L’autunno ormai si è preso la scena: la caduta delle prime foglie, il cielo gonfio di nubi e minaccioso con temporali forti ed improvvisi, la raccolta degli ultimi frutti della terra per prepararsi ad un periodo invernale un po' diverso degli ultimi trascorsi.
Ci si aspettava, dopo un’estate calda e afosa che ha reso faticoso anche il respirare e che ha riempito le nostre camice di sudore, un passaggio non improvviso e traumatico ma tranquillo e sereno verso le prime piogge ed il sentire nell’aria l’odore della terra che si prepara al suo riposo.
Non è stato così, la natura ha risposto in modo come lei sa fare dopo le esasperanti imprecazioni per un’estate da clima sahariano e allora pioggia e vento hanno provocato disastri che lasceranno un segno per sempre.
La mancanza di pioggia che ha reso i terreni secchi ed improduttivi, le alluvioni che hanno devastato alcune regioni doveva convincere, in questi primi giorni di autunno, chi è stato scelto per governare il Paese a studiare e proporre come prevenire tali eventi o almeno come mitigarli.
Nulla si è visto, anzi si è cercato di buttare la palla fuori dal campo: tutto è dovuto al cambiamento climatico e lo Stato non ha colpa, la colpa è di chi governa le Regioni, specie quelle non del colore politico di chi governa, e poi lo Stato è in braga di tela per intervenire e progettare opere che possano invertire il processo innescato.
Si è andato anche oltre: bisogna assicurarsi per tali evenienze. Un altro sfacciato invito ad ingrossare le tasche di speculatori senza scrupolo che faranno tutto, con chi lo ha proposto, per succhiare il sangue ai poveri agricoltori.
Siamo veramente alla frutta, anzi dopo la mancanza del primo, del secondo piatto e del pane, la frutta non l’avremo più a tavola se non si mette mano in modo serio alla tutela e difesa del territorio.
Questi cambiamenti climatici accompagnati da disastri naturali e pene atroci per chi li ha subiti ed ancora li subisce, ci riportano la drammaticità in cui ora vivono le popolazioni dell’Emilia Romagna che per due anni di seguito hanno subito l’alluvione e la distruzione totale del frutto del loro lavoro e i siciliani che per una maledizione avversa ed atavica non hanno nemmeno l’acqua per bere.
Chi governa il nostro Paese poco gli è importato anzi qualche ministro ha usato la sua palese ignoranza ed indifferenza di glissare sulle domande che un gruppo di studenti gli poneva sulle catastrofi citate, non poteva essere diverso, parlando sulla differenza che passa tra una lavatrice, consumatrice di corrente elettrica, e l’essere umano, consumatore di beni che la natura offre.
È andato oltre, lo fa spesso, proponendo un caporalato di Stato, chiamato con eufemismo servizio civile volontario, assoldando i giovani italiani dai 18 ai 28 anni a 507 euro al mese per 100 ore di lavoro, 5 euro l’ora, per raccogliere gli ortaggi. Ma se gli ortaggi non ci sono per le catastrofi che regolarmente si abbattono sui terreni dei poveri agricoltori, questa proposta, frutto di una fantasia sfrenata di un uomo che vuole primeggiare nel dire boutade da bar, significa mettere in piedi un reddito di cittadinanza che la sua parte politica ha fortemente avversato vincendo le elezioni del 2022.
Ci si domanda “Queste fantasiose ed ilari proposte sono frutto della sottile intelligenza di questo strano ministro o è un cuneo preparato da altri per iniziare a contrastare la “sostituzione etnica” tanto paventata dai nostri governanti.? Prossima fantasiosa proposta, sicuramente la farà, sarebbe la servitù della gleba per legge.
Non è che sia il solo nel dire la sua appena apre gli occhi la mattina. Altri approfittano del ruolo che occupano ed usano la loro intelligenza, messa nelle mani di sconsiderati personaggi che per essere ministri giurano fedeltà allo Stato ma poi pubblicamente dileggiano e disprezzano i simboli dello Stato italiano, per scardinare le ragioni fondamentali che tengono in piedi il nostro sistema repubblicano.
L’articolo 75 della Costituzione prevede l’uso del referendum da parte dei cittadini, nel rispetto di strette e precise regole, per proporre, abolire, modificare leggi.
