Se i lettori del nostro giornale nella prossima estate, ormai ci siamo, andranno a trascorrere le loro giornate in riva al mare di Mondragone, spiagge ampie ed accoglienti con sabbia finissima e con mare finalmente con bandiera blu, se guardano dietro le loro spalle vedranno una serie di giochi di colline, impropriamente chiamate monti, che dolcemente degradano verso il mare.
Se insistono con il loro sguardo possono individuare al centro di questa grossa coda di colline digradanti che dal Monte Massico va verso il mare una chiazza bianca che si distingue dal colore grigiastro della vegetazione della collina.
È la Chiesetta del Belvedere costruita nel XIII, un sito utile per avere uno sguardo sulla campagna sottostante ed il mare.
Varie volte, nella storia, questa chiesetta fu presa di mira dai turchi sino ad essere saccheggiata e bruciata nel secolo XVI.
Di quell’antica chiesetta retta dai Carmelitani è rimasta, a memoria di chi la visita, l’antica abside che è stata inglobata nella costruzione moderna.
Si salvò dal rogo della chiesetta, in modo prodigioso, un dipinto su legno della Madonna con il Bambino, un dipinto in stile icona bizantina. Il quadro un po' bruciacchiato e coperto di nera fuliggine fu trovato tra i rovi poco distante dalla chiesetta da una pastorella.
Il ritrovamento di questa icona fu considerato, allora come oggi, un prodigio e per questo motivo la Madonna con il Bambino raffigurata in questo dipinto è detta dal popolo la Prodigiosa.
Quest’anno ricorrono i quattrocento anni, era il 1624, dalla traslazione del quadro dalla chiesetta del Belvedere alla Chiesa Madre e Collegiata S. Giovanni Battista, detta anche Vescovado, di Mondragone.
Erano gli ultimi giorni di aprile del 1624 ed i paesi viciniori lottarono perché il quadro fosse portato nelle loro chiese e per evitare asti e vendette affidarono tale scelta ai buoi che trainavano il carro su cui era posta l’icona.
Dopo la discesa dal Belvedere i buoi si fermarono sulla Via Appia Antica poco distante dalla località termale, ancora oggi esiste con il nome “caurana” e si diressero liberamente verso il Vescovado di Mondragone
E così alla Madonna del Belvedere, oltre al titolo di Prodigiosa, gli venne dato il titolo di Madonna Incaldana.
Il quadro chiuso in grossa cornice d’argento è posto alla venerazione della gente al fondo della navata laterale del Vescovado, diventato santuario mariano, ed esce ogni venticinque anni, nel mese di maggio, in visita ai paesi contigui a Mondragone.
Il giorno 7 di maggio di quest’anno ha iniziato il suo viaggio nel visitare i paesi che dalle falde di Monte Massico giungono sino al fiume Volturno e lo ha terminato il 31 maggio.
Su di un autocarro attrezzato a cappella e chiusa in una teca di plastica trasparente, accompagnata a piedi da un paese all’altro da una moltitudine di fedeli l’icona ha attraversato tutto il territorio dell’Agro Falerno ed ha sostato nelle chiese appositamente preparate con fede ed entusiasmo.
Dovunque si è fermata ha suscitato commozione e partecipazione in modo particolare nei luoghi iconici del disagio e del degrado ma anche della speranza, della integrazione, dell’accoglienza e dell’inclusione della fascia costiera che va da Castelvolturno a Mondragone dove maggiore è la presenza di immigrati che vivono in contrasto e meno raramente accolti dai residenti del luogo.
Non vi sono stati miracoli visibili ed eclatanti ma qualcosa è avvenuto in questa zona della Campania che soffre di mali inguaribili e che ancora oggi sono presenti e che ci si sforza di coprirli con iniziative che distraggono dai veri problemi e li acuiscono piuttosto che combatterli.
Nei volti delle persone che hanno incrociato quello sguardo fisso e penetrante dell’immagine della Madonna e la dolcezza del Bambino che porta al suo seno si è potuto leggere le storie di tante persone che si sono rivolte a Lei nei momenti di bisogno quando ogni speranza si affievoliva ed ogni sforzo si annullava nella disperazione finale.
L’amore e la fede verso questa Icona miracolosa non si è mai affievolita ed è stata la guida sicura negli anni difficili della storia delle comunità presenti in questo territorio quando per sfuggire alla peste, alle malattie, alle sventure che le colpiva e per propiziare la pioggia ed il buono raccolto dalla sua terra si recava e si reca, ancora oggi, a piedi il martedì dopo la Santa Pasqua a pregarla ed implorare la Sua intercessione.
La presenza della Sacra icona ha dato vitalità in questi luoghi dove è presente ancora oggi disparità sociale, degrado sociale e difficoltà di convivenza suscitando un sincero e sentito slancio di generosità, di affetto e di dedizione che lasceranno un loro segno nella vita quotidiana di chi ha vissuto questi momenti.
Ognuno ha vissuto, con il partecipare a tutti i momenti di questo evento straordinario di fede e di gioia, un ripercorrere la storia della sua vita e riflettere sui vari momenti che l’hanno portato a incontrare e a parlare con Lei.
La Madonna Incaldana ha accolto tutti e a tutti ha dato qualcosa che rimarrà nel ricordo e che si racconterà nei momenti difficili della propria vita.
È un avvenimento religioso che si ripete e si rinnova ogni venticinque anni e racconta la storia di un intero territorio. Non può ridursi solo ad un momento di festa folcloristica e di vetrina occasionale per persone che poco hanno a che fare con la sacralità dell’avvenimento perché sarebbe cancellare inopinatamente la memoria di chi ha vissuto con consapevolezza un credere che nei nostri giorni sempre di più si affievolisce.
Nel viaggio dell’icona dell’Incaldana in questo difficile e problematico territorio che ha bisogno di riscattarsi dai tanti mali che l’affliggono possiamo leggere una spinta e un’opportunità al risveglio, ancora una volta, delle forze migliori, e ce ne sono, per generare quel vento di cambiamento che tutti si auspicano.
È stato gettato in un territorio non ancora arido il seme della speranza.
Un territorio che ha bisogno di essere curato costantemente da tutte quelle persone che, sfidando l’indifferenza dell’assuefazione, si riprendono con coraggio e sfida i loro ruoli per il suo rinnovamento.
Le persone ci sono ma non possono essere lasciate sole e si spera che riacquistano coraggio e forza per far risvegliare un territorio ricco di storia e di vita.
Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 6 Giugno) |