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Andare ad Auschwitz

 

Farebbe un gran bene a tutti trascorrere, con il silenzio nell'anima, qualche ora della propria vita ad Auschwitz 1 dopo la scritta infame in ferro Arbeit Mach Free (Il lavoro ti rende libero), fermarsi e allargare lo sguardo per vedere ciò che è rimasto del Campo di Auschwitz 1 e poi dedicare lo stesso tempo, a pochi chilometri, al Campo di Auschwitz 2 Birkenau (il Campo dei forni crematori).
Si percepisce sulla pelle il messaggio assordante di ricordo e di ammonimento sia per i negazionisti di maniera e sia per coloro che usano per fini non propri il dramma di un pogrom di massa vissuto in quei luoghi ed in altri in tutta l'Europa.
Tener vivo ciò che è accaduto in quel tempo in cui la Storia dell'umanità veniva violata e riscritta da uomini che avevano perso ogni dignità pur di imporre la loro pazzia e la loro onnipotenza, è un dovere oltre che un obbligo da cui nessuno può sottrarsi per evitare un ritorno di persone al potere, si avvertono già i segnali, che possono mettere fine alla stessa umanità.
Bisogna andare in quei luoghi che oggi appaiano nella solitudine del loro silenzio, fermarsi, chiudere gli occhi ed immaginare, questo lo si avverte anche se ancora qualche dubbio su ciò che si racconta può sorprenderci, persone ridotte a larve umane, vestite di una parvenza di pigiama a strisce, con una stella sul petto di vari colori che ne indicano l'appartenenza di razza e di credo politico che ti passano davanti ignorandoti perché tu non puoi capire la loro sofferenza ed il loro dramma.
Vorresti fermarli e parlare con loro. Ti manca la voce, senti dentro di te una forza tale che ti spinge solo a guardarli e vederli andare via scomparendo nella nebbia verso il fondo dove delle quattro ciminiere di Auschwitz 2 - Birkenau esce un fumo biancastro di morte.
Non puoi farne a meno anche se lo desideri, ti appaiono soldati in uniforme, impietosi e violenti, con i loro cani ringhiosi che istradano gruppi di persone e bambini, tra pianti e sofferenze per le violenze dei capò, verso casematte che portano negli stanzoni delle docce dove lo Ziklon B, gas velenosissimo, li prepara per il forno crematorio o ai roghi poco distanti.
Non basta immaginare. Vedi le baracche dove migliaia di persone hanno trascorso le loro sofferenze di morte, le cifre di Auschwitz e dei suoi 44 sottocampi toccano circa un milione e cinquecentomila, osservi con attenzione ciò che è rimasto di quel numero immenso di persone conservato nelle teche e raccontato sui muri, senti l'odore acre dei forni crematori ancora rimasti ed un senso, anzi la convinzione, di una pietà ti sorprende e ti convince a fare di tutto ché ciò che hai visto in quel luogo di martirio e di morte non si deve più ripetere.
Queste sono le emozioni e le convinzioni che ti accompagnano per sempre se ti rechi ad Auschwitz senza il paraocchio del dubbio e della negazione.
Andarci è necessario almeno una volta in vita per ritrovare sé stessi, la propria appartenenza al genere umano, il disgusto e la repulsione sentita e vissuta contro la violenza e confermare l'impegno di costruire insieme a chi la pensa come te un mondo libero e pacifico.
Auschwitz e gli altri Campi di Sterminio sparsi in tutta Europa sono un libro aperto e tutti ne devono sfogliare le sue pagine perché dalla loro lettura possa nascere la convinzione nelle nuove generazioni che la vita di ogni uomo ha lo stesso valore sempre e dovunque.
Auschwitz è dovunque quando una vita umana viene distrutta dall'egoismo del potere o dal rifiuto di accogliere chi è diverso da te.
La Shoah ha le sue date scritte nella Storia a ricordo della volontà del regime nazista e fascista di cancellare un popolo, ricordarla con le Giornate della Memoria ogni 27 gennaio di ogni anno, è una risposta ad un mondo superficiale ed edonistico che non desidera essere disturbato da ricordi che lo possano far crollare perché fatuo ed ingannevole.
La Shoah non si può cancellare perché ce la ricordano ogni giorno fatti e notizie che ci sorprendono per qualche secondo per la loro crudezza e violenza ma che scivolano sulla nostra pelle senza lasciare alcun segno.
Il viaggio dei Treni della Memoria che portano molti giovani studenti, sensibilizzati e preparati dai loro professori, a visitare i Campi di Sterminio sparsi in Europa per approfondire un periodo della Storia del Novecento sono una risposta alla lenta ed indolore rimozione che si vuole attuare perché molti considerano quel periodo ormai un passato che non ha nulla a che fare con il presente.
Questo pensiero sciovinista liberatorio prende sempre più piede sino a far dire a persone che dovrebbero rappresentare il mondo della Cultura, riporto il vocabolo con l'iniziale in maiuscolo perché chi scrive ci crede ancora, che tali viaggi nella Memoria devono servire ad interpretare il nostro presente per guardarci dentro e non devono servire per autoassolverci ed a renderci tutti innocenti.
L'innocenza non è mai vissuta tra noi e se ce ne resta un poco la perdiamo ogni giorno quando silenziosi accettiamo e giustifichiamo le guerre, la cancellazione di civiltà antiche dell'America Centrale e dell'Amazzonia, le morti degli immigrati nel Mar Mediterraneo, il massacro del 7 ottobre 2023 dei giovani israeliani e quello del popolo palestinese e ucraino, la caccia al povero clandestino, il rubare le ricchezze naturali di interi popoli indifesi alla mercè di nuovi tiranni ed altro che ogni giorno ascoltiamo e leggiamo.
Non è possibile cambiare le carte in tavola quando la partita è ormai terminata.
L'antisemitismo ha una sua datazione storica che nessuno può manipolare a modo suo: i nazisti ed i fascisti hanno teorizzato e concretizzato con la soluzione finale, i forni crematori ed altro che lascio a chi legge immaginare, la fine definitiva del popolo ebraico.
I giovani studenti e tutti quelli che si recano nei luoghi della Memoria sono spinti dal desiderio e dalla sincera volontà di consolidare il loro rifiuto a ciò che è stato il regime nazi fascista e manifestare la convinzione che tutti i popoli hanno diritto alla loro esistenza.
Manifestare oggi contro una nazione, quella israeliana, che vuole eliminare dalla carta geografica della Palestina un altro popolo non significa essere antisionisti ma persone che desiderano la convivenza pacifica tra due popoli e due stati.
I viaggi di istruzione organizzati per visitare i luoghi della Memoria non sono semplici gite scolastiche al sole di Spagna o Grecia, sono giornate di studio, di riflessione, di osservazione che generano emozioni e pensieri che ti accompagnano per sempre.
Chi si reca a visitare i Campi di Sterminio non vi si reca perché si considera colpevole di ciò che la storia racconta di quei luoghi, vi si reca per ascoltare le voci che provengono dal silenzio di quei luoghi che convincono ad essere strumenti di pace e di convivenza.

Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 11 Novembre)