorno, in modo particolare in questo mese, ognuno di noi è costretto a vivere.
Ormai la favola del “bene comune” non la beve più nessuno e la si usa, quasi sempre, come grimaldello per introdursi nelle coscienze di quei pochi che non ancora sono stati contaminati da un marciume che diventa sempre più melma.
Il favore di una moltitudine questuante, questi siamo noi oggi, lo si conquista costringendola a scegliere chi la può rappresentare ed essere la sua guida non perché sia esempio di altruismo e generosità nell’affrontare e risolvere i bisogni, almeno quelli essenziali e irrinunciabili, ma chi gli promette, furbescamente, la luna in un pozzo senza acqua.
Oggi, soprattutto in questo mese, il favore del popolo lo si vuole conquistare con i mezzi più disparati improntati su promesse, che non verranno mai mantenute, su paure, costruite ad arte, e su fiumi di soldi maldestramente giustificati sotto il nome di bonus, una tantum ed altre trovate funamboliche.
Si promette sempre prima che si va a votare per accalappiare ingenui, creduloni e fanatici. I soldi dove si trovano?
E se l’elemosina delle mance una tantum che si promette non convince, soprattutto nelle Regioni dove la povertà è galoppante ma dignitosa, si mette in moto la compravendita dei voti con soldi sottratti furtivamente e furbescamente al “bene comune” (lo Stato).
Un’operazione da partita di giro con l’aggravante che ai poveri miserabili creduloni ed ai fanatici incalliti vengono date solo le briciole di un lauto e abbondante banchetto.
Ci si domanda perché tale generosità che non costa nulla a chi l’esercita ma costa tanto a chi la riceve non la si manifesta nel far funzionare al meglio i servizi, l’assistenza e gli aiuti alle persone fragili che con i tagli di spesa fatti sono ridotti quasi al nulla.
Si è capito che il favore del popolo, il suo voto, per essere legittimati a governarlo, si compera in modo palese e con esso si compera la sua stessa libertà.
Non bisogna perciò meravigliarsi di assistere a degli spettacoli pietosi e ridicoli di persone, anzi di macchiette da avanspettacolo, che appaiono sono in questo mese per poi scomparire, perché sono il nulla e nel nulla ritorneranno, intrattenere, prezzolati e nullafacenti, con i loro proclami ammiccanti ed ingannevoli gli inermi e i curiosi.
Eppure questi sono stati già scelti con il favore del popolo per governare il nostro Paese, chiedo scusa da un po' di tempo si deve dire la Nazione, e vogliono essere scelti per governare la stessa Europa.
Verrà dato loro un mandato, considerato il cielo della politica nero e minaccioso, di fare ciò che vogliono sino a smembrare l’Europa, come stanno facendo in Italia con la Legge sull’Autonomia differenziata, e creare un clima di odio e di conflittualità per cancellare il sogno europeo.
Ci viene in aiuto Diogene, il filosofo che girava per le strade con una lanterna accesa “alla ricerca dell’uomo” e che si cibava di lenticchie piuttosto di sedersi a tavola con i potenti di allora per non perdere la sua dignità e libertà.
In modo deciso risponde ad Aristippo, filosofo noto per il suo piacere di godersi la vita ed il suo adattamento ad ogni forma di convenzione e di potere “È meglio nutrirsi di solo lenticchie e non essere un adulatore di un re che ti toglie la libertà riducendoti a suo servo”.
È impensabile immaginare in un Paese in cui pullulano cortigiani, avventurieri, faccendieri di ogni specie, imbonitori improvvisati che si trasformano in guru ed in santoni pur di servire con la loro voce e la loro penna il re o la regina di turno, ritrovare quella dignità e libertà di cui era fiero sostenitore Diogene.
Si sono venduti all’ultimo arrivato pur di sedersi e sbrodolarsi alla sua ricca mensa.
Così questi furbastri della terra di mezzo, non mangiatori di lenticchie ma di altro, con le loro giravolte e le loro pantomime di avanspettacolo occuperanno le piazze e da padroni le guideranno.
Sono i giorni degli inganni.

Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 5 Maggio)