Un contadino preoccupato dalla difficoltà di organizzare il suo lavoro mi ha fermato e mi ha posto una domanda semplice e complessa sulle stagioni ed il tempo che le accompagna perché il suo sapere e la sua conoscenza di un mestiere antico come il suo si annulla nel vedere un avvicendarsi di stagioni diverse da quelle che lui conosceva.
I contadini sono la saggezza del mondo e considerano la terra, il cielo e la luna compagni indivisibili perché comunicano i tempi per il lavoro, la semina ed il raccolto.
Sorpreso dalla sua domanda mi sono sforzato di almanaccare una risposta che potesse rassicuralo, non ne ho trovato una.
Eppure se si ha pazienza e volontà di leggere ciò che scrivono esperti e studiosi che affrontano tale problema si può dare qualche dignitosa risposta alla domanda che mi è stata posta.
Le risposte sono molteplici ma non offrono la certezza che si possa ritornare ad una Natura amica.
Non poteva essere diverso: l’uomo tecnologico dei nostri tempi che vola nei cieli e desidera atterrare su Marte per colonizzarla, per risanare una Natura che lui volutamente ha profondamente ferita e che difficilmente può essere recuperata alle origini, deve riappropriarsi di una volontà di rinuncia ad un benessere fittizio che si ritorce pesantemente nei suoi confronti.
Non esiste l’automatismo del ritorno immediato perché si è osato troppo. L’uomo ha sfidato la Natura per sottometterla e condizionarla e la risposta è ciò che vediamo e viviamo.
Manca la volontà e la costanza: i mezzi ci sono e possono essere utilizzati per iniziare un lento viaggio di ritorno per riconciliarci con una Natura che è pronta a darci nuove possibilità.
La COOP19, Conferenza Onu sui cambiamenti climatici Baku- Azerbaijan ha terminato i suoi lavori il 24 di novembre di quest’anno. Nei documenti di chiusura, ancora una volta, dopo analisi, discussioni e dibattiti seri sulla necessità urgente di invertire la rotta sull’uso dei combustibili fossili altamente inquinanti e responsabili di ciò di cui il contadino si lamenta, ha risposto alla grave tragedia della crisi climatica con un’altra forte battuta d’arresto.
Si doveva concretizzare un accordo stringente sulla riduzione dei combustibili fossili sino a giungere all’impiego di fonti alternative naturali a basso indice di inquinamento, ma da ciò che si legge nel documento finale di chiusura dei lavori è stato posto un freno anche ai progressi ottenuti nelle Coop precedenti.
Se il contadino pone la sua domanda sul perché le stagioni non sono più quelle di prima e le risposte sono di un balbettio inconsistente perché nei consessi internazionali dove si affrontano e si denunciano le violenze che l’uomo stesso, con il proprio egoismo e la propria sete di benessere, fa di tutto per cancellare i limiti che si è posto per secoli per non distruggere la casa che l’ha accolto e custodito, è il segnale che ha cancellato nella memoria della riconoscenza la sacralità di un mondo che gli è stato affidato.
A chi ha nelle mani le sorti del nostro mondo e pone la sua attenzione solo a soprastare i suoi concorrenti con uno sviluppo smoderato della propria economia e delle proprie ambizioni di dominio, poco importa partecipare in modo attivo ad una Coop dove si discute di imporre dei limiti a tale sfrenato desiderio per salvare un pianeta che va verso una sua fine inarrestabile.
La maggioranza dei Paesi che hanno partecipato al consesso della Coop 29 sono quelli in via di sviluppo pesantemente penalizzati dalla crisi climatica. Hanno scontano la prepotenza e l’arroganza dei forti che li privano, ancora oggi, delle ricchezze che possiedono.
I Paesi più forti economicamente con arroganza ed in modo prepotente ed offensivo hanno ridotto il badget che servirebbe a mitigare la crisi climatica a pochi spiccioli, 300 miliardi di dollari sino al 2035.
Il ridicolo ed offensivo documento approvato a notte fonda il 24 novembre 2024 prevede l’utilizzo di questi fondi progressivi attraverso il mercato globale per l’acquisto di crediti di carbonio per sostenere progetti da realizzare nei propri Paesi rispettosi del clima come, ad esempio, la riforestazione e l’adozione di energia pulita.
È stato elaborato un marchingegno finanziario, definito Finanza Climatica, che stabilisce la concessione del finanziamento ai Paesi per realizzare i loro progetti con un misto credito – debito e la restituzione del finanziamento del 69%, un cappio alla gola per Paesi già agonizzanti per i danni provocati dalla crisi climatica e per la loro povertà.
Nulla si è detto che l’emergenza climatica e la sua mitigazione si può raggiungere solo attraverso un taglio netto dell’uso del gas del 60% e del carbone e suoi derivati del 90%.
I 23 Paesi e l’Europa consumatori di energia, i Paesi iscritti sono 193, pur concedendo ai Paesi colpiti maggiormente dalla crisi climatica i fondi per i loro progetti non hanno mostrato la sensibilità e la consapevolezza di scrivere nel documento finale il loro impegno a ridurre maggiormente l’utilizzo dei combustibili fossili perché, come hanno affermato, tale impegno mette in crisi la loro economia.
Il Presidente eletto degli Stati Uniti d’America appena si insedierà uscirà dagli accordi sul clima di Parigi come faranno la Cina, la Russia, l’India ed i Paesi loro alleati.
L’accordo sul clima di Parigi è accordo che fissa le modalità per ridurre il consumo dei combustibili fossili ma se si mette in atto ciò che questi Paesi a forte e sfrenato consumo energetico, la Coop 29 può considerarsi una comparsata di sole parole e poco costrutto.
Se ne parla poco di quello che è accaduto a Baku perché non si vuole dire in modo chiaro che i cambiamenti climatici poco interessano chi possiede nelle proprie mani, gli Stati consumatori di energia e la Finanza internazionale, lo sfruttamento delle fonti di energia fossile e la relativa ricchezza che ne deriva.
Lo scossone che subiamo e che dovrebbe risvegliare la consapevolezza sono le alluvioni, le distruzioni, la scomparsa di interi paesi nel fango, tzunami improvvisi ed inspiegabili, tempeste che cancellano intere isole ed altro. Non sono eventi dovuti alla sola ciclicità naturale ma, i più di essi, innescati da un cambiamento climatico provocato dall’attività umana che depaupera e sfrutta una Natura di per se stessa indebolita.
Manca a chi ha nelle sue mani il potere di decidere la salute e la salvezza del pianeta la volontà di metterci le mani in modo serio per iniziare un suo progressivo recupero.
Al contadino che domanda il perché questo mondo non è più quello di prima si deve rispondere: mancano gli uomini di buona e forte volontà per salvarlo dalla sua fine.
Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 12 Dicembre) |