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Una notte da ricordare

 

Non è bastata la mitezza della primavera ad invogliare a fare qualche passeggiata salutare in qualche luogo ameno per liberarsi di tutto ciò che di negativo si è accumulato nel nostro corpo, soprattutto nella nostra testa, perché fatti ed episodi accaduti hanno lasciato segni tanto profondi che fanno resistenza e poi ogni giorno se ne legge di tutti i colori sui media che ripropongono la diffidenza a dimenticare.
Bisognerebbe chiudersi, chiedo scusa per la digressione, in un bagno turco da soli ed a temperatura sostenuta per disperdere tutto ciò che abbiamo in testa in una sudata salutare.
Il problema è quando si esce dal bagno turco, pur temprati e freschi nei pensieri, ascoltare o leggere che fuori non è cambiato nulla anzi sono accadute cose da turchi, la metafora è d’obbligo, che solo nella nostra e cara Italia trovano il terreno fertile per sopravvivere.
Tra le tante: un ministro della cultura, uso il minuscolo perché è più consono, che, pur di meravigliare, fa nascere Galileo Galilei prima di Cristofaro Colombo per suggerirgli la via delle Indie (perché non quella della Seta?), ed un votante che porta con sé in un seggio elettorale della Puglia la sua pecora per votare.
Di gaffe, per non dire altro, questo ministro ne ha dette e ne dice tante, non è il solo, e ci siamo, con dispiacere, assuefatti anche se ci squalifica e ci trasforma in macchiettisti della Cultura,
Ciò che è significativo ed identificativo è il gesto di un uomo, credo che sia un pastore burlone di una situazione comica ma drammatica nello stesso tempo, di presentarsi in un seggio elettorale di Lecce per votare al ballottaggio portando con sé la sua pecora che, indisturbata, ha atteso che il padrone esercitasse il suo dovere di elettore.
Di uomini come il ministro della cultura che governano il nostro Paese ve ne sono abbastanza da far pensare che un concentrato simile, impensabile anche nei tempi più difficili e bui del passato, si sia talmente amalgamato da permettere ai capintesta di trasformarli in marionette, altro non sono, per attuare i loro piani e cambiare la struttura democratica del Paese.
A questo gregge di anonimi personaggi non interessa più lavorare per “il bene comune”, una espressione tanto usata per accalappiare ingenui e creduloni, a loro interessa solo essere stati eletti o scelti per occupare un posto al sole ben foraggiato da benefici e da prebende, poi succede quello che succede tanto loro hanno raggiunto lo scopo per sistemarsi per tutta la vita.
Non bisogna poi tanto meravigliarsi ed imprecare, e poi contro chi se non contro noi stessi perché li abbiamo mandati li con il nostro voto, se questo insieme di concentrato di nullità nelle sedi più importanti, quelle parlamentari, vota leggi che modificano, per non dire distruggono, il nostro sistema politico repubblicano.
Nella lunga notte, nera in ogni senso, del 18 giugno scorso si è votata una legge, non sono un costituzionalista ma solo un attento lettore della Storia del nostro Paese, che trasforma l’Italia in macchia di leopardo per cui ogni Regione deve autogovernarsi con proprie risorse in materie che incidono profondamente nella vita dei propri abitanti aumentando quelle disparità che già oggi esistono tra le varie Regioni.
Così un folto gruppo di eletti nel meridione d’Italia, sono 42 deputati del Sud di cui 11 della Campania e 35 senatori di cui 7 della nostra amata Campania , appartenenti ai partiti che governano il Paese, pur sapendolo, tra sbadigli e fretta di chiudere una partita che interessava solo ai loro padroni, hanno votato una legge che priverà ancor di più di quei diritti e servizi, oggi già sono scarsi ed inesistenti, quelle Regioni, tutte del Sud Italia, che son state in vario modo derubate e sfruttate da sempre.
