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Ingordigia al potere

 

Se si vuole trascorrere qualche momento di ilarità per distrarsi da un caldo esasperante che imperversa in questo periodo basta seguire le notizie che ogni giorno si leggono sui media.
Si può pensare che il caldo, riscaldando oltre il dovuto la scatola cranica, provoca in chi è maestro nell'inventare l'inverosimile, pur di creare attenzione ed interesse, un eccessivo parossismo che rasenta l'inganno.
Nella storia recente del nostro Paese non pochi ministri hanno approfittato della bontà e mansuetudine di chi ha dovuto, gioco forza, ascoltare le loro immaginifiche trovate che rasentano l'incompetenza sino a farli scivolare nel comico e nel grottesco.
Il tronfio e pettoruto ministro delle infrastrutture con le sue “sparate” ad effetto di homo incultus della politica, non è il solo lo copia in modo sgangherato l'acquisto recente di un uomo che vede solo il mondo al contrario, supera ogni decenza anche verbale pur di soddisfare la sua ingordigia di potere come se fosse il padrone del Paese.
Nella foga politica, vince chi la dice più grossa, un ministro ha proposto di risolvere l'assillante problema dei dazi imposti dagli Usa a tutti, non si sono salvati nemmeno i pinguini, un modo semplice da parte dell'Italia. Gli americani mangiano la bresaola allora si compra la carne dagli Usa per produrre l'insaccato in Italia e poi rivenderlo a loro.
Di sicuro il consumatore Usa che conosce e stima i prodotti italiani al solo leggere l'etichetta di provenienza della carne, in Europa è obbligatoria indicarne la provenienza, getterebbe la bresaola di carne Usa nel bidone della spazzatura.
Nel difendere l'agro alimentare italiano, una bulimia del pensare, gli ha fatto dire che un bicchiere di vino non è pericoloso mentre l'abuso dell'acqua può portare alla morte e che Gesù, mi si perdona il richiamo, ha moltiplicato, e non trasformato, il vino alle nozze di Cana.
Un'ignoranza grassa legata all'ingordigia del potere.
Un trombettiere di avanguardia invischiato nello scandalo Consip resuscitato dall'avanzata dei populisti e che impazza su tutti gli schermi televisivi perché portatore delle sciocche novità che lui considera ormai verbo divino, è giunto al culmine dell'ingordigia del potere, peccato che è solo uno scerpa di retroguardia, a proporre di dare il premio Nobel dell'Economia alla sua magnifica ed ineguagliabile padrona che non sa distinguere i fondamentali che regolano la materia.
Ciò che spinge a sorridere mordendosi la lingua per non piangere per disperazione è la figuraccia che ogni giorno un uomo di governo allievo, così narra la vulgata, del divino Silvio di fronte alle continue meschine figure che è costretto a subire dai suoi sodali di governo, ultima lo strombazzamento estivo dello ius scolae, piagnucolando ammette la sua nullità definendosi “un povero cristo” mentre per l'ingordigia di potere, per non abbandonare la sua sedia, si vende ogni giorno a persone per nulla raccomandabili.
L'ingordigia del potere, per essere fedeli esecutori a chi gli ha messo sotto il sedere la sedia, costringe soggetti che nel loro mestiere avevano mostrato competenza e coerenza a comportarsi da burattini e collezionare figuracce ad ogni sorgere del sole.
Un ministro cacciato a calci nel sedere dalla Libia, insieme ad altri due suoi colleghi europei, dagli scherani di Haftar ed un altro che sul caso del torturatore Al Masri, sempre libico, balbetta solo bugie tanto da diventare soggetto di vignette umoristiche.
Altri a loro posto, per salvaguardare la propria dignità, avrebbero lasciato la sedia su cui ancora imperturbabili siedono. Anche se erano i tempi degli dei falsi e bugiardi, oggi si ricordano con nostalgia e con rammarico.
Non passa un giorno che il Presidente Usa per ridurre ai suoi piedi, si spera di argilla, il mondo intero annunzia con stravagante ilarità i suoi incubi notturni almanaccando serie di gabelle per gli Stati che vogliono commerciare con gli Usa.
Non vuole interlocuzioni ma solo acquiescenza ed i nostri governanti, proni al verbo di quest'uomo irresponsabile, con un servilismo compiacente hanno elogiato tale imposizione come occasione di un'opportunità da cogliere per il nostro Paese.
I suoi tirapiedi nostrani, servitori sotto ogni bandiera e fruitori delle prebende che solo a loro vengono elargite, ne esaltano la intelligenza e la lungimiranza.
Non irritare il gigante dai piedi d'argilla è un ordine categorico da rispettare, il presidente francese Macron l'ha fatto ed è stato malmenato verbalmente dai nostri governanti.
L'ingordigia del potere ha ridotto i nostri valenti governanti, sono loro affermazioni, in replicanti per non dire in marionette: essere trumpiani anche a parole per loro è rafforzare il loro potere.
Per meglio garantirsi questa ingordigia, sino a quando il popolo glielo concede con il suo voto e non con i pronostici farlocchi e condizionati da società amiche che da vassalli fedeli usano i loro campioni di ricerca ad usum delphini, sistemano nei posti di potere i loro scherani che da cani da guardia traducono nella pratica l'attuazione di un'ortodossia di chi li ha scelti per smantellare a colpi di picconate le fondamenta della Costituzione del Paese su cui hanno giurato di rispettarla.
In un passato recente da chi governa si accusava i propri avversari nella gestione delle cariche pubbliche di “amichettismo” e ne fecero sino al giorno prima del voto che li ha portati al potere un tormentone, ora loro hanno superato il limite decente nel sistemare i propri familiari, anche loro devono sbarcare il lunario in qualche modo, affidando posti di responsabilità vitali per la vita economica e culturale del Paese ad individui senza né arte e né parte.
É il cerchio magico tante volte contestato ad altri che ora è una patente manifestazione di ingordigia del potere.
Sono fatti palesi ed incontestabili ma garantiscono la tranquillità di un Parlamento ridotto alla sola approvazione di decreti, anzi leggi trasformate in decreti perché urgenti.
Qual' è l'urgenza? quella di un'approvazione sicura e senza dibattito: i presenti in aula perdono il dono della parola e votano tutto in silenzio non sapendo nemmeno cosa hanno votato.
I nuovi signori del potere in Italia ne hanno dette fandonie per attirare anime innocenti ma ammalate di fanatismo per il tempo passato ed anche se ne combinano di ogni colore senza un minimo velo di vergogna li giustificano: ultimo, e non lo sarà, è la messa a capo dell'Aci del figlio del presidente del Senato, anche lui deve mettere il pane sul tavolo per la famiglia.
Si è vissuta una domenica, parlo del 13 del mese di luglio, non dico di orgoglio patriottico, questo lo lascio ad altri, ma sana e felice di gioia per un italiano Jannik Sinner, che ha vinto il torneo dei tornei di tennis di Wimbledon e tutti hanno notato l'assenza di uno straccio delle autorità italiane a sostenere Jannik in una competizione sportiva memorabile.
In tribuna il re di Spagna era a sostenere Alcaraz, l'avversario di Sinner, mentre la nostra presidente del consiglio era dedita a preparare il suo viaggio in mezzo mondo ed il ministro dello sport ha orgogliosamente giustificato la sua assenza perché doveva trascorrere la domenica in famiglia.
Forse i capelli del nostro Jannik hanno il colore rossiccio che non si addice ai canoni razziali dei populisti nostrani.
Non hanno potuto fagocitare, forse non gli è stato concesso, il personaggio Sinner per farlo proprio. In modo differente è accaduto per una campionessa di nuoto che non manca, pur non apertamente, di condividere le idee populiste di chi oggi comanda il nostro Paese. Ha difeso e giustificato gli assenti a Wimbledon sostenendo che il nostro Jannik “non è nemmeno italiano”.
Oltre l'ingordigia del potere di chi lo ha, vi è il baratro della desolazione di chi vuole condividerlo.

Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 8 Agosto)