Questo articolo costituzionale rappresenta l’essenza della democrazia diretta prevista dal secondo comma dell’articolo 1 della Costituzione” La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, Un comma di garanzia nei confronti del potere legislativo che è nelle mani dei due rami del Parlamento.
Sono in piedi molte richieste di referendum tra cui quello, non bisogna dimenticarlo perché dannoso e nefasto per il nostro Paese, sull’abolizione della legge sull’Autonomia differenziata, ma un referendum ha interessato maggiormente un senatore non per il contenuto, a lui non importata tanto, ma per il modo in cui sono state raccolte le firme per la sua validità.
Per il referendum sulla cittadinanza la raccolta di firme è avvenuta online sul web del Ministero della Giustizia tramite identikit digitale, uno strumento innovativo voluto dal suo stesso Governo per facilitare l’accesso dei cittadini ai processi decisionali rendendo più semplice ed immediata la partecipazione politica.
Il sistema di raccolta firme ha funzionato ed ha sorpreso chi è contrario alla modifica dell’art. 9 dell’attuale legge sulla cittadinanza, la numero 91/1992 e questo senatore, interpretando la volontà della sua parte politica, è uscito fuori con dichiarazioni che offendono la sua stessa intelligenza “Proporrò una proposta di legge per cancellare la proposta di firme online… anche se uno vuole abolire il cappuccino se ha abbastanza followers si può svegliare e con quattro click ci arriva… solo questioni potenzialmente maggioritarie devono meritare un referendum nazionale”-
Le parole di quest’uomo hanno, mi si permette una metafora condita da ironia, fatto uscire dalla loro tomba i Padri Costituenti e, immagino, in una notte di pioggia e di vento sono andati da lui per ricordargli di essere un fedifrago perché il Dpcm n. 277 che disciplina la modalità del funzionamento della piattaforma per il voto online è del 26/11/2022 e la procedura per l’attivazione della stessa è del Dpcm del 18/07/2024, atti del governo di cui fa parte e non di una entità aliena. E lui dove stava?
Ciò che lui sogna insieme ai suoi sodali, è sentimento comune dei patrioti e dei sovranisti, è che proposte di referendum possono solamente essere presentate da chi rappresenta la maggioranza del paese.
Nella testa di persone come questo tipo di senatore frulla l’idea, anzi ci si crede fortemente, che la Costituzione Italiana è solo carta straccia e che, avendo nelle loro mani il potere decisionale, possono fare quello che vogliono perché rappresentano la volontà della maggioranza degli italiani.
Il senatore, pur essendo cresciuto tra i numeri, dimentica che ha votato, nelle ultime elezioni del settembre 2022, il 63,9% e non il 100% degli aventi diritto al voto e la coalizione a cui lui appartiene e che ha vinto l’elezione ha ottenuto il 42,9, del 63,9%. Non è la maggioranza di chi ha diritto al voto.
Non ultimo una annotazione preoccupante perché si tratta del rispetto dei diritti individuali di ogni essere umano che in qualsiasi nazione e sotto qualsiasi cielo devono essere sempre tutelati e difesi, soprattutto quando si tratta della difesa dei diritti delle donne.
Narges Mohammadi di 52 anni detenuta nel carcere di Evin in Iran dal regime teocratico iraniano, insignita l’anno scorso dal Premio Nobel per la Pace che non ha potuto ritirare” per la lotta contro l’oppressione delle donne in Iran e per promuovere i diritti umani e libertà per tutti” ha fatto giungere per la 79 esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite al Segretario Generale Antonio Guterres una lettera drammatica sulle condizioni delle donne in Iran e soprattutto per quelle, ne sono tante, che sono in carcere per motivi banali e futili e per due di esse che sono in attesa di essere decapitate. Narges nella lettera implora la massima autorità dell’Onu, l’intera comunità internazionale di chiedere al nuovo Presidente iraniano di far cessare le retate, gli arresti, le torture, le esecuzioni di chi protesta disarmato da due anni dall’assassinio di Masha Amin. (vedere articolo su questo giornale n. 11 novembre 2022)
Il Segretario Generale dell’Onu ha speso tante parole su tanti gravi problemi che drammaticamente viviamo, non una parola per Narges Mohammudi e per Masha Amin, per Iran o le donne iraniane.
È un autunno che inizia sotto cattivi auspici ed annunzia un tempo prossimo denso di pericoli.
Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 10 Ottobre) |