A loro poco interessa perché hanno le tasche piene di soldi per la carica che ricoprono e la riconoscenza dei loro capi bastoni con la garanzia del loro posto a sedere.
Così hanno tradito il loro popolo dopo averlo ingannato, per essere eletti, con delle spicciole promesse fatte, ma non mantenute, in campagna elettorale ed usando il mezzuccio corruttivo di una banconota da 20 o da 50 euro che hanno distribuito a iosa.
Tutti conoscono, specie gli elettori delle loro terre, le loro facce ed il tradimento della notte nera e nessuno può nasconderli.
Avranno il coraggio ancora di farsi vedere in giro dai loro elettori?
La presenza della mansueta e rispettosa pecora nel seggio elettorale la dice lunga e spiega in modo semplice che ormai l’esercizio del libero diritto acquisito di andare in un seggio elettorale per scegliere chi deve governare il Paese è diventato una farsa abitudinaria ed anche una pecora istruita dal proprio pastore, (basta un fischio o un belato?) può entrare nella cabina elettorale e secondo il tono del belato esprimere la propria scelta.
Negli anni addietro si usava, per denunciare questa farsa, una espressione immaginifica ed evocativa di scenari orientali, per non dire desertici, di truppe cammellate che al comando dei loro capi venivano, senza saperne ragione, mandate ad affrontare il nemico ed immolarsi per la gloria di chi li guidava.
L’immagine descritta non è sola evocativa di un passato non lontano, ma fatti ed avvenimenti di questi giorni ne spiegano la drammatica veridicità.
Tutto si compra, si baratta e si scambia, a volte anche la propria anima, per realizzare anche nefandezze inaudite che la Storia, uso la maiuscola con rispetto, ha condannato. I disastri, le morti e le distruzioni di interi Paesi non hanno insegnato nulla a questi patrioti da strapazzo che vogliono trasformare tutti in un branco di pecore asserviti ai loro sogni di potere egemonico.
E se qualche intoppo, per fortuna ancora ce ne sono, delude la loro aspettativa di egemonia assoluta allora cacciano fuori la solita arroganza di essere la maggioranza del Paese, ma quale maggioranza se non quella della minoranza che è andata a votare, per cambiare le regole del gioco democratico che vige nel Paese.
A dir la verità lo possono fare anche in modo arrogante e spudorato perché i loro eletti nelle sedi parlamentari si comporteranno, come nella notte nera che il Paese ha vissuto, come quella pecora nel seggio di Lecce portata a guinzaglio dal suo padrone.
Chi ha le nostalgie per un passato quando i treni arrivavano in orario, delle leggi razziali, del sabato fascista e di altre tragiche amenità, chi ha sempre desiderato la secessione dall’Italia disprezzando il resto dell’Italia come fannullona e ladrona (come la mettiamo con i miliardi rubati allo Stato e che stanno restituendo? ) e chi ha condiviso il sogno di un uomo dal sorriso facile e di un edonismo sfrenato di essere padre della patria sognando di essere eletto dal popolo Presidente della Repubblica, si vede stretto, una volta che ha avuto la fortuna di governare il Paese, nel rispettare ed attuare le regole scritte e le consuetudini che hanno fatto rinascere il nostro Paese dopo il ventennio fascista e una guerra voluta da dittatori feroci e sanguinari.
I valori del nostro Stato democratico si sostengono e si difendono rispettando quel documento che i padri costituenti hanno scritto e che hanno affidato a ciascuno di noi e che dobbiamo conoscere e difendere. Solo attraverso un esercizio di libertà rappresentato dal voto di ciascuno si deve scegliere chi meglio interpreta il contenuto di quel documento sacro per tutti.
La legge votata nella notte nera deve essere sottoposta al giudizio di tutti i cittadini con un referendum, mentre i funamboli che si atteggiano con le loro gaffe ed il loro scimmiottamenti a uomini di Stato sarebbe meglio cucirsi la bocca con doppio filo di ferro per sempre.

Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 7 Luglio)