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Indice Giuseppe Toscano
 
 

La paura del caos

 

Anni addietro abbiamo vissuto il tempo delle certezze che hanno governato l'esistenza di un mondo diversificato ma riconoscibile.
Queste certezze portavano con sé, anche con fatica, i principi fondamentali necessari per la coesistenza delle diversità che governano un mondo che ha perso il respiro della universalità.
In breve tempo, il bel pianeta verde in cui abbiamo la fortuna di vivere si è trasformato in un palcoscenico su cui guitti ed intrattenitori di barzellette, arrogandosi il diritto di recitare un ruolo conquistato con la furbizia dell'inganno, ne stanno demolendo le fondamenta.
I segnali che annunciano lo sgretolarsi di quelle certezze, sono state bandiere di almeno tre generazioni, figlie del secondo conflitto mondiale, risiedono in una indifferenza di chi ha nelle mani i destini delle nostre vite e rifiuta, a priori e con protervia, la richiesta ovvia e costante di pace che l'intera umanità, anche quella parte governata da questi mestieranti di burlesque, reclama con diritto per poter continuare la propria esistenza.
Ci domandiamo perché la parola pace ricorre in modo costante nei pensieri di ognuno.
Ci siamo chiesti il perché la parola pace trova tanta difficoltà ad essere capita ed accettata, pur essendo una necessità vitale per un mondo che è disperato per la sua assenza?
Vi sono sotto ogni latitudine conflitti in atto che vengono tenuti sotto silenzio perché fomentati e sostenuti da persone assetate di potere e di ricchezza che si giocano la loro sopravvivenza solo con le guerre rapinando le risorse vitali di intere popolazioni.
La guerra di aggressione da parte della Russia all'Ucraina, la strage di giovani israeliani da parte dei palestinesi di Hamas del 7 ottobre 2023 e ciò che sta accadendo, in risposta, nella striscia di Gaza che ha tutti i particolari di un genocidio è solo la punta di iceberg di tanti conflitti, se ne contano oltre 56, di cui pochi ne conoscono l'esistenza, perché ne è vietata la narrazione da parte di chi le fomenta e le tiene in vita e solo pochi giornalisti free lange e inviati di guerra ne svelano la crudeltà e la distruzione che producono.
Non basta questo. La certezza di una pace diventa impossibile: siamo costretti a vedere le solite schermaglie giornaliere di chi può ridarci la certezza della pace ma si diletta con sofismi esasperanti e minacciosi ad aumentare la paura dell'attesa di un caos inimmaginabile.
Se questi due o tre che hanno nelle loro mani il destino del nostro mondo vogliono in modo imperterrito giocare alla guerra, ossessionati dal demone della morte e della distruzione, perché non si affrontano a viso aperto davanti al mondo per un duello risolutorio delle loro ossessioni?
Non lo faranno perché non hanno il coraggio di rischiare la propria vita. Il lavoro sporco di attuare i loro disegni aggressivi e di espoliazione delle ricchezze e della libertà dei popoli l'affidano a dei tagliagole che vivono solo per annusare l'odore del sangue.
Le distruzioni di città, le sofferenze di popolazioni affamate, le migrazioni di interi popoli per sfuggire alla morte, le persecuzioni nei confronti degli oppositori alla loro fame di potere sono, per loro, effetti collaterali necessari per realizzare i loro disegni.
É stata cancellata volutamente la memoria del passato.
Un'altra certezza che si vuole cancellare è tutto ciò che tiene in vita la parola libertà.
Siamo nati liberi perché siamo venuti in questo mondo per libera volontà di qualcuno che ha voluto darci il dono della vita. Nessuno, se non la violenza, parola antitetica a quella di libertà e connaturata alla parola guerra, ha mai ipotizzato la cancellazione di questo diritto ancestrale e nessun dittatorello del nostro vicolo o del quartiere può toglierci.
Ci siamo chiesti se la nostra libertà e quella dei nostri simili trova piena cittadinanza in questo mondo in cui tutto è determinato dalle decisioni di pochi che si riempiono la bocca di questa parola ma che la zittiscono con minacce e repressioni?
Per limitare ogni libertà, prima di cancellarla, è ridurre in modo progressivo e programmatico ogni forma libera della sua manifestazione con decisioni, tutti i populisti a qualsiasi latitudine la pensano allo stesso modo, che ne limitano o ne annullano la sua efficacia di contrasto contro il pensiero unico di questi moderni ed ingannevoli predicatori.
Non è un gridare al lupo quando sembra che del lupo non si sente nemmeno l'odore, perché il lupo si camuffa dietro il falso allarmismo preparatorio che precede ogni decisione per restringere il campo a chi liberamente usa la libertà per portare alla luce notizie e decisioni che altrimenti sarebbero per sempre sepolti sotto la polvere dell'oblio.
Meravigliarsi del caos in cui stiamo vivendo è inutile perché l'abbiamo provocato e lo teniamo in vita ogni giorno con le nostre scelte.
Sono stati accolti con entusiasmo, anche con un sorriso compiacevole di approvazione, questi predicatori new age quando, bisogna riconoscergli l'efficacia anche se clownesca, hanno elencato in modo chiaro le azioni che avrebbero intraprese una volta al potere.
Ci sono riusciti perché la maggior parte di chi doveva scegliere con il voto li ha voluti.
Per le guerre in atto, soprattutto per le due che mietano vittime ogni giorno, guerra ucraina e striscia di Gaza, non si vuole porre fine ad esse perché nella testa di chi ne gestisce l'esistenza manca la lucidità di considerare che ogni guerra ha una sua fine naturale, secoli di storia ne sono testimoni.
Queste due guerre sono diventate campo aperto in cui misurano la loro potenza bellica e la fagocita di prendersi con un solo boccone ciò che di meglio possiede quel paese oltre alla libertà e la vita dei loro abitanti.
Non soddisfatti di essere i signori della guerra hanno, a modo loro, pensato che la libertà di un popolo deve essere annullata attraverso misure economiche, come è stato fatto, portando il mondo finanziario nel caos totale.
Si sta attuando una erosione costante ed inarrestabile delle libertà individuali, si studiano, con falsi e costruiti allarmi per la garanzia del rispetto e della tutela dell'ordine pubblico, strumenti per limitare o annullare il dissenso, la critica e le manifestazioni pubbliche proprio di una democrazia che ne garantisce tali diritti.
Si è giunti a perseguire non la persona come tale ma ciò che essa pensa o come acquisisce e sviluppa la sua cultura vietando o obbligando prestigiose università ad adottare direttive imposte dal governo volutamente dimenticando che ogni costituzione di un paese democratico garantisce, per sua natura, la formazione del sapere nella libertà.
Se non si accettano le direttive repressive imposte si attua la ritorsione dell'azzeramento dei fondi statali e si impone l'ordine di selezionare, non per merito ma per come è il proprio orientamento politico. Dissentire significa essere terroristi.
Accade, oggi, alle università americane che combattono tali imposizioni autoritarie di governanti che poco conoscono il sapore della libera formazione, primo o poi accadrà anche in altri paesi democratici governati da populisti, di essere considerate un nemico da combattere per essere trasformate in luoghi di silenzio e di consenso.
Montesquieu, un uomo che ne sapeva più di noi, nel libro “Lo spirito delle leggi” (De l'esprit des lois) pubblicato nel 1748 analizza le diverse forme di governo e propone la “teoria della divisione dei poteri” (legislativo, esecutivo e giudiziario) sostenendo che tale divisione dei poteri in uno Stato democratico è fondamentale per garantire i diritti e la libertà degli individui.
Ciascun potere non deve esorbitare dai suoi limiti per degenerare in tirannia ed ipotizza “il potere che arresti il potere”.
É possibile? Da ciò che si legge sui media vi è un servo del potere sovranista in Italia che propone in modo chiaro e sfacciato che chi ha nelle sue mani il potere avuto dai numeri, elettori, deve mettere a tacere il dissenso per sempre.

Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 6 Giugno)