Il nostro vivere è come l'acqua di un ruscello che scorre a valle senza ostacoli, nemmeno i ciottoli di pietra riescono a frenarla anzi ne subiscono la sua forza sino ad essere ridotti in polvere. Spesso si forma un ristagno che ci racconta il bisogno della stessa acqua di fermarsi per riordinare le sue forze, pensare al percorso già fatto per poter continuare.
Ci passa tutto addosso perché ogni ostacolo è smarrimento, delusione, vuoto privo di speranza, mentre si ha bisogno di riflessione, pensare al passato per migliorare il cammino che ancora deve essere percorso per realizzare quella speranza che solo noi possiamo trasformarla in disperazione.
Vi sono notizie che ti costringono a fermarti, come l'acqua del ruscello in un ristagno, è la stessa forza che vive nella notizia che ti consiglia di lasciare quel mondo impetuoso che corre senza regole e che potrebbe travolgerti, ti spinge a riflettere su ciò che prima poteva essere considerato un fatto, una notizia riconducibile, a volte, alla stranezza delle persone che ne sono responsabili.
L'acqua del ruscello impetuoso della Storia si è fermata quando sono state diffuse le immagini del luogo di fermo per accertamenti, ma in realtà di detenzione, nel porto di Ashdod di Israele, dei componenti della Global Sumud Flotilla trattati come terroristi e dileggiati ed insultati dal Ministro della Sicurezza Nazionale di Israele Itmar Ben Gvir.
Non solo questo, da ciò che si è ascoltato dai diretti interessati e letto nei resoconti dei giornali sono i maltrattamenti e le violenze subite, a fari spenti, cioè senza le immagini, da tutti i fermati.
Le immagini viste rammentano, con la stessa crudezza, il metodo di repressione usato nei confronti dei presunti terroristi da parte degli americani nella base di Guantanamo (Cuba) e nel carcere di Abu Ghraib in Iraq.
Se non ci fosse stato lo sdegno e la condanna, dopo aver visto quelle immagini, da parte dei governi europei per i propri cittadini trattati senza il rispetto di quelle garanzie previste dai trattati internazionali, i componenti della Global Sumus Flotilla oggi sarebbero nel grande istituto detentivo di Ketziot nel deserto del Negev.
Sorge spontanea una domanda: perché questi manifestanti, come tanti altri, pacifici e non terroristi hanno subito tale brutale trattamento?
Oltre lo sdegno e la denuncia per l'inumano comportamento delle forze di sicurezza israeliane guidate del ministro Ben Gvir nei confronti di pacifici dimostranti, non hanno trovato armi nelle barche sequestrate, quali sono le serie azioni di contrasto che il mondo civile deve attuare perché lo Stato di Israele e gli altri Stati, in modo diverso adottano gli stessi metodi, rispettino ogni essere umano che in modo lecito e libero manifesta contro le loro nefandezze?
La Global Sumud Flotilla, da quello che si legge e da come indirizza e vive le proprie azioni di protesta è una iniziativa umanitaria internazionale lanciata nel 2025 con l'obiettivo di rompere il blocco navale israeliano sulla Striscia di Gaza e fornire aiuti alimentari alla popolazione palestinese.
La bufala che cerca di infangare e fermare l'azione umanitaria e politica della Flotilla definendola una costola di Hamas (terroristi) è pura invenzione di chi sostiene l'azione distruttrice di Israele.
La Global Sumud Flotilla è la coscienza attiva che si è smarrita in tutti e con le sue azioni ricorda il martirio di un popolo che rischia di scomparire per sempre tra la fame ed i bombardamenti.
La maggior parte delle nazioni occidentali hanno rapporti e accordi economici e politici con lo Stato d'Israele e poco fanno, se non niente, per riconoscere lo Stato di Palestina e affermare e denunziare, attraverso sanzioni economiche, che la distruzione della Striscia di Gaza e gli insediamenti nella Cisgiordania sono illegali e contro il diritto internazionale.
Non per accentuare un vittimismo che può essere considerato becero ed inutile: i morti palestinesi, secondo i dati pubblicati dagli organismi internazionali, sono circa 75 mila persone adulte e circa 22 mila bambini.
Un dato allarmante è quello contenuto nel comunicato di Emergency, una organizzazione stimata e credibile che opera sul campo, circa 132 mila bambini rischiano di morire di fame.
Tutto tace perché preoccupati e distratti, tocca le nostre tasche e preannuncia una recessione economica preoccupante, per ciò che sta accadendo per la guerra insensata tra Usa-Israele e Iran e per lo Stretto di Hormuz.
Siamo nello stagno dell'indifferenza, solo la Global Sumud Flotilla con le sue azioni pacifiche ma incisive ricorda che la Striscia di Gaza non può essere cancellata dalle carte geografiche per essere trasformata in un grande resort per ricchi nababbi per svernare al tiepido sole del Mar Mediterraneo.
Si è verificata una nuova Al Nakba, la catastrofe, causata dall'occupazione dell'IDF, esercito israeliano, di quasi tutto il territorio della Striscia di Gaza spingendo i palestinesi ad un esodo forzato.
Hanno adottato lo stesso metodo pur di annullare la presenza dei palestinesi dalla Striscia, usato negli anni ottanta per il villaggio di Deir Yassin, massacrando tutti i suoi abitanti, e per i campi profughi.
La brutalità usata suscitò condanne della parte migliore del popolo israeliano che preparò la strada per gli accordi di Oslo nel 1993 che portarono al riconoscimento dell'OLP, guidato da Yasser Araf come rappresentate del popolo palestinese, alla creazione della Autorità Palestinese per l'autogoverno in modo limitato della Striscia di Gaza e della Cisgiordania e da parte dell'Olp il riconoscimento dello Stato d'Israele.
Mancano quegli uomini che vollero con insistenza la firma degli accordi di Oslo, Yasser Arafat, Yithac Rabin (assassinato per gli accordi di Oslo da parte di un estremista seguace del gruppo Meir Kanane) e Bill Clinton. Con il dialogo e la cooperazione vedevano realizzato il sogno di pace tra lo Stato Palestinese e quello d'Israele.
Domina il quadro odierno degli avvenimenti, siamo inerti spettatori ridotti al silenzio per non distogliere i governanti d'Israele nel loro progrom, il culto della terra promessa e l'ostilità odiosa nei confronti del popolo palestinese che deve essere completamente espulso dalle città e dai villaggi per cancellarne l'esistenza. Tutti i mezzi sono utili, anche massacri programmati, pur di giungere al fine stabilito.
Si rivive, oggi diventato realtà, la “banalità del male” che Hannah Arendt teorizzò per il processo al nazista Adolf Eichmann: ricordava ai suoi detrattori e critici che il male si manifesta attraverso persone ordinarie che prive di pensiero critico e consapevolezza morale progettano ed organizzano crimini atroci. Queste persone comuni, inserite in un contesto autoritario compiono azioni terribili considerandole normali e non malvagie.
Non si può essere insensibili leggere l 'ovvietà con cui un ministro sionista Yiatzhak Shimon Wasserlauf incita i soldati dell'IDF a non avere pietà dei bambini palestinesi “Beati coloro che sfracellano i bambini contro le rocce”. Non è solo “la banalità del male” è il superamento che sfocia nella assoluta criminalità.
La Global Sumud Flotilla con le sue iniziative denuncia un mondo ormai amorfo e privo di coscienza morale che non ha il coraggio di condannare chi vuole eliminare un popolo con azioni che i testimoni della Shoah, ancora pochi viventi, hanno sofferto e subito.
Il relitto di una nave della Flotilla, la Kasr-i-Sadabad, spinta dal vento e dalle correnti ha raggiunto, in questi giorni, la costa a sud della Striscia di Gaza. Si è fatto una festa. Anche se è solo qualcosa di simbolico, rappresenta una speranza.
Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 6 Giugno